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Next Gen super pronti: “Che salto in alto vincere qui”

Chung conquistò la prima edizione delle Next Gen Atp Finals e arrivò in semifinale agli Aus Open qualche mese dopo; Tsitsipas idem nella scorsa stagione. E pure De Minaur, che perse in finale, a inizio 2019 ha vinto Sydney. Tutti d’accordo: “Qualcosa significa”

di Gabriele Riva | 05 novembre 2019

Al Media Day delle Next Gen Atp Finals 2019 al decimo piano dell’Hotel ME Il Duca di Piazza della Repubblica, nel cuore della Milano che si rinnova, gli 8 protagonisti si concedono a telecamere e microfoni. Lo fanno per dire che vincere qui, loro che grandi stando a classifica e titoli Atp lo sono già, significa fare un altro, ennesimo salto in alto. Era successo a Hyeon Chung nel 2017, che a inizio 2018 arrivò in semifinale agli Australian Open. Idem Tsitsipas lo scorso anno. E pure De Minaur, che perse in finale, a inizio 2019 ha vinto Sydney.

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“Dopo essere arrivato in finale qui ho avuto un anno incredibile, da non credere”, ha detto un Alex De Minaur da tre titoli nel 2019, come i grandissimi del tour. “Ho giocato molto bene proprio a partire dalla scorsa edizione delle Next Gen Atp Finals, proprio qui. Era stato un finale di stagione dal sapore agrodolce però poi ho capito che quel risultato è servito. Da lì è nata la vittoria a Sydney, molto speciale perché era il torneo di casa mia. Poi sono arrivato a giocare con gente come Nadal a Melbourne, con Federer a Basilea, è stato un anno fantastico”.

Chi ha vinto qui negli scorsi due anni poi è andato in semifinale agli Australian Open? “Per me va bene, ci sto - scherza Frances Tiafoe, mattatore fin da subito quando fa partire gli applausi e batte i pungi sul tavolo per ‘accogliere’ Chris Kermode. Il quale si ritaglia una breve parentesi per ripercorrere le linee della genesi del progetto Next Gen. E lo fa con soddisfazione quando cita ad esempio lo shot click: “Che è già parte dei grandi tornei e ha avuto successo. C’era scetticismo all’epoca ma almeno, per guardare avanti, non ci siamo limitati a fare riunioni su riunioni. Era l’ora di fare dei test veri e propri, li stiamo facendo e li stiamo facendo bene”.

Come conferma Ross Hutchins, che snocciola ai giornalisti le regole ‘vecchie’ e nuove, sottolinea come quest’anno si riduce ancora il tempo del riscaldamento: “Ci saranno solo 4 minuti, uno per entrare in campo, tre per palleggiare”, spiega il direttore lato ATP dell’evento. “E poi amplieremo l’utilizzo del video review (una sorta di VAR applicata a situazioni specifiche, nda) che i giocatori potranno richiedere come si fa normalmente con i challenge”. E poi sempre più spazio al coaching: “Non solo a fine set, ma a ogni cambio campo”.
Molta attesa per le dichiarazioni della vigilia di Jannik Sinner. Che però è di poche parole, perché è abituato a far parlare il campo: “Quest’anno abbiamo alzato l’asticella, sono stato forte mentalmente. I miglioramenti in classifica - spiega - sono il frutto del lavoro fatto fin qui”. Ma che effetto fa ritrovarsi lì tra i primi 100: “Non c’è molto da dire, io provo sempre a migliorare e a salire ancora". Ma per adesso focus sul presente: “Sono molto contento di giocare contro i migliori della mia età”. E questo, almeno per una settimana, basta.
Il Media Day però era cominciato con in prima fila quelli che di solito stanno nelle retrovie, i coach. Rapido giro d’impressioni per tutti, con i fari puntati su Riccardo Piatti, il più vincente coach italiano che sta dietro la costruzione di Jannik Sinner. “Siamo un bel team, il cui zoccolo duro è composto da me, dal preparatore fisico Dalibor Sirola e da Claudio Zimaglia. Lavoriamo da molto con Jannik, e con noi ci sono diversi bravi tecnici che lo seguono nei tornei, prima era toccato a Giulia Bruschi e poi ad Andrea Volpini e Cristian Brandi, a seconda dei periodo”. Oltre all’esperienza fatta in viaggio da solo: “Perché anche quell’aspetto è molto importante nella fase di formazione di un giocatore”.
Gli altri si dividono tra le parole di giubilo - più o meno di rito - per far parte dell’avventura. O per ri-farne parte, come nel caso di Alex De Minaur: “Lo scorso anno fu molto bello, siamo fiduciosi che possa esserlo anche questa volta con un percorso simile (nel 2018 arrivò in finale, nda)”, spiega coach Adolfo Gutierrez. Anche se tra vittorie e sconfitte c’è un filo molto sottile con questo format, come spiega bene Cristian Ruud, papà e allenatore di Casper: “Pochi punti faranno la differenza, anche per questo non vediamo l’ora di scendere in campo e vedere come vanno le cose”.

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