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Racchette e corde

Manico componibile o scorrevole: se la raccheta cambia… in corsa

Soluzioni per modificare con una chiavetta la tensione delle corde, ma anche per accorciare o allungare il manico. O per cambiare il bilanciamento. Idee pazzesche che ha fatto la storia dell’evoluzione dell’attrezzo

di Raffaello Barbalonga | 10 gennaio 2020

Nel 1985 Fischer e MacGregor svilupparono una soluzione per variare la tensione delle corde. Con “Superform Tuning“, attraverso una chiave che gira una serratura sul buttcap, un braccio interno al cuore aperto del telaio tira le prime 4 corde centrali, permettendo al giocatore (in una ipotesi davvero azzardata) di scegliere direttamente in campo un settaggio di incordatura piuttosto che un altro. Ma non è l'unica grande idea che ha provato a sondare il campo del 'custom' in tempo reale.

Stesso concetto per la Longstring di Bergelin, che attraverso il suo più evoluto sistema fu capace di movimentare tutte le corde. Sempre nel 1985 Armin Dassler, porta via agli odiati cugini di Adidas il giovane Boris Becker, al quale viene affiancata una racchetta accorciabile, la Puma BB Winner. Derivata direttamente dalla Puma G. Vilas aveva la possibilità di togliere 3 segmenti di manico, riducendo la lunghezza del fusto e modificandone quindi le caratteristiche dinamiche.

L’evoluzione di questo telaio diventa la BB Super, che in realtà fu l’effettiva racchetta di Becker fin dalla sua prima vittoria a Wimbledon. Un attrezzo che migliorò notevolmente la precedente tecnologia.

Questa volta, la racchetta per allungarsi o accorciarsi non ricorreva allo stratagemma di addizionare o sottrarre parti del manico ma, attraverso una vite e una monetina, senza dover togliere il cuoio, l'impugnatura scorreva fluida sul manico.

Nel 1987 Donnay sviluppò uno dei telai più performanti degli anni ‘80, la Pro Cynetic.

Se la versione base, contrassegnata col numero 1, diventa la compagna di molti campioni, tra cui anche il giovane Sampras, l’evoluzione, Pro Cynetic 12, ripropone un cambiamento del bilanciamento e del peso, inserendo delle apposite masse che, a slitta, si incastrano sulla cornice del piatto corde. Soluzione molto simile anche per Yamaha che nel 1988 presenta le SX 97, meravigliosi telai con slitte sul bumper per ospitare strisce di plastica atte a modificare le specifiche dinamiche.

Sempre nel 1987, Dunlop con le Max Competition Plus, affronta la problematica del bilanciamento e dello swingweight coniugando le intuizioni di Wilson con quelle di Donnay e Yamaha: una serie di capsule potevano ospitare piccole sferette di piombo per stabilizzare il piatto, aumentare il peso e avanzare il bilanciamento.

Pro Kennex proponeva nello stesso periodo, con “Ceramic Ace”, l’APW System. Insieme alla racchetta viene venduta una busta contenente dei ‘pesetti' da 1 grammo da inserire in fase di incordatura.

Curiosa la loro forma che, esteticamente parlando, anticipava il famoso “Woofer System” di Babolat.

Erano anni, quelli, in cui il tripudio degli accessori fu dilagante: aziende come Rossignol o Miller, per esempio, “infarcirono” le racchette di tantissimi piccoli dettagli, al punto che le mille indicazioni scritte o disegnate, divennero l’essenza dell’immagine grafica dei telai. Ma questa è un’altra storia. Anzi, un’altra puntata: rimanete sintonizzati.

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