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Eventi Internazionali

IL FILM DEL 2019, LUGLIO: Halep stende Serena e vince Wimbledon

La Giorgi saluta subito Londra mentre la Gatto-Monticone si fa un selfie con la Williams. A Bucarest la Di Giuseppe è per la prima volta in semifinale in un torneo Wta: a Palermo la Paolini è per la seconda volta nei quarti

di Tiziana Tricarico | 27 dicembre 2019

Dodici mesi fa era approdata tra le migliori otto strappando anche un set a Serena. Un anno dopo Wimbledon è amara per Camila Giorgi: sui campi in erba dell'All England Lawn Tennis la 27enne di Macerata, numero 42 del ranking mondiale, cede all’esordio per 63 63 all’ucraina Dayana Yastremska, 19 anni da compiere, numero 35 Wta, una delle sei giocatrici che nel 2019 hanno già vinto più di un titolo. Peccato perché la marchigiana, rientrata ad Eastbourne dopo tre mesi di stop per l’infortunio al polso destro, sui prati di Church Road gioca sempre piuttosto bene: oltre ai quarti del 2018, vanta il quarto turno (ottavi) nel 2012 ed il terzo nel 2013, nel 2015 e nel 2017 (e proprio sui prati, quelli olandesi di ‘s-Hertogenbosch, nel 2015 ha conquistato il suo primo titolo WTA). 

Giulia e quel selfie con Serena

Pesca probabilmente la peggior avversaria possibile Giulia Gatto-Monticone, alla prima presenza nel tabellone principale del Major british. La 31enne torinese numero 161 del ranking mondiale, dopo la sua prima qualificazione ad un main draw Slam a Parigi si ripete anche sui prati londinesi di Roehampton: la piemontese debutta nel main draw contro Serena Williams, numero 10 del ranking e del seeding, sette volte trionfatrice (2002, 2003, 2009, 2010, 2012, 2015, 2016) e finalista in altre tre occasioni (2004, 2008 e 2018). 

All’inizio c’è solo l’emozione del “Tempio”, quella che ti stringe lo stomaco impedendoti quasi di respirare. Poi piano piano probabilmente ti dici: “ma sì, giochiamocela”. E Giulia esce a testa altissima, seppure sconfitta, dal Centre Court dove non rende facile la vita alla ex numero uno del mondo: la 37enne americana vince 62 75. Bello il saluto tra le due che si parlano a lungo dopo la stretta di mano e l’abbraccio. ”Ho apprezzato molto il fatto che lei non abbia mai smesso di lottare”, il commento a caldo di Serena. Brava Giulia, davvero brava.
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“Coco” da record

Superando Venus Williams all’esordio nel tabellone principale del terzo Slam del 2019 Cori Gauff, 15 anni e 110 giorni, numero 313 del ranking mondiale, promossa dalle qualificazioni, diventa la più giovane tennista a vincere un match in uno Slam da quando agli US Open del 1996 Anna Kournikova si aggiudicò il suo primo incontro in un Major. A Wimbledon la Gauff è la più giovane ad aver vinto un match dai tempi della Capriati (1991). E non si limita a questo ma con sei vittorie di fila tra “quali” e main draw “alla ricerca della grandezza” si spinge fino agli ottavi (la più giovane sempre dopo la Capriati, semifinalista nel 1991) dove però si arrende per 63 63 a Simona Halep, numero 7 del ranking e del seeding.

Niente bis

Che a Wimbledon non ci sarebbe stata la stessa regina del 2018 lo si capisce già al secondo turno, quando la tedesca Angelique Kerber, numero 5 del ranking e del seeding, nonché campionessa in carica, è eliminata in tre set dalla statunitense Laureen Davis, numero 95 Wta, ripescata in tabellone come lucky loser.

Semifinali a senso unico

Battendo 61 63 l'ucraina Elina Svitolina, numero 8 Wta ed ottava testa di serie, la rumena Simona Halep diventa la prima tennista donna del suo Paese ad approdare all’ultimo atto dello Slam british. Dal canto suo Serena Williams si impone altrettanto velocemente per 61 62 sulla ceca Barbora Strycova, numero 54 Wta, mai così avanti in un Major.


Serena è la più “vecchia” finalista Slam dell’Era Open (battuta di un mese Martina Navratilova, finalista nell'edizione del 1994) ma non importa. Non vince un torneo da due anni e mezzo ma fa nulla. Ed anche quella figura rimasta un po’ appesantita dopo la gravidanza passa in secondo piano. E’ di nuovo in finale a Wimbledon, per l’undicesima volta: la 37enne statunitense ha vinto già 7 volte ed ha una nuova chance di agganciare il record Slam di Margareth Court (24).

