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Le storie

djokovic e i grandi numeri 1

Il serbo cerca di chiudere il sesto anno da numero 1, eguagliando così il primato di Pete Sampras

di Alessandro Mastroluca | 13 aprile 2019

Cinque anni da numero 1. Nel 2018 Novak Djokovic ha raggiunto in questa classifica Jimmy Connors e Roger Federer, che ha sconfitto nella semifinale di Parigi-Bercy in una delle più belle partite della stagione. Ma ancora nessuno ha retto lo scettro tanto a lungo quanto Pete Sampras, numero 1 a fine anno per sei stagioni di fila, dal 1993 al 1998.

Pete sampras

Il regno dell'undicesimo numero 1 nell'era computerizzata, dal 1973, inizia il 12 aprile 1993. Diventerà in pochi mesi il primo statunitense dopo John McEnroe a vincere Wimbledon (finale tutta Usa il 4 luglio) e Us Open lo stesso anno. Nel 1994 diventa il primo dal Grande Slam di Rod Laver (1969) a conquistare tre major di fila. Resta in testa al ranking per tutta la stagione: nessuno ci era più riuscito dal 1987. A Wimbledon, nel 1995, si conferma padrone del Centrale. Nel 1996 perde in finale allo Us Open da Andre Agassi, che lo supera in classifica. Sampras però finisce da numero 1. I due grandi rivali hanno mantenuto le prime due posizioni per tutta la stagione: nell'era del ranking computerizzato non era mai successo. Agassi, Kafelnikov e Chang provano a contrastarlo nel 1996. Muore Tim Gullikson, e nel giorno in cui avrebbe festeggiato il 45mo compleanno Sampras batte Chang in finale allo Us Open. La vittoria simbolo, però, resta la splendida finale di Hannover contro Boris Becker: Pistol Pete è il quinto a vincere il Masters almeno tre volte. Si ripete nel 1997, stagione in cui raggiunge i 52 titoli in carriera compreso il secondo Australian Open e il quarto Wimbledon. Il quinto segna il 1998, l'anno che lo incorona numero 1 per la sesta volta. 

“So che cosa ci vuole” dice all'Associated Press. “Sei anni sono quasi tutta una carriera, per restare in vetta così a lungo devi avere tutto. Non vedo nessun altro nel tennis di oggi con la solidità e la resistenza per riuscirci”. Non si è visto nemmeno dopo.

jimmy connors

“Il tennis per me era un divertimento non un lavoro” diceva spesso Jimmy Connors, “e più la partita era lunga, più la battaglia era dura, più mi divertivo”.Ha chiuso da numero 1 cinque stagioni, dal 1974 al 1978. In questi cinque anni ha vinto cinque Slam e giocato altre sei finali, di cui cinque consecutive allo Us Open (primo a riuscirci dai tempi di Bill Tilden), di cui sarà l'unico campione su tre superfici diverse. Nel 1974 vince 93 partite su 97 e 15 titoli complessivi. Centra tre Slam e il quarto, il Roland Garros, non può giocarlo perché associato al World Team Tennis (WTT). 

Vivevo per competere. Più la partita era lunga, più la lotta era dura e più mi divertivo (Jimmy Connors)

Nell'era Open, solo in sei hanno conquistato almeno tre major nella stessa stagione: oltre a Jimbo, solo Laver nell'anno del Grande Slam, Mats Wilander (1988), Roger Federer (2004, 2006, 2007), Rafael Nadal (2010) e Novak Djokovic (2011, 2015).  

