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Eventi Internazionali

Diario dall'Australia che brucia: Melbourne scende in piazza

Prime proteste a Melbourne, dove è arrivata anche la pioggia. Esteso lo stato di calamità naturale nello stato di Victoria. Ben 3500 pompieri non sono bastati a spegnere tre enormi roghi nel New South Wales, lo stato di Sydney.

di | 11 gennaio 2020

Per la prima volta dall’inizio dell’emergenza incendi, nella giornata di venerdì l’attenzione dell’Australia si è spostata nel centro di Melbourne e di Sydney, dove ottantamila persone sono scese in strada per protestare contro il silenzio del governo Morrison sul riscaldamento globale e per l’inefficienza dell’esecutivo nel prevenire e contrastare i roghi (GUARDA LE MAPPE AGGIORNATE).

La manifestazione ha suscitato le critiche del Premier dello Stato del Victoria – Daniel Andrews, avversario politico del gabinetto federale - secondo il quale le forze di polizia dispiegate in città sarebbero potute e dovute essere impegnate altrove nell'opera di assistenza agli sfollati e nel coordinamento delle squadre della protezione civile.

Questo perché mentre a Melbourne la temperatura scendeva a 15 gradi e cadeva la prima pioggia del 2020, nel resto del Victoria veniva esteso lo stato di calamità naturale per lo scoppio di 50 nuovi roghi, le autorità lanciavano un appello all'evacuazione di altre tre cittadine dell’interno e i vigili del fuoco lavoravano tutta la notte per contenere una serie di incendi alimentati da venti provenienti da sud ovest. 

Nonostante le previsioni per il fine settimana autorizzino un cauto ottimismo, l’allerta rimane comunque alta nell’entroterra del Victoria e soprattutto del New South Wales – lo stato di Sydney - dove 3500 pompieri, alcuni dei quali arrivati dagli Stati Uniti, non sono riusciti a domare tre immensi roghi nella regione alpina che sono confluiti in un unico grande incendio su delle alture chiamate (ironia della sorte) Snowy Mountains. Dove sono decine le abitazioni e circa 15mila i capi di bestiame perduti.

Questa situazione, con la quale decine di migliaia di australiani stanno facendo i conti da settimane, ha portato l’opposizione laburista a chiedere al governo australiano di fornire un supporto psicologico ai cittadini. Ad oggi la sanità pubblica riconosce il diritto alla copertura di dieci consulti all'anno, ma l’esperienza del cosiddetto Black Saturday (il quinto incendio più  letale della storia dell’umanità, che nel 2009 costò la vita a 141 persone alle porte di Melbourne) ha rivelato che un dramma del genere può causare effetti sulla salute mentale per i quattro anni successivi. 
 

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