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Atp e Wta insieme? La boss delle donne dice il primo sì…

Micky Lawler ha iniziato il riavvicinamento fra le parti aprendo qualche tavolo finanziario comune, ottenendo nei maggiori tornei, oltre ai premi alla pari, anche programmazioni di match uguali uomini-donne. Ha sicuramente ragione lei: la differenza c’è ma non è così schiacciante

di Vincenzo Martucci | 26 novembre 2019

C’eravamo tanto amati, uomini e donne tennisti insieme? No, mai. In realtà, la coabitazione fra i due circuiti delle racchette è stata peggiore di un matrimonio che si chiude con il classico “insostenibili incompatibilità di carattere”. Troppo grande la differenza di interessi e, soprattutto, troppi i detrattori maschi del pianeta sportivo donne. Al livello del basket che, secondo un vecchio adagio, si divide fra sopra il canestro, per gli uomini e sotto, per le donne. L’incidenza diversa del servizio e quindi dei break fra Atp e Wta Tour, oltre alla - ovviamente - differente potenza e fisicità, hanno aperto una voragine fra i due mondi paralleli. Che si sono divisi, ovviamente, sui soldi, cioè sui premi troppo diversi fra le due realtà, e quindi sui diritti televisivi e sulla gestione dello streaming dei tornei.

Così, nel 2017, TennisTV, che copriva tutti i tornei del calendario è rimasto all’Atp, mentre la Wta si è sposata con il gruppo Perform. Con buona pace di tutti, almeno finché la stella delle sorelle Williams ha illuminato il firmamento statunitense, rivoluzionando persino il famoso SuperSaturday degli Us Open. Ma anche le Williams invecchiano, la situazione è cambiata e le nuove star multimediali sono ideali per un mercato sempre più globale ed unisex, e sembrano ideali per mischiarsi di nuovo coi colleghi maschi, come già fanno abitualmente nei quattro tornei del Slam e nei combined events. Così, Micky Lawler, dopo un lungo e paziente lavoro di ricamo dietro le quinte, rilancia adesso l’idea di un secondo (o terzo?) matrimonio Wta-Atp, in un remake che ricordo tanto il tira e molla fra Liz Taylor e Richard Burton.

I problemi sono tanti, soprattutto perché l’Atp sta combattendo una guerra santa al suo interno fra giocatori poveri e ricchi, ed un’altra contro la Federazione mondiale, come dicono la “nuova coppa Davis” appena conclusa a Madrid e la Atp Cup di gennaio in Australia, due manifestazioni a squadre per nazioni che si accavallano e fanno a pugni con la terza incomoda, la Laver Cup di settembre.

Finché questi dissidi, con l’aiuto del nuovo vertice Atp tutto italiano Gaudenzi-Calvelli non saranno chiariti e sedati, l’ennesimo ritorno di fiamma con la Wta non potrà convolare a giuste nozze. Ma la signora Lawler, presidentessa della Wta e vecchia volpe del tennis, ha comunque iniziato il riavvicinamento fra le parti, aprendo qualche tavolo finanziario comune, ottenendo nei maggiori tornei, oltre ai premi alla pari, anche programmazioni di match uguali uomini-donne.

Ha sicuramente ragione lei. La differenza c’è ma non è così schiacciante come per esempio nello sport più vicino, il golf, dove davvero il livello tecnico-agonistico fra i due circuiti è clamorosamente sbilanciato ed un accordo anche parziale appare impossibile. E sarebbe favorevole solo a una delle parti in causa.

C’è un altro elemento che sicuramente concorre al matrimonio fra i due circuiti del tennis ed è quello dell’indirizzo dello sport mondiale, sempre più volto a discipline miste, uomini e donne insieme. Come sarà ancora più evidente dalla prossima Olimpiade di Tokyo 2020. Che non vuol, dire soltanto doppio misto in partita. Culturalmente, la donna ha abbattuto tutti i pregiudizi e si è assicurata una fetta decisiva di audience. E anche di richiamo presso i pubblicitari. Del resto, personaggi come  le due giovani stelle di punta, Naomi Osaka, col suo straordinario mix nippo-statunitense e Bianca Andreescu, metà romena e metà canadese, esprimono un manifesto perfetto del nuovo.

Lontanissimo dai pionieristici inizi del 1973, quando Billie Jean King, guidò la rivolta a capo delle "Original 9”: oggi le tenniste professioniste sono oltre 2500, rappresentano circa 100 paesi e lottano per 146 milioni di dollari di premi dei 54 tornei del circuito principale. Al primo Wimbledon nel tennis Open, nel 1968, Billie Jean King si aggiudicò 750 sterline di primo premio, mentre Rod Laver ne intascò 2000, e il montepremi totale dei due tornei era di 14,800 sterline contro 5,680. A luglio, ai Championships, sia il campione del singolare maschile che quella del singolare femminile hanno ricevuto un assegno da 2.630.183 euro. La pace è già nei numeri. Perciò, questo matrimonio, fatti saldi gli accordi finanziari prima del fatidico sì, s’ha proprio da fare.

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