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Racchette e corde

Area test - Com’è la racchetta perfetta per giocare il doppio

A Londra oltre alle Finals del singolare, anche quelle del doppio (live su SuperTennis). I doppisti usano attrezzature? Non proprio ma gli specialisti da club possono usare qualche adattamento speciale: tra ovale, bilanciamento, profilo, peso e non solo

di Mauro Simoncini | 15 novembre 2019

Non solo Federer, Djokovic, Nadal, Zverev, Thiem e soci alla O2 Arena di Londra. Ci sono anche i migliori del doppio, specialisti che danno spettacolo tra schemi e giocate sotto reti (sempre in diretta su SuperTennis Tv). Le otto coppie ai vertici della classifica Atp di disciplina si scontrano, sempre in due gironi (denominati Bjorkman e Mirnyi) nell’evento finale della stagione.

Prima di analizzare le loro scelte in termini di attrezzo, però, cerchiamo di capire se ci sono delle specifiche che possono servire a un giocatore di club a migliorare le proprie prestazioni in doppio. Anche perché nei circoli il doppio si gioca, e tanto. Sono pieni i campi di tutta Italia di amici e sfidanti “della domenica” che si trovano da una parte e dell’altra della rete per il più classico dei ‘doppietti’.

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Le specifiche da doppista

Per sapere che racchetta serve a un doppista bisogna domandarsi ‘Che cosa fa un doppista?’. Certamente dovrebbe giocare molto spesso nei pressi della rete, al volo.

Quindi la racchetta deve essere maneggevole, e per esserlo sicuramente deve avere un bilanciamento contenuto, al cuore o addirittura al manico (quindi non superiore ai 32 centimetri).

In questo caso il peso è meno importante, dipende più dalle preferenze personali, in base al livello di gioco e alla struttura fisica, ma in generale non deve essere troppo spostato in avanti, verso la testa del telaio.

Il giocatore di doppio solitamente richiede più controllo e precisione, quindi anche sensibilità e tocco alla racchetta (insieme con i setting dell’incordatura); dunque meglio profili non troppo spessi (oltre i 25 millimetri) e ovali non così abbondanti, anche se pure in questo caso dipende dalle abitudini personali (e, ahinoi, anche dal livello di gioco).

Dal punto di vista dell’incordatura, proprio per rispondere all’esigenza di un feeling più che buono in giocate di controllo e precisione (basti pensare ai tagli in backspin o alle altre soluzioni di tocco sottorete), inserire nelle tipologie di corde impiegate il multifilamento è una buona scelta.

Le racchette dei Maestri di Londra

La coppia accreditata del numero 1 del seeding alle ATP Finals di doppio di Londra, formata dai colombiani Cabal e Farah, si affida a racchette Babolat: il primo usa una Pure Aero (la racchetta di Rafa Nadal) mentre il secondo una Pure Aero Vs, modello vecchio.

Cioè la declinazione con profilo variabile (aerodinamico nel cuore e squadrato intorno all’ovale) che viene tanto apprezzata pure dai singolaristi, vedi Cecchinato.

Kubot invece utilizza una Head Speed, mentre il suo compagno brasiliano Melo adopera una Babolat Aero Pro, un modello vecchio di almeno tre edizioni.

Il tedesco Krawietz ha in mano una Head Prestige, mentre il suo compagno Mies si destreggia con la Wilson Blade 98, come anche il francese Mahut, in coppia con il suo connazionale Herbert. Proprio quest’ultimo è l’unico doppista a utilizzare un telaio Made in Japan (Yonex VCore Pro).

Tutta griffata Head la coppia composta da Dodig e Polasek, rispettivamente con in mano la Prestige e la Extreme. Due racchette che, a ben pensarci, risultano abbastanza agli antipodi del rapporto controllo-potenza.

L’inglese Salisbury è l’unico invece a sfoggiare un telaio Tecnifibre (T Flash 300) mentre il suo compagno più esperto, Ram, impugna la stessa Babolat Pure Aero di Rafa Nadal, come il neozelandese Venus; il suo compagno Klaasen invece ha tra le mani una Head Instinct.

Per ultimi, Rojer-Tecau: l’olandese usa una Volkl (V-Feel 8) mentre il suo compagno rumeno da sempre si affida alla storica Pro Staff 97 di Wilson.

Una lista dei ‘maestri’ che conferma come regole assolute sulle racchette per un doppista non ce ne siano. Chi sceglie attrezzi profilati da 100 pollici quadrati di ovale, potenti e non pesanti; altri che preferiscono profili più sottili e ovali più contenuti, magari con pesi più importanti.

Ma d’altronde loro sono professionisti, possono permetterselo. Al club, invece, può essere molto utile pensare a qualche adattamento se si è prevalentemente specialisti del doppio.