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Wheelchair

Gallarate: il tennis in carrozzina come veicolo di socialità

Il direttore sportivo del circolo lombardo Giovanni Catizone sta portando avanti un progetto centrato sul tennis in carrozzina, che punta ad affermare la funzione sociale del circolo di tennis. Lo abbiamo intervistato in occasione della tappa gallaratese del Circuito nazionale Fit-Lab 3.11.

di Fabio Bagatella | 25 ottobre 2019

L'obiettivo è nobile: affermare la funzione sociale del circolo tennis. E la modalità per farlo è coraggiosa: lavorare sul tennis in carrozzina. Questo è il progetto che Giovanni Catizone, tecnico nazionale e preparatore fisico di 2° Grado, sta portando avanti da un paio d’anni al Tennis Club Gallarate, storico circolo del varesotto. Lo abbiamo intervistato in occasione della tappa gallaratese del Circuito nazionale di tennis in carrozzina Fit-Lab 3.11.

Il tennis in carrozzina è l'elemento centrale del suo progetto: da dove nasce l'interesse per questa disciplina?
Ho sempre avuto un interesse particolare per l'attività sportiva praticata da persone con disabilità fisica. Nel mio passato, infatti, ho avuto modo di seguire atleti disabili di altri sport, lavorando soprattutto a livello di preparazione fisica specifica. Per quanto riguarda il tennis, l'input decisivo ad intraprendere il percorso nel mondo del wheelchair è arrivato nel 2011 ed è qualcosa che mi ha davvero aperto il cuore verso questa disciplina.

Cos'è accaduto nel 2011?
Stavo frequentando il corso per diventare maestro nazionale e, durante una lezione di tennis in carrozzina, ho avuto modo di conoscere un giovane in sedia a rotelle a causa della spina bifida. Questo ragazzino mi ha aperto il cuore: aveva una sola preoccupazione, quella di provare a non fare brutta figura perché ci teneva tantissimo a far bene davanti a tutti noi futuri maestri. È andato totalmente oltre quelle che potevano essere le mie aspettative. Non era molto tempo che aveva lasciato l'ospedale, e si è scusato mille volte perché non riusciva a palleggiare come avrebbe potuto fare qualche mese prima. Davanti ad una manifestazione così profonda, così commovente, non ho potuto che voler subito bene a quel ragazzino che ho visto per un'ora nella mia vita.  

E poi è arrivata finalmente l'opportunità di inserirlo nella scuola tennis.
Sì, circa sei anni dopo al Tennis Club Gallarate. Quando sono arrivato qui, nel settembre del 2017, il club stava vivendo un profondo cambiamento. Penso che ciò abbia avuto un ruolo decisivo nell'accoglimento della mia proposta di aprire il club, che come molti altri ha un regolamento abbastanza rigido per tutelare i soci, al tennis in carrozzina. Ho riscontrato subito una reazione positiva da parte del direttivo. La funzione di un circolo di tennis non può e non deve essere solo quella di ritrovo per i soci, ma deve diventare sempre più quella di veicolo di socialità e di condivisione. A Gallarate abbiamo potuto sperimentare che l'apertura al tennis in carrozzina ha dato valore a questi aspetti, potenziando anche quelle forme educative che noi impartiamo e pretendiamo dagli allievi del circolo.

Come avete operato per adeguare il circolo al tennis in carrozzina?
Dal punto di vista delle barriere architettoniche non è stato così difficile, e non abbiamo dovuto rivoluzionare il circolo: il grosso del lavoro ha riguardato la sostituzione di scale e gradini con gli scivoli, e l'adeguamento di alcune docce. Sicuramente più faticoso, ma altrettanto stimolante, l'aspetto dell'organizzazione dei tornei. Bisogna fare i conti con la scelta degli alberghi adatti, con la transportation e altri aspetti che normalmente non vengono considerati.

E la risposta del circolo?
Tutti i componenti del circolo hanno partecipato alle operazioni di abbattimento delle barriere architettoniche, in un crescendo di entusiasmo e coinvolgimento, soprattutto emotivo, che ha raggiunto il suo apice quando è giunto il momento di ospitare le competizioni. Anche i tesserati hanno mostrato curiosità e stupore, nessuno è riuscito a restare indifferente, senza dare la classica sbirciatina per osservare quello che stava accadendo sui campi.

Quanti e quali appuntamenti ha ospitato il Tennis Club Gallarate?
Il primo appuntamento ufficiale di tennis per disabili al Tennis Club Gallarate si è tenuto nella primavera del 2018 in occasione dei Giochi Regionali Special Olympics della Lombardia. In autunno abbiamo poi ospitato il primo torneo di tennis in carrozzina, il Master del Circuito nazionale Fit - Lab 3.11. Quest'anno abbiamo appena ultimato (il 20 ottobre, ndr) una tappa della seconda edizione del medesimo circuito, con atleti provenienti da tutta Italia e alcuni nomi importanti del wheelchair azzurro, sia nella categoria Open che fra i Quad.

Quali progetti avete per il futuro?
Abbiamo deciso di compiere un nuovo passo, ovvero insegnare il wheelchair tennis. Può apparire la logica conseguenza del percorso intrapreso, ma non era un passaggio scontato. Moltissime persone sulla sedia a rotelle trovano nello sport la forza di sopravvivere, attribuiscono un’importanza vitale alla possibilità di praticare un'attività sportiva. Anche in questo caso mi sono trovato in piena sintonia con il circolo, a partire da Paolo Chiappini, diplomando maestro nazionale, che ha completato l'abilitazione per il tennis wheelchair. E tre allievi si allenano già sui nostri campi.

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