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Jannik è un lampo: "Adesso avanti così"

Già qualificato per le semifinali delle Next Gen Atp Finals 2019 Sinner pensa partita per partita: "Voglio vincere anche la terza del girone senza guardare troppo in là. I tifosi qui sono speciali. Ma il favorito non sono io, De Minaur arriva da una stagione ottima"

di Gabriele Riva | 07 novembre 2019

Jannik Sinner va veloce come le voci che corrono sugli spalti. “Questo ragazzo è forte”. “Hai visto che diritto?”. “Eccolo, eccolo lì che arriva”. Il primo boato per il 18enne azzurro scatta ancora prima che possa tirar fuori la racchetta dal borsone, all’ingresso in campo.

La sicurezza con cui l’allievo di Riccardo Piatti ha spazzato via il 21enne Mikael Ymer, di tre anni più grande di lui, è più disarmante solo della naturalezza con cui si divincola tra domande e risposte, prima sul campo a fine match e poi in sala stampa dove anche i giornalisti, come gli appassionati in tribuna, aspettano tutti lui.

Tre game lasciati in 56 minuti scarsi, una visibile differenza di ritmo, una maggiore attitudine alla superficie. Il tutto, come al solito, riassunto alla perfezione dalle parole del diretto interessato. “È stato un match molto rapido, veloce”. Tanto da permettere di guardare subito più in là, alle semifinali, per le quali Jannik è già qualificato con una partita d’anticipo. “Non importa, anche giovedì scenderò in campo per vincere”.

E sicuramente per imparare, come sa chi gli sta vicino e come vuole la filosofia dello staff tecnico di Riccardo Piatti, con cui si allena praticamente da sempre. Ma c’è un'altra motivazione per, come direbbero nel calcio, onorare l’impegno: “I tifosi. Devo ringraziarli perché sono sempre fantastici in questi giorni con me, è molto emozionante giocare qua, quindi… cerchiamo di vincere anche domani”.

Come ha fatto ieri, come ha fatto oggi: “Qui tutto va più veloce per via del format e a volte anche un pizzico di fortuna può far andare le partite in modo più rapido. E poi arrivo da un momento della stagione in cui la fiducia non mi manca. Forse però non mi aspettavo di essere già in semifinale dopo le prime due partite, soprattutto perché nel girone siamo quattro giocatori del tutto diversi quindi tutto si complica”.

Ma i problemi di adattamento, se ci sono, non si vedono: “Di giorno in giorno migliorano le sensazioni, ci si abitua alle condizioni, si prende confidenza con le palline. Sono felice di come sto giocando, e poi guardate che nel secondo set, contro Ymer, non era così scontata… Mikael ha avuto le sue chance e su un paio di palle tutto poteva complicarsi e allungarsi”. Mai dare nulla per scontato, insomma.

La differenza però l’ha fatta lui, soprattuto nei punti che contano, come ormai ha un po’ abituato tutti (ne ha vinti 4 su 5, contro Ymer): “Tutti mettiamo un po’ di extra concentrazione nei punti che contano, è normale”.

E poi con queste regole se ne giocano di più, di cosiddetti Big Points. “Ce ne sono molti, in pratica ogni volta che arrivi sul 40 pari te ne devi giocare uno. Però io ho servito bene, come ho fatto anche contro Tiafoe". Il che aiuta non poco. "Adesso c’è un altro match importante da giocare, senza guardare troppo avanti”.

E a chi gli chiede se ora, dopo questo 2 su 2, si sente il favorito, lui fa quasi spallucce: “No, io sono l’ottavo qui, non sono io il favorito. La pressione è addosso agli altri, soprattutto a De Minaur, che ha avuto una grande stagione”.

Quello di Jannik è comunque un tennis che resta negli occhi di tutti, soprattutto degli appassionati che lasciano l’Allianz Cloud verso la umida notte milanese. Un gioco raro, che forse non assomiglia ad alcun italiano che lo ha preceduto. Nemmeno a quello di quell’Andreas Seppi che per il piccolo Jannik era una specie di idolo d'infanzia.

“Andreas è stato il primo giocatore a fare qualcosa di importante in Alto Adige, ricordo di averlo visto giocare per la prima volta nel challenger di Ortisei e mi piaceva molto”. Ma i paragoni no: “Credo che io e Andreas abbiamo due modi di giocare molto differenti”. Quello di Jannik, così a prima vista, è solo suo.

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