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Troicki condanna la Serbia: è Russia-canada

Gli errori di Troicki nei punti decisivi del doppio indirizzano la sfida. Nei singolari, Rublev ha dominato Krajinovic, Djokovic ha sconfitto Khachanov. La Russia sfiderà il Canada per un posto in finale.

di Alessandro Mastroluca - da Madrid | 23 novembre 2019

E' finita con le lacrime inconsolabili di Victor Troicki che si nasconde sotto l'asciugamano ma vorrebbe sparire dalla Caja Magica. Non ci sono incantesimi, però, che possano sollevarlo dalla responsabilità e cancellare i segni della crudeltà diabolica del tennis. La Serbia ha perso 2-1 il quarto di finale contro la Russia, che centra la prima semifinale dal 2008.

In doppio, Djokovic e Troicki pagano il poco affiatamento contro Khachanov e Rublev, i russi "di Spagna" che qui da tempo si allenano. Decidono di rimanere a fondo campo a giocare come gli riesce meglio. Troicki è il migliore dei serbi fino a tre punti dalla fine della partita, poi mette fuori la volée a campo aperto che vanifica il terzo match point serbo e sotterra la risposta che lancia la festa dei russi: finisce 64 46 76(10). In semifinale, Khachanov e Rublev sfideranno il Canada di Pospisil e Shapovalov: l'esito non è affatto scontato.

"Non mi sono mai sentito peggio in tutta la mia carriera, in tutta la mia vita" ha ammesso Troicki in conferenza stampa. "Ho fatto perdere la mia squadra, chiedo scusa a tutti loro. Eravamo in vantaggio nel tiebreak, abbiamo avuto occasioni per chiudere ma non l'abbiamo fatto. Ho rovinato tutto nei momenti cruciali". Nel 2010 Troicki era stato protagonista della rimonta in finale di Coppa Davis contro la Francia: aveva dominato Michael Llodra nel quinto e decisivo singolare e alzato la coppa. "Dio una volta mi ha dato l'opportunità di essere un eroe e ora me l'ha tolta. Sono molto deluso da me stesso, non sono stato capace di mantenere la concentrazione fino all'ultimo. E' stata una partita con tante emozioni, alla fine un punto ha deciso tutto".

Rublev l'ha aperta contro Filip Krajinovic. Il russo, figlio di un ex pugile, colpisce e affonda dal primo colpo, fino al 61 62 finale. Va 4-0 in meno di un quarto d'ora, la partita non inizia nemmeno. Rublev, che qualche lezione di pugilato l'ha anche presa e gli è servita per affinare il movimento di piedi, gioca con lucida determinazione e chiarezza di idee. Krajinovic, già teso dai primi punti, non si sblocca, non si scioglie e continua a subire, a incassare senza ferire. In questa edizione, Rublev aveva già battuto lo spagnolo Bautista Agut, tornato a Castellon con la famiglia per assistere il padre nelle ultime ore di vita, e il modesto croato Gojo. Si capisce subito che il suo quinto successo in singolare in Davis a punteggio non acquisito sia solo questione di tempo. Rublev in una di quelle giornate in cui vedi la pallina più grande, il campo più esteso, e il tuo gioco migliore ti riesce apparentemente senza sforzo. Chiude 61 62 con 13 ace, 27 vincenti a 6 e dieci gratuiti in meno.

Una prestazione che avrebbe meritato una presenza più cospicua del poco pubblico che si perde in uno stadio in cui gli spazi vuoti risaltano. Dominano il rosso della plastica dei seggiolini non occupati e il grigio con cui hanno ridipinto le scale e gli spazi tra i differenti settori. Molti però non sono informati che ieri l'organizzazione ha deciso di anticipare di mezz'ora l'inizio delle sessioni, dalle 11 alle 10.30. E non sono pochi gli spettatori che arrivando dopo le 11 pensano di perdersi riscaldamento e primi game, e invece si ritrovano con la Russia già avanti 1-0. 

Il pubblico poi arriva a dare un'altra cornice al Centrale per Novak Djokovic, anche se i tifosi serbi e russi non sono certo tra i più coreografici o calorosi di quelli visti alla Caja Magica. Più composti, assistono a una partita che non sorprende per andamento e punteggio: 63 63 per il numero 1 serbo. L'atmosfera della Coppa Davis, infatti, non scalda Khachanov ma motiva Djokovic. Il traino della stagione, fin troppo discontinua e balbettante, non facilita il compito del russo cui manca la sicurezza che porta alla spavalderia. Djokovic di certo non lo aiuta. Il terzo game del secondo set è il manifesto della partita. Khachanov stampa una risposta lungolinea sugli ultimi centimetri di riga e sale 15-30; Djokovic mette in fila ace e servizio vincente, il russo sbaglia l'ultimo dritto del game poi subisce il break che decide set e partita. Djokovic completa il 63 63 e dà appuntamento al doppio che gioca con l'amico Viktor Troicki che nel girone aveva sempre giocato con Janko Tipsarevic.
Mentre fuori cade una pioggia fredda e dritta, all'interno del Centrale l'atmosfera si scalda. La Russia vince il primo set, Djokovic e Troicki chiamano il supervisor a metà del secondo dopo una risposta sbagliata da Nole. Il giudice di linea ha chiamato out la seconda di Rublev, l'arbitro da overrule e assegna poi il punto ai russi: dal suo punto di vista, la chiamata del giudice di linea è talmente vicina all'impatto da non essere fonte di disturbo. Djokovic tira una pallata verso le tribune, i giocatori circondano l'arbitro, Tarpischev intanto resta seduto in panchina e nemmeno li guarda. Le ha viste tutte, niente sembra riuscire a sorprenderlo.

"Nole" chiede un medical time out per farsi massaggiare il gomito, ma è Troicki a tenere su il doppio nella parte centrale. Tuttavia, è il tiebreak decisivo che trasforma l'illusione della Serbia in delusione. In quei momenti Rublev si eleva su Khachanov, Troicki scivola in una nuvola di dubbi e trascina giù anche Djokovic. Alla Caja Magica è il giorno dei russi "di Spagna". 
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"L'amicizia tra me e Andrey" ha detto Khachanov, "sicuramente ha aiutato. Ci siamo allenati spesso insieme, abbiamo un buon rapporto anche fuori dal campo. Abbiamo anche giocato tornei ATP in doppio prima della Coppa Davis per migliorare il nostro gioco" ha spiegato Khachanov. L'atmosfera della Coppa davis, ha aggiunto, "si sente. I tifosi delle due nazioni fanno il tifo, e poi lo sai che non stai giocando solo per te stesso. Per noi giocatori è cambiato poco".

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