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Next Gen

Auger-Aliassime, il futuro non passa ancora da Roma

La sconfitta contro Borna Coric al primo turno degli Internazionali BNL d'Italia racconta i punti di forza del canadese e traccia la strada per vincere domani

di Alessandro Mastroluca | 13 maggio 2019

Ci vorranno cinque anni, diceva Felix Auger-Aliassime a Barcellona, perché si possa effettivamente cominciare a parlare di rivalità con il meglio della Next Gen. Anche se, spiegava, vedere i giovani incontrarsi sempre più spesso può essere solo d'aiuto per avvicinare i tifosi. “Anche quando Federer e Nadal hanno giocato contro le prime due volte, nessuno sapeva quello che sarebbe successo”. Quella con Borna Coric potrebbe diventare il metro su cui misurare le sue ambizioni, non tanto per contrasto di stili quanto per affinità. Giocano con lo stesso outfit, una maglia arancio che si confonde col rosso della terra del Centrale. Cercano la verticalità seminando in ampiezza, giocano sulla reattività e la profondità. In una tarda mattinata uggiosa, con il cielo grigio che si intona alle tribune, Coric rimonta e vince 6-7 6-3 6-4.

A Miami, proprio contro Coric, Auger-Aliassime aveva messo un altro tassello, un altro mattoncino nel muro da scalare per arrivare in vetta. Vinse in due set, era il secondo qualificato in semifinale nella storia del torneo dopo Guillermo Canas nel 2007. “Dimostra che sono sulla strada giusta” diceva. Guarda al futuro di lungo periodo, allo scenario complessivo. E intanto ad ogni passo accorcia l'attesa, avvicina l'aspettativa alla resa. La precocità non oscura, non riduce la prospettiva. Più giovane top 30 dai tempi di Lleyton Hewitt, che per tenacia e piano di gioco è esploso presto suggerendo un futuro da dominatore che si è tradotto in un interregno da numero 1 del mondo, terzo più giovane semifinalista in un Masters 1000, gioca il tennis che serve per vincere oggi.

 

Un tennis di energica brevità, di controllata esplosività. Mette Coric nelle condizioni di dubitare dei suoi colpi forti, chiude il primo set con 17 vincenti e 16 gratuiti. Vince il decimo tiebreak su 13 giocati quest'anno. “Cerco di mettere pressione ai miei avversari” ha detto dopo la vittoria sul croato nei quarti a Miami. “Ogni partita porta fiducia e fa la differenza quando arrivi alla fine di un set lottato”.

 

A parità di punti vinti nel primo parziale, il canadese tiene sulla durata, negli scambi sopra i cinque colpi. Costruisce una superiorità di tipo territoriale che però contiene già le ragioni della rimonta subita.

 

Perché ha bisogno di tempo, e Coric via via che la partita prosegue gliene dà sempre meno. Serve meglio, risponde meglio, è più rapido nella transizione dalla difesa al contrattacco. Auger-Aliassime subisce l'effetto delle prime esterne del croato, anche i cambi di pattern nelle direzioni in risposta sembrano più una reazione d'istinto che un primo passo nella costruzione di una coerente strategia offensiva.

Risponde da dietro e più corto, permette a Coric di colpire dal centro e di aprirsi più campo. Il break concesso in avvio di secondo set incrementa un'immagine di precarietà che si riverbera nelle scelte con la prima. Serve unendo i piedi, il controllo scende un po' ma dovrebbe aumentare la velocità. Tuttavia il lancio di palla si fa meno regolare, meno prevedibile, anche la seconda non è così affidabile. Si riaffacciano i sintomi della semifinale contro John Isner all'Hard Rock Stadium di Miami, quando è andato due volte a servire per il set senza riuscire a chiudere. “E' stato come se avessi preso un virus” diceva allora. E il virus sembra ripresentarsi.

 

La resa con la prima ondeggia dal primo al terzo set, la percentuale di punti con la seconda cresce. Il 38% di seconde vincenti non maschera abbastanza la minore efficienza ma non basta. Chiude con 21 vincenti a 13 ma sulla diagonale sinistra, quando Coric inizia a mettere i piedi in campo, il divario di efficienza si fa sentire: ha solo un gratuito in meno (15-16) ma appena 3 vincenti a 11. I suoi 13 errori forzati in più misurano una sofferenza nell'arco della partita, una difficoltà nel riprendere il controllo del gioco.

Il momento rivelatore arriva sul 2-5 15-40 nel secondo set. Piazza due prime vincenti al centro ma il cambio di piano in una situazione di punteggio quasi compromessa è più spesso indice di uno svantaggio strategico, che si palesa in modo ancora più definitivo all'inizio del terzo set. Nei primi tre punti del parziale, Auger-Aliassime ne vince uno dopo due smash e una volée bassa in diagonale non proprio elementare, ne perde due con altrettanti dritti anomali in diagonale. Due colpi simili, tre indizi che fanno una prova. Se devi tirare a tutto braccio e sulle righe per vincere un quindici, vuol dire che il match si sta trasformando in un piano inclinato da percorrere in salita.

 

Non proprio una missione semplice contro il croato che odia essere, e sentirsi, ordinario. Oggi ha vinto Coric. Ma questa sfida tra due talenti che di ordinario hanno poco o niente, tra il Next Gen di ieri e di oggi sembra già la prefigurazione del gioco che verrà. Anche fra meno di cinque anni.