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Abbigliamento e scarpe

Racchette e non solo: tutti attrezzati per l'erba 

Siamo nel pieno del tennis su… prato. Rispetto alla terra rossa, un cambio radicale, tecnico, tattico, ma anche in termini di attrezzatura. Dalla testa ai piedi. In vista di Wimbledon andiamo ad analizzare che cosa serve per essere impeccabili

di Mauro Simoncini | 21 giugno 2019

Il momento della stagione è quello che si definisce il tipico giro di boa. E non solo perché siamo a metà anno. Dopo la stagione europea sui campi in terra battuta, culminata con il Roland Garros, il tennis ha cambiato superficie diventando, come si dice, un altro sport.

Sì perché quando nel giro di una settimana si passa dal ‘rosso’ al suo opposto, dal mattone tritato all’erba naturale, cambia davvero tutto. Per chi (e siamo tanti in Italia, quasi tutti) non ha la possibilità di provare a capire di cosa si tratta (campi in erba naturale nel nostro Paese ce ne sono pochissimi), basta comunque schierarsi su un campo da tennis in erba sintetica e... provare a giocare.

Il gioco

Dovrebbe essere comunque bastato guardare sugli schermi di SuperTennis una settimana di match di Stoccarda, con la performance sublime del nostro Berrettini o il torneo di Hertogenbosch, per schiarirsi le idee: pochi scambi, tanti servizi vincenti, molte discese a rete e la ricerca più sistematica del colpo vincente. Lo stesso Matteo ha dimostrato una volta di più la completezza del suo repertorio mostrando un gioco decisamente più risoluto, intraprendente, potente e anche preciso se confrontato alla prestazione comunque di spessore esibita nella sua Roma, sulla terra del Foro Italico. Ma come ci si attrezza per questo tennis più veloce, offensivo, essenziale? E per quel terreno così particolare?
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Il tennis d’attacco, basato su pochi colpi e proiettato il più possibile a rete, è meglio supportato da racchette con caratteristiche particolari. Sensibilità e precisione sono più importati della potenza pura. In primis un profilo più stretto e contenuto, ideale per colpire piatto e con assoluto controllo; contemporaneamente un ovale non troppo ampio che consenta (se supportato da una tecnica adeguata) di dosare il più possibile la forza dei colpi gestendo le situazioni più complicate. Entrambe queste peculiarità per esempio favoriscono l’uso e la riuscita del back-spin, una delle soluzioni tecniche che meglio si adatta per efficacia sia in fase di costruzione che di attacco.

Bilanciamento e pattern

E se per il peso del telaio la scelta è ovviamente soggettiva, in quanto a bilanciamento i valori dovrebbero essere contenuti, con punto di equilibrio tra cuore e manico (diciamo che 31,5 centimetri senza le corde dall’estremità del manico potrebbe essere un valore di riferimento), per favorire maneggevolezza, specialmente nel gioco di volo e nel back. Dunque non troppo peso ‘in testa’ ma nemmeno ‘verso il manico’ per non penalizzare eccessivamente la spinta nel servizio, un colpo decisivo soprattutto a livello maschile. Infine anche un pattern fitto, un 16x20 o addirittura un 18x20, ancora una volta favorirebbe controllo e sensibilità, seppure a discapito della potenza, più importante su campi lenti e pesanti.
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Le corde giuste

Anche in questo caso l’obiettivo è il medesimo, favorire il controllo. Quindi in base al livello di gioco si può scegliere il tipo di corda, mono o multifilamento (il primo a basse tensione, il secondo più alte); oppure abbinarle entrambe in una soluzione ibrida con le prime sulle verticali e le altre sulle orizzontali. O, perché no, scegliere la soluzione “reverse” di Sua Maestà Federer (ma anche di Djokovic), con monofilo sulle orizzontali e una corda più morbida ed elastica (che può anche essere il budello se le tasche lo consentono) sulle verticali. In generale, al di là del calibro, che dipende dal tipo di racchetta, dal pattern e dal tipo di gioco e di rotazioni che si usano, le tensioni possono essere medio-alte (insistendo su controllo e precisione), superiori a quelle utilizzate sulla terra battuta, dove per favorire spin e potenza meglio puntare su tensioni basse.

La suola 'puntinata'

Ancora è presto per tuffarsi completamente nel candore di Wimbledon e della sua tradizione. Non sono ancora ufficialmente usciti gli outfit rigorosamente bianchi dei grandi marchi che i testimonial dovranno indossare all’All England Lawn Tennis and Croquet Club. Le collezioni dedicate sono moltissime e oramai coinvolgono anche il mondo delle racchette stesse, che vengono esteticamente rivisitate per l’occasione.

Per ora nei primissimi tornei i giocatori hanno mantenuto completini e colori già visti a Parigi, con colori e fantasie aggressive (fin troppo).

Ma una cosa è sicuramente cambiata, nella sostanza: la scarpa. Se la tomaia è pressoché identica, o lo sembra almeno a livello estetico, la suola è differente, in particolare il battistrada, e non potrebbe essere altrimenti. Per stare in piedi e avere aderenza le scarpe da tennis su erba presentano un disegno particolare, puntinato, una sorta di pattern a mini-tacchetti, ovviamente bassi e con trama molto fitta.

E per Wimbledon anche la suola dovrà essere bianca. Non come quella delle Nike di Roger che, nel 2013, avevano il battistrada arancione: a Wimbledon storsero il naso, ripresero ufficialmente lo svizzero e lo costrinsero a cambiare colore. Nel Tempio nel regole valgono per tutti…