Roger Federer

Nel 2004, la sua prima stagione da numero 1, Federer diventa il primo giocatore nell'era Open a vincere tre Slam e il Masters nello stesso anno. Il 2005 è la seconda stagione migliore di sempre, dietro il 1984 di McEnroe: undici titoli, di cui due Slam, 81 vittorie in 85 partite lo mantengono in testa a fine anno. Rimane in testa anche a fine 2006, in cui conquista tre Slam, quattro Masters 1000 e il Masters, in cui perde solo da Nadal (che lo batte nella loro prima finale Slam a Parigi) e Andy Murray, e nel 2007 in cui di nuovo raggiunge la finale in tutti i major e ne vince tre. La rivista Time lo inserisce fra le 100 persone più importanti del mondo. Dopo quel quadriennio di dominio, Federer chiuderà da numero 1 il 2009, l'anno del Career Grand Slam in cui finalmente riesce ad alzare la Coppa dei Moschettieri a Parigi, superando i 14 Slam in carriera di Pete Sampras

novak djokovic

Il 2011 di Novak Djokovic, il primo anno che chiude da numero 1, rimane una delle migliori stagioni di sempre: vince 3 Slam e 5 Masters 1000. L'anno successivo si conferma in vetta centra sei titoli in undici finali, compresi Australian Open dopo una finale epica e ATP Finals. Solo due volte in 17 eventi perde prima della semifinale. Ha chiuso in testa al ranking altre due stagioni, 2014 e 2015. Nel 2014 è diventato il 23mo giocatore nell'era Open a raggiungere le 600 vittorie, con il 20mo titolo in un Masters 1000 a Bercy. Nel 2015 è quasi imbattibile: trionfa in tre Slam, e a Parigi perde in finale, gioca 15 finali consecutive e chiude con un record di 15-4 contro Federer, Nadal e Murray. È il primo a vincere il Masters quattro volte di fila e a superare i 20 milioni di montepremi stagionale.


Nadal, Lendl,McEnroe: 4 anni di dominio

Nadal è l'unico che sia stato numero 1 per quattro anni non consecutivi. Una serie iniziata nel 2008, quando sale in testa al ranking dopo 160 settimane da numero 2. È una stagione da otto titoli, che gli vale il primo trionfo a Wimbledon e lo proietta all'oro olimpico con una striscia di 32 vittorie di fila, la più lunga che si sia mai sviluppata su tre superfici diverse. Nel 2010 torna a vincere Wimbledon e, allo Us Open, diventa il più giovane a completare il Carer Grand Slam. Il 2013 è un anno da record, in cui conquista l'ottavo Roland Garros (eguagliato Max Decugis), il secondo Us Open e cinque Masters 1000. Celebra il quarto anno da numero 1 nel 2017. Diventa il primo nell'era Open a trionfare a Parigi e a New York nello stesso anno per tre volte, e il più anziano a chiudere una stagione in vetta al ranking.

Hanno chiuso quattro anni in testa anche John McEnroe e Ivan Lendl. La prima stagione chiusa da numero 1, il 1981, coincide per Superbrat con il titolo a Wimbledon e il mancato invito al ballo di gala per le troppe intemperanze. Sfida per l'ultima volta Borg, libero e leggero dopo aver perso la finale dello Us Open. Per la classifica allora valeva la media ponderata di risultati, e questo gli ha permesso di chiudere in testa il 1982 nonostante Connors abbia vinto Wimbledon e US Open. Nel 1983 trionfa ai Championships e alle WCT Finals, e lancia il 1984, la stagione migliore di sempre: 13 titoli, 82 vittorie in 85 partite, 11 in 12 contro gli altri due top 3, Connors e Lendl che però lo batte in finale al Roland Garros: è una delle sconfitte che ha fatto più fatica ad accettare.

 

Lendl rimane numero 1 per 157 settimane di fila a partire dal 1985. Sarà anche stato “il campione di cui non importa a nessuno” come titolò Sports Illustrated nel 1986 dopo il suo secondo Us Open, ma in carriera è arrivato almeno in semifinale in 334 tornei. Flushing Meadows è il suo terreno di conquista, Wimbledon il giardino che gli rimane sempre preclusoì. Chiude da numero 1 dal 1985 al 1987, le stagioni dei tre trionfi a New York, degli ultimi due a Parigi, in cui chiude i cinque trionfi al Masters, e nel 1989, l'anno del suo primo Australian Open.