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Melbourne adotta i campi di New York, sarà ancora più… Happy?

Per tenere il passo, almeno come modernità, oltre ad aumentare il montepremi, l’Australian Open ha fatto di tutto. Ora arriva un nuovo cambio di superficie: dal 2020 i campi saranno in Decoturf, come agli Us Open

di Vincenzo Martucci | 05 dicembre 2019

Lo chiamano Happy Slam. Soprattutto perché c’è il sole, l’estate australiana, mentre in gran parte del mondo, a gennaio, quando si disputa la prima prova stagionale dello Slam, il resto del mondo è in letargo, al freddo invernale. Lo chiamano Happy Slam, perché Melbourne ci sono una luce e una atmosfera particolare, al primo grande torneo, con tutti i protagonisti con le batterie belle cariche per la preparazione e vogliosi di giocare nuove partite, nuovi tornei. Lo chiamano Happy Slam è forse è davvero così, perché c’è anche un super impulso dal pubblico, la grande felicità degli autoctoni di partecipare a qualcosa di grande, di mondiale. E di schierarsi anche, in nome dei padri, con cappellini, inni e bandiere,. E di tifare. Ma quella che è stata definita la “quarta gamba” dello Slam è in continua evoluzione, schiacciata dalla - insostenibile - concorrenza con gli altri Majors, i classici Roland Garros sulla terra rossa di Parigi e Wimbledon sull’erba di Londra, e i ricchissimi Us Open, sul cemento di New York.

Per tenere il passo, almeno come modernità, oltre ad aumentare il montepremi coinvolgendo Oceania e anche Asia, acquisendo l’etichetta Grande Slam Asia/Pacific, l’Australia ha fatto di tutto, attirando 796,435 mila spettatori nell’edizione 2019. All’inizio, si chiamavano Australasian Championships, dal 1927 sono diventati Australian Championships, dal 1969 sono stati Australian Open. Dal 1905, si sono disputati in cinque città australiane e due neozelandesi, Melbourne (55 volte), Sydney (17), Adelaide (14), Brisbane (7), Perth (3), Christcurch (1906) ed Hastings (1912). Dal 1905 al 1924, non hanno avuto lo status di Major da parte della Federazione mondiale (ITF). Dal 1972, la sede è passata stabilmente a Melbourne, poi è traslocata ancora a Sydney, ma dal 1972 è tornata a Melbourne, prima a Kooyong, sull’erba, e dal 1988 si disputa a Melbourne Park, sul cemento, con un evidente incremento di spettatori, dai 140mila di Kooyong ai 266,436 di Flinders Park, il mega complesso poi denominato Melbourne Park. La data è cambiata: nel 1919 il torneo si è disputato a gennaio, nel 1920 a marzo, nel 1923 in agosto, nel 1976 si è spostato a dicembre come ultima prova stagionale dello Slam, dall’82 all’85 si è giocato a metà dicembre, dall’87 è tornato a metà gennaio (l’edizione 1986 saltò). E da allora la sua collocazione nel calendario è rimasta la stessa.

Anche la superficie, dopo l’abbandono dell’erba, è cambiata nell’ambito dello stesso cemento: prima, i campi sono stati in Rebound Ace, più gommosi, che, col caldo australiano, diventavano appiccicosi e pericolosi per i giocatori, vent’anni dopo, nel 2008, sono diventati in Plexicushion Prestige, e quindi dalla prossima edizione, nel 2020, diventeranno in Decoturf, la stessa superficie degli Us Open. Che sarà usata anche nella nuova Atp Cup di Perth, Brisbane e Sydney. La società produttrice, Greenset, acquisita da Javier Sanchez, l’ex pro, fratello minore dei più famosi Emilio e Arancia, che sta monopolizzando la scena col Basilea, Masters 1000 di Parigi Bercy, le Next Gen ATP Finals, le ATP Finals e la fase finale della nuova coppa Davis a Madrid. Che situazione tecnica si creerà, dopo che l’anno le palle sono cambiate, da Wilson a Dunlop? Nell’ultima edizione il gioco è diventato più veloce rispetto ai due anni precedenti il più veloce rispetto agli altri Slam. Le situazioni climatiche a Melbourne, la città dalle quattro stagioni in un giorno, possono subire un’escursione termica di quasi 20 gradi – dai 40 gradi del giorno ai 20 della sera – con evidente differenza di velocità tra i campi laterali scoperti e quelli coperti. Ma questo è un altro problema ancora degli Australian Open, come la richiesta sempre più comune fra i giocatori di spostare il torneo un po’ più in là, a febbraio. Altri cambiamenti, altri spostamenti di un torneo in continua evoluzione. Per essere sempre più Happy. Felice.   

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