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Wheelchair

Chi è Giulia Capocci, l'italiana in finale a Wimbledon

Prima di quest'anno, l'azzurra aveva guardato i Championships solo in tv. Si gioca il titolo nel doppio femminile del torneo di wheelchair. Numero 6 del mondo, lavora per l'azienda piemontese che realizza la sua carrozzina

di Alessandro Mastroluca | 14 luglio 2019

Finora Wimbledon l'aveva visto solo in televisione. Quest'anno Giulia Capocci non solo è diventata la prima italiana a scendere in campo ai Championships nel wheelchair tennis. E' anche arrivata in finale. Gioca in coppia con l'olandese Marjolein Buis, finalista al Roland Garros in doppio. Affrontano le numero 1, olandesi pure loro: Diede De Groot, classe 1996, che ha fatto doppietta singolo-doppio l'anno scorso a Wimbledon, e Aniek Van Koot, che ha vinto il titolo quest'anno in singolare ai Championships.
 

La Sindrome Dolorosa Regionale Complessa

Giulia, 26 anni, giocava anche da ragazzina ma non è mai andata oltre la terza categoria. Aveva smesso intorno ai vent'anni e iniziato i corsi per allenatore. Nel marzo del 2013 si rompe il menisco. Dopo l'operazione, all'inizio della riabilitazione, scopre una malattia che sembra una conseguenza dell'intervento. E invece non c'entra nulla. E' un’algodistrofia o Sindrome Dolorosa Regionale Complessa (CRPS). Non se ne conoscono le cause, solo gli effetti. Giulia perde l’uso della gamba destra e deve convivere con un dolore cronico.

Toscana di Montevarchi, viveva una vita al massimo, sempre in moto appena possibile. I primi tempi non sono affatto facili. Anche uscire diventa un problema. Prova con le stampelle, ma la schiena e l’anca della gamba sinistra ne risentono. Così arriva la sedia a rotelle. L'assenza di diagnosi pesa. I genitori, Michela e Paolo, la aiutano. Il tennis le regala nuovi orizzonti. Nel 2014 a Castiglion Fiorentino per vedere un torneo, conosce un gruppo di ragazzi. E con loro una settimana dopo gioca un torneo a Cecina. "Così ho iniziato a giocare a latere dei vari tornei chiedendo la carrozzina in prestito" ha raccontato.

Tifosa di Serena Williams

Cambia vita, dopo tre anni si trasferisce in Piemonte, vicino Torino, per inseguire i suoi sogni. Ha un'opportunità di lavoro per collaborare con la Lab 3.11, l'azienda che costruisce la sua carrozzina. Si allena tutte le mattine a Beinasco e nel pomeriggio va in ufficio a Buttigliera d'Asti. "Lavoro nel reparto prototipi" ha raccontato a Roberto Brambilla su Avvenire prima di partire per Wimbledon, "aiuto con i miei consigli e la mia esperienza i tecnici a svilupparle". Perché, spiega, non sono tutte uguali. Sono modulari, e "i settaggi cambiano a seconda della superficie e di chi le usa. Sono come le MotoGP, il loro set up varia a seconda della pista e delle sue caratteristiche".

Giulia, terza l'anno scorso al NEC Wheelchair Masters negli Usa e grande tifosa di Serena Williams per la forza esplosiva e il carattere, è una giocatrice aggressiva, istintiva e convinta. Tira dritto anche di fronte alle difficoltà. E di dritto, il suo colpo migliore, costruisce le vittorie. 
Quando ha ripreso con il tennis, si è data tre obiettivi: giocare uno Slam, e l'ha raggiunto all'inizio di quest'anno debuttando all'Australian Open; entrare tra le prime otto del mondo, e ora è numero 6 ma ha un best ranking di n.5; partecipare nel 2020 alle Paralimpiadi di Tokyo. Entreranno in 24 per ranking, e non sarà un torneo come un altro. Intanto, c'è una finale di Wimbledon da giocare. Un altro capitolo di storia da scrivere.