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Next Gen

Jannik: "Sono felice, non ho parole..."

L'azzurro scherza col pubblico e si trova perfettamente a suo agio nel ruolo di vincitore. "Ma l'obiettivo - ribadisce - è concentrarsi sul lavoro, per cercare di continuare con il mio percorso in vista della prossima stagione"

di Cristian Sonzogni | 09 novembre 2019

“Come sapete sono uno di poche parole”. Sono passati pochi minuti da quando ha messo a terra l'ultimo 15 contro Alex De Minaur, e Jannik Sinner si è già calato nella parte del protagonista. L'altoatesino conferma ciò che era emerso pure nei giorni scorsi: sa tenere la scena pur mantenendo intatta la sua simpatia e la sua umiltà, una combinazione per nulla semplice da trovare. “Volevo ringraziare il mio team – continua durante la premiazione – per il grande lavoro che abbiamo fatto sin qui e che continueremo a fare. Grazie inoltre all'organizzazione per avermi dato la wild card, perché senza non sarei nemmeno qui. Spero di tornare il prossimo anno”.

"Mai giocato così bene"

Già perché Sinner, in realtà, le Next Gen Atp Finals potrebbe giocarle pure nel 2020, nel 2021 e persino nel 2022. Una precocità che ha pochi eguali. “De Minaur è un giocatore straordinario, veloce, è dura fargli il punto. Ma io ho pensato soltanto al mio gioco, a fare meno errori possibile. La mia settimana è stata perfetta, e probabilmente sì, non ho mai giocato così bene. Sapevo che era importante partire forte, e dopo qualche problema in avvio ho provato a utilizzare al meglio il servizio e i colpi di inizio gioco”. Il pubblico ha fatto la sua parte, ma Sinner ha dimostrato di non patire troppo la pressione. “Non ho mai avuto questa attenzione e questo seguito, in tribuna e dai giornalisti. A me piace, mi diverto. Non so se gente come Federer o Nadal si divertano ancora, dopo tanti anni nel Tour, ma io sono all'inizio e mi trovo a mio agio”. La vittoria su De Minaur significa che il livello è già da top 20? “Beh, è presto per dirlo. Perché in realtà serve continuità, servirebbe una stagione intera a questo livello, cosa che io non ho ancora fatto”.

Anche nel 2020 almeno 60 match

“Con queste regole si va sempre molto veloce – continua il 18enne azzurro – ma in realtà la partita l'avevo proprio pensata in questo modo. Contro De Minaur devi essere solido, bisogna trovare un bilanciamento tra il rischio e la concretezza. Stavolta direi che è andata bene. Sì, ho vinto tanto quest'anno, e anche l'anno prossimo l'obiettivo è giocare parecchio, diciamo 60 match. Se poi ne faccio meno non cade certo il mondo. Il livello peraltro sarà più alto, dunque sarà più difficile, perché proveremo a giocare solo tornei Atp”. Milano come portafortuna: Chung e Tsitsipas in semifinale in Australia l'anno dopo aver vinto, Federer che proprio in questo impianto conquistò il suo primo titolo: “Lo sapevo, me lo ha detto Riccardo. Lui è una leggenda, non c'è da aggiungere altro. Per Melbourne, chissà, l'obiettivo di ogni giocatore è quello di fare meglio dell'anno prima, ma io in Australia non ci ho mai giocato...”.

Ora Ortisei

Parlando della Davis che vedrà l'Italia, senza di lui, impegnata a Madrid, Jannik non ha dubbi. “Mi sarebbe piaciuto andare in Spagna a sostenere i miei compagni, ma credo che dovremo continuare il lavoro a Bordighera col mio team. Sono settimane importanti per preparare la prossima stagione: adesso andiamo a giocare il Challenger di Ortisei, poi sarà il momento di pensare al 2020. Ma l'obiettivo è sempre quello di crescere, non mi posso certo fermare qui”.

De Minaur, dal canto suo, non può che prendere atto del risultato, talmente netto che non ammette repliche. “La settimana per me è stata comunque positiva, ma in finale è stato bravo Jannik. Sta giocando troppo bene per chiunque, complimenti a lui e al suo team. Io sono comunque soddisfatto e non vedo l'ora di ripartire il prossimo anno, anche se dispiace perdere la seconda finale di fila qui, un torneo che mi piace molto”.

Commenti

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marcelo
marcelo 10 novembre 2019

Encomiabile Sinner ha la stoffa per diventare un grande, una delle sue qualità oltre ai colpi , non sente la pressione e si concentra sulla prestazione e non sul risultato.