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Film 2019, settembre: Andreescu star della notte newyorkese, Osaka firma…Osaka

La giovane canadese si conferma la rivelazione dell’anno superando Serena nella finale degli Us Open. La Clijsters annuncia il ritorno nel tour mentre i tornei in Estremo Oriente diventano sempre di più con Naomi che si aggiudica quello di casa

di | 29 dicembre 2019

E’ uno Us Open femminile all’insegna delle sorprese quello su cui si alza il sipario in un caldo pomeriggio di agosto, ma non lo sa ancora nessuno. Intanto la tanto annunciata partenza col botto non c’è, anzi. La sfida di primo turno tra Serena Williams e Maria Sharapova delude le attese: l’americana vince il 19esimo confronto di fila, la siberiana racimola solo due giochi e - nonostante i rumors che parlano della decisione di affidarsi a Riccardo Piatti per la prossima stagione - sembra pronta per la “pensione”. Intanto per Camila Giorgi, battuta per la terza volta in altrettante sfide da Maria Sakkari, c’è aria di “tragedia greca”.

Vanno subito fuori anche la statunitense Stephens, campionessa dell’edizione del 2017, la tedesca Kerber, a segno nel 2016 (quando diventò anche la regina del tennis mondiale) e la spagnola Muguruza. E’ al secondo turno che arriva però la sorpresa con la “S” maiuscola: l’uscita di scena di Simona Halep: ad eliminare la campionessa di Wimbledon è la statunitense dal tennis vintage Taylor Townsend, che scende a rete ben 105 volte! Salutano la Grande Mela anche Sabalenka e Kvitova anche se, per ragioni diverse, la cosa non meraviglia più di tanto.

La lezione di Naomi

Non si è numero uno del mondo per caso e Naomi Osaka lo dimostra dopo il 63 60 rifilato alla “baby” Cori Gauff nel terzo turno degli Us Open: la giapponese, intelligente e sensibile, capisce il dramma e le lacrime della giovane rivale (appena 15 anni!) e la invita a rimanere sull’”Arthur Ashe” a parlare con il pubblico per superare la cosa. E quando “Coco” le sussurra “Sto per piangere”, Naomi le suggerisce: “E’ meglio ora che poi dopo, da sola, sotto la doccia”. Momenti che ha vissuto anche lei.

Teste di serie…a sorpresa

Nel torneo che non ti aspetti le tenniste approdate nei quarti sono sì tutte teste di serie, ma ce ne sono solo due delle prime otto, Svitolina (n.5) e Serena (n.8). Festeggiano invece la loro prima volta nei quarti in un Major Bencic (n.13), Vekic (n.23), Andreescu (n.15) e Qiang Wang (n.18), con Belinda e Bianca che fanno ancora meglio, arrivando a giocarsi un posto in finale contro una tra Serena e Svitolina. Le semifinali promuovono una Andreescu molto più tosta mentalmente della Bencic ed una Williams ancora troppo più forte della Svitolina, almeno quando si tratta di Slam.

New York: “Bandrescu” no limits

I numeri dicono Williams. Perché per lei è la finale numero 33 in uno Slam mentre per Bianca è la prima. E perché quei 18 anni e 263 giorni in più che ha rispetto alla sua giovane rivale (la maggiore differenza d’età in una sfida per un trofeo Major nell’Era Open) sono tutta esperienza preziosa. Ed invece arriva la consacrazione di una nuova campionessa: Bianca Andreescu, prima canadese di sempre a conquistare un trofeo Slam.

Nella finale sul cemento di Flushing Meadows la 19enne di Mississauga, numero 15 Wta e 15esima testa di serie, batte 63 75 Serena, numero 8 del ranking e del seeding. Grazie a questo successo, ottenuto alla sua prima partecipazione a New York ed alla prima finale in un Major, Bianca si va ad accomodare sulla quinta poltrona mondiale, naturalmente best ranking. E’ la quarta giocatrice nata dal 1996 in avanti a diventare campionessa Slam dopo Ostapenko (Roland Garros 2017), Osaka (Us Open 2018) e Barty (Roland Garros 2019).
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Un anno fa era appena numero 208 del ranking mondiale e agli Us Open perdeva al primo turno delle qualificazioni contro la Danilovic: dodici mesi dopo Andreescu stringe tra le mani il suo primo trofeo Slam. “Ho lavorato duramente per vivere questo momento. Questa stagione è stata un sogno, così come questa finale contro Serena…. Ho avvertito la tensione anche se ho cercato di nasconderlo…. Soprattutto l’ultimo game è stato davvero complicato”.

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La “maledizione” del 24° Slam continua…

Ancora una finale amara, invece, per Serena che alle soglie dei 38 anni è costretta a rimandare ancora l’appuntamento con il record Major di Margaret Court (24). A differenza di un anno fa, però, stavolta non ci sono polemiche: la Williams accetta il verdetto del campo con grande signorilità. Ad accoglierla durante la premiazione un’autentica ovazione dell’Arthur Ashe: “Questo affetto significa tantissimo per me…. Bianca ha fatto vedere davvero un tennis fantastico, avrei voluto giocare io come lei. Sono molto orgogliosa di essere ancora qui a competere. Ancora una volta, la quarta dal rientro dopo la maternità, però Serena perde una finale Slam senza conquistare neppure un set. Ha vinto il suo 23esimo Slam agli Australian Open del 2017, già in dolce attesa della piccola Olympia: dal suo rientro nel tour (a tempo di record), a marzo 2018, non ha ancora vinto un torneo. E quel record (discutibile) della Court si è trasformato in un vero e proprio incubo.