Simona sorride, Serena mastica amaro

La nuova regina di Wimbledon, però, ha il sorriso radioso di Simona Halep, prima tennista (uomo o donna) del suo Paese, la Romania, a trionfare sul mitico Centre Court. Ilie Nastase, grande fan della sua connazionale, ci era andato vicino nel 1972 e nel 1976 ma non era riuscito a mettere le mani sul trofeo. Ed invece Simona ci riesce. In finale la 27enne rumena di Costanza liquida 62 62, in appena 55 minuti, Serena, costringendo la statunitense a rimandare ancora l’obiettivo di agganciare quel “maledetto” record Slam. La Halep, che batte la Williams soltanto per la seconda volta in undici sfide, da parte sua diventa la decima giocatrice nell’Era Open ad aver vinto più di uno Slam (lo scorso anno ha trionfato al Roland Garros) e la dodicesima a vincere ai “The Championships” alla prima finale disputata. Simona mette in bacheca il 19esimo trofeo in carriera e risale al numero 4 del ranking, ma questo poco importa per una che è stata a lungo sul trono.

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Di Giuseppe rompe il ghiaccio a Bucarest

Finisce in semifinale - dopo cinque match vinti di fila grazie anche ad alcuni drop-shot da antologia - la bella avventura di Martina Di Giuseppe nel “BRD Bucharest Open" (WTA International - 250mila dollari di montepremi) sulla terra rossa della capitale della Romania. La 28enne romana, numero 211 del ranking mondiale, promossa dalle qualificazioni (superate per la prima volta), cede per 63 62 alla kazaka (ma è nata a Mosca) Elena Rybakina, 20 anni, numero 106 Wta. Per lei comunque resta la soddisfazione della prima semifinale in carriera (in precedenza non aveva mai vinto neppure un match di main draw) ed un bel salto in classifica. Il trofeo di Bucarest lo vince proprio la Rybakina che alla sua prima finale nel circuito maggiore domina 62 60 la rumena Patricia Maria Tig, senza classifica, al primo torneo dai tempi di Guangzhou 2017, rientrata dopo una gravidanza e una lunga serie di infortuni. La kazaka diventa la quarta più giovane vincitrice dall'inizio dell'anno dopo Yastremska (Hua Hin e Strasburgo), Andreescu (Indian Wells) e Anisimova (Bogotà).

Centro al primo tentativo per Fiona Ferro, a segno nel “Ladies Open Lausanne” (WTA International - 250mila dollari di montepremi) in terra elvetica. Nella finale di Losanna la 22enne di origine belga (è nata a Libramont), numero 98 del ranking mondiale, sconfigge per 61 26 61 nel derby francese la campionessa in carica Alize Cornet, numero 48 Wta e terza favorita del torneo. Era dal 2009 che due francesi non si giocavano un titolo: dal successo di Aravane Rezai su Marion Bartoli al Tournament of Champions.  

A Palermo brilla Paolini

Si ferma nei quarti - i secondi per lei in carriera nel circuito maggiore dopo quelli raggiunti a Praga nel 2018 - la corsa di Jasmine Paolini al "Palermo Ladies Open" (WTA International - 250mila dollari di montepremi, di nuovo in calendario dopo sei anni di assenza: l’ultima edizione, nel 2013, l’aveva vinta Roberta Vinci) sulla terra rossa del Country Time Club del capoluogo siciliano. La 23enne di Castelnuovo di Garfagnana, numero 142 Wta, batte Siegemund e Begu prima di cedere per 64 16 61 all’olandese Kiki Bertens, numero 5 del ranking mondiale e prima favorita del torneo. La 27enne di Wateringen, però, non incrementa il suo palmares stagionale (successi a San Pietroburgo e a Madrid): nella finale di Palermo, infatti, la Bertens si fa sorprendere per 76(3) 62 dall’elvetica Jil Teichman, numero 82 Wta ed ottava testa di serie.

In terra siciliana da segnalare le qualificazioni superate dalla 18enne Elisabetta Cocciaretto che all’esordio nel main draw strappa anche un set alla slovacca Kuzmova, terza favorita del seeding.

Sevastova “profeta in patria”

Fa una fatica da morire Anastasjia Sevastova per aggiudicarsi il suo quarto titolo Wta al "Baltic Open" (WTA International - 250mila dollari di montepremi) sui campi in terra rossa di Jurmala, in Lettonia, non troppo lontano da casa sua. In finale la 29enne di Liepaja, numero 11 Wta (best ranking eguagliato), batte in rimonta per 36 75 64, dopo oltre due ore di battaglia, la polacca Katarzyna Kawa numero 194 del ranking mondiale, passata attraverso le qualificazioni ed approdata per la prima volta all’ultimo atto di un torneo del circuito maggiore. Questo successo permette ad Anastasjia di ridurre ulteriormente il distacco dalla bielorussa Sabalenka, l’ultima delle top ten. L’obiettivo élite mondiale è davvero ad un passo.

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