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Racchette e corde

Se sai scegliere quelle giuste, giochi (molto) meglio

Le performance salgono di qualità se l'attrezzatura è quella giusta: non solo telai e racchette, ma anche incordatura, tensioni e rigidezza sono concetti da padroneggiare. E un buon allenatore deve anche saper dare il consiglio giusto...

di Gabriele Medri – I. S. F. R. Lombardi | 21 giugno 2019

Spesso il giocatore di tennis pone particolare attenzione alla scelta del telaio, la propria arma per le battaglie sul campo, con il quale combattere per ore e ore sino a vincere le sfide più dure. I giocatori più attenti controllano il peso al decimo di grammo, il bilanciamento al millimetro, lo swing-weight al “kgcmq”, la rigidezza del fusto e le dimensioni del profilo. E i più raffinati anche i valori di spin-weight e di polarizzazione, avendo cura maniacale per la foggia e per le dimensioni del manico, del grip e dell'overgrip. Per poi, spesso, dedicare non più di 5 minuti nella scelta della corda e della tensione da utilizzare. In realtà la corda, o meglio le corde dato che ne esistono molte differenti fra loro per materiale, tipologia costruttiva e foggia, hanno un ruolo basilare e fondamentale nel rendimento di un attrezzo da tennis, dato che da sole sono in grado di determinare la risposta dinamica dell'attrezzo in termini di feeling, di risposta, di espressione di potenza e presa delle rotazioni oltre che avere un'importanza basilare nella prevenzione di possibili infortuni e patologie a carico delle articolazioni di polso, gomito e spalla.

Come le gomme in pista

Volendo proporre un paragone "anomalo", di stampo motociclistico, se il motore è l'atleta ed il telaio la racchetta, le corde possono essere assimilate agli pneumatici di una moto gp, elemento essenziale per garantire il massimo "scarico" di potenza a terra mantenendo in ogni condizione un controllo ottimale. Alla stessa stregua di una gomma da pista, le corde possono avere materiali e mescole differenti, potendo essere distinte in termini di rigidezza del materiale di base, che si traduce poi in pratica,  in una differente resa sul campo. Ovviamente corde maggiormente rigide sono destinate a chi è in grado di attivare una risposta dinamica esprimendo elevate quantità di energia, deformando il filamento mediante colpi veloci e decisi, mentre le corde più morbide potranno essere sfruttate anche da coloro che sono dotati di minor potenza, che possiedono uno swing più dolce e progressivo e che non sarebbero in grado di sfruttare le doti di massimo controllo e presa delle rotazioni espresse da filamenti agonistici e rigidi. Ricordiamo sempre che per poter apprezzare le doti di un armeggio dobbiamo essere in grado di deformarlo e quindi di attivarlo in termini dinamici in fase di impatto. Altrimenti una corda vale l'altra.

Statica o dinamica

In questi termini si sente spesso parlare di due elementi caratterizzanti delle corde: la rigidezza statica e la rigidezza dinamica di un filamento. Ma che cosa si intende?

Per rigidezza statica (kg/mm) si fa riferimento ad una grandezza che descrive quanto una corda è "resistente" e si oppone all'allungamento durante le fasi di trazione. Si definiscono intermedie le corde con valori di rigidezza generalmente compresi fra 0.6-0.8kg/mm.

Per rigidezza dinamica, invece, si intende una grandezza che fa riferimento ad un aspetto fondamentale ma meno evidente che si traduce in shock da impatto durante le fasi di contatto fra sfera e piatto corde.