Kim ci riprova col tour, ma solo dal 2020

A 36 anni, la Clijsters annuncia il rientro nel circuito nel 2020. Nel suo palmares ci sono 41 titoli in singolare, tra cui 4 Slam (Us Open 2005, 2009 e 2010, Australian Open 2011). L’ex regina del tennis mondiale aveva disputato l’ultimo match agli Us Open del 2012. La belga aveva già abbandonato una prima volta il tennis nel 2007 per ritornare poi nel 2009 e trionfare da mamma a New York. Del resto perché non darsi una chance visto che giocano ancora sia Venus che Serena Williams, che hanno rispettivamente tre e due anni più di lei….

Settimana orientale numero 1

Il tour rosa fa tappa in Estremo Oriente con una sfilza di 7 tornei fino alla fine del mese. Che non sono 8 solo perché all’ultimo momento Hong Kong rinuncia a causa dei disordini nel Paese. Nella prima settimana il trofeo del Premier di Zhengzhou (1.434.900 dollari di montepremi), in Cina, finisce nelle mani della principale favorita del tabellone, la ceca Karolina Pliskova, numero 2 Wta, che regola per 63 62 Petra Martic, numero 23 Wta e settima testa di serie. Con quattro titoli (15 quelli complessivi vinti in carriera) la 27enne di Louny diventa la giocatrice più vincente di questo 2019.

 

A Nanchang (WTA International - montepremi 250mila dollari), sempre in Cina, la svedese Rebecca Peterson, numero 78 Wta e quinta testa di serie, alla sua prima finale in carriera, domina 62 60 la giovane kazaka, ma russa di nascita, Elena Rybakina, numero 69 del ranking e 4 del seeding, e festeggia il primo titolo WTA, mentre ad Hiroshima (WTA International - montepremi 250mila dollari), in Giappone, è Nao Hibino, numero 146 Wta, a festeggiare in casa il secondo titolo in carriera: a quattro anni dal successo a Tashkent, supera 63 62 Misaki Doi, numero 107 Wta.

Settimana orientale numero 2

A Guangzhou (WTA International - montepremi 500mila dollari), in Cina, Jasmine Paolini, numero 126 Wta, promossa dalle qualificazioni, si ferma nei quarti - i terzi per lei in carriera - contro la statunitense Sofia Kenin, numero 20 del ranking mondiale e 3 del seeding. La 20enne statunitense di origini moscovite mette in bacheca un altro trofeo in una stagione da incorniciare: in finale batte in rimonta 67(4) 64 62 la veterana Sam Stosur, numero 129 Wta, in gara grazie ad una wild card, e si assicura il best ranking (numero 17).

In Giappone finisce nei quarti anche la corsa di Camila Giorgi al "Toray Pan Pacific Open" (WTA Premier - montepremi di 823mila dollari) che quest’anno ha cambiato sede spostandosi da Tokyo ad Osaka: a battere 64 63 la 27enne di Macerata, numero 54 del ranking mondiale, è la belga Elise Mertens, numero 24 Wta e nona testa di serie. Il trofeo però finisce nelle mani della beniamina di casa, Naomi Osaka, numero 4 Wta e prima testa di serie, che in finale liquida per 62 63 la russa Anastasia Pavlyuchenkova, numero 41 del ranking mondiale.

Karolina Muchova si fa trovare pronta all’appuntamento con il primo titolo del circuito maggiore: la 23enne ceca, numero 45 del ranking mondiale, vince “KEB Hana Bank Korea Open” (WTA 250 - montepremi 250mila dollari) sui campi in cemento di Seul, nella Corea del Sud, travolgendo con un doppio 61 la polacca Magda Linette, numero 48 Wta.

Settimana orientale numero 3

A Wuhan arriva il bis di Aryna Sabalenka. Con la grinta che la contraddistingue la 21enne di Minsk nel corso del torneo batte due top ten, l’olandese Bertens e l’australiana Barty (tornata numero uno del mondo dopo New York), dimostrando di meritare un posto nell’élite mondiale e di essersi definitivamente lasciata alle spalle alcuni mesi non esattamente esaltanti. Nella finale del "Dongfeng Motor Open" (WTA Premier 5 - montepremi 2.828.000 dollari) sul cemento cinese la bielorussa, numero 14 Wta e nona testa di serie, sconfigge per 63 36 61 la statunitense Alison Riske, numero 35 del ranking mondiale, confermando il titolo vinto dodici mesi prima.

Alison non si batte

Imbattibile Alison Van Uytvanck, almeno quando si tratta di sfide per il titolo. La belga si aggiudica il trofeo del “Tashkent Open” (WTA International - montepremi 250mila dollari) sui campi in cemento della capitale dell’Uzbekistan: la 25enne di Vilvoorde, numero 61 del ranking mondiale e terza favorita del seeding, sconfigge 62 46 64 la rumena Sorana Cirstea, numero 96 Wta ed ottava testa di serie, conquistando il quarto trofeo in altrettante finali.

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