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Regole Next Gen, quello che cambia e quello che resta

Delle tante innovazioni proposte per la prima volta nel 2017 dall'evento milanese, ci sono quelle entrate stabilmente nel circuito, quelle che sono ancora in fase di studio e quelle che sono state accantonate. Per questo, resta la curiosità sull'impatto del nuovo format nell'edizione 2019. Ecco i dettagli e il pensiero del nuovo presidente Atp Andrea Gaudenzi.

di Alessandro Nizegorodcew | 30 ottobre 2019

Il countdown è giunto (quasi) al termine. Martedì 5 novembre prenderà il via la terza edizione delle Next Gen Atp Finals. Milano è pronta ad accogliere Alex De Minaur, Denis Shapovalov, Jannik Sinner e compagnia, per una manifestazione che promette scintille. Uno spettacolo, quello che andrà in scena al Palalido Allianz Cloud, caratterizzato come sempre dalle innovative regole ‘next gen’, alcune delle quali sono entrate (o potrebbero entrare) nel circuito Atp. È il caso dello ‘shot clock’, introdotto ufficialmente agli Australian Open 2018 (dopo la prima edizione delle Next Gen Finals) e oggi presente in tutti gli eventi del circuito maggiore. Le Next Gen Atp Finals 2019 vedranno una piccola ma rilevante novità: è stata infatti eliminata la regola del ‘no let’, mal digerita dai giocatori. La regola era stata testata per tre mesi, con scarso successo, anche nel circuito challenger all’inizio del 2013, ma aveva riscosso ben pochi consensi. Quando il servizio colpirà il nastro, quindi, si andrà a ripetere come da classica norma.

Coaching confermato

Le regole confermatissime sono invece le altre. Partendo dalla distanza dei 3 set su 5 ai 4 game (sul 3-3 verrà disputato il tie-break) e proseguendo col ‘no Ad’, che vedrà giocarsi un punto decisivo sul punteggio di 40-40. Niente vantaggi, dunque. Al termine di ogni set i tennisti avranno la possibilità di usufruire del ‘Coaching’. I suggerimenti arriveranno tramite cuffie con microfono indossate, ovviamente, sia dal giocatore che dall’allenatore sugli spalti. La norma, presente ormai da anni (ma con la presenza del coach in campo) nel circuito Wta, è da tempo al vaglio dell’Atp e chissà che non possa, prima o poi, entrare in vigore. Dal momento dell’ingresso in campo sino al primo punto del match passeranno solamente 4 minuti grazie alla regola dello ‘Shorter Warm Up’.

Pubblico più libero

Grazie alla ‘Free Movement Policy’, inoltre, il pubblico può muoversi durante l’arco di tutto il match, anche durante i cambi campo. Inoltre, sarà presente solamente il giudice di sedia, poiché le chiamate arriveranno direttamente dal sistema hawk-eye live, che nel caso di palla molto vicina alla riga, manderà in onda su maxi schermo l’esito dell’occhio di falco. Il ‘Protocol on towel usage’ infine costringerà i giocatori a prendere con le proprie mani l’asciugamano, senza farselo passare dai ball boys.

Il Gaudenzi-pensiero

Quali di queste regole potrebbero davvero entrare nel circuito maggiore nei prossimi anni? L’esperimento Next Gen cosa ha insegnato? Il nuovo presidente Atp Andrea Gaudenzi, in un’intervista di circa un anno fa, dichiarò di essere favorevole, concettualmente, alle innovazioni nel mondo del tennis.

“Quello che mi piace molto delle regole Next Gen - rivelò Gaudenzi a Marco Montemagno lo scorso febbraio - sono i set ai quattro game. Oggi sul 2 pari, 3 pari, se vedo una partita registrata vado avanti, al 4 pari o al 5 pari, perché mi piace guardare i punti importanti, i momenti salienti. Quindi giocare, invece di un “due su tre” ai sei game, un “tre su cinque” ai quattro game, non fa altro che aumentare i momenti cruciali, rendendo il tennis più divertente”.

Chissà che non possa essere proprio questa l’idea del nuovo presidente Atp, che aveva chiuso quella frase con un intrigante: “Ho in mente un formato: prima lo testo, cerco di trovare il consenso di tutti, giocatori e organizzatori di tornei, e poi provo a lanciarlo”. Intanto il ‘no let’, mai piaciuto a Gaudenzi, è sparito anche dalle Next Gen Atp Finals…

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