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Nadal e Djokovic d'accordo: Davis e ATP Cup vanno unite

"Parlo per me, non per gli altri giocatori: non vedo due coppe del mondo in un mese nel nostro sport" ha detto Nadal. Djokovic concorda: "Alla fusione possiamo ancora arrivare".

di Alessandro Mastroluca - da Madrid | 21 novembre 2019

Unire ATP Cup e Coppa Davis. E' questo l'obiettivo di Novak Djokovic e Rafa Nadal, presidente e membro del Players Council dell'ATP. In conferenza stampa hanno parlato a lungo del nuovo formato della Davis. I due sono d'accordo che due grandi manifestazioni a squadre difficilmente possono sopravvivere nel medio periodo. 

"Non vedo un altro modo" ha detto Nadal,. "Non credo possano convivere due coppe del mondo in un mese nel nostro calendario. Non posso parlare per l'ATP. Non posso parlare per gli altri giocatori. Ma finalmente abbiamo l'occasione di creare una grande competizione" ha scandito il maiorchino, numero 1 del mondo.

"Per me, è importante che ITF e ATP condividano gli sforzi. E che allo stesso tempo ci sia una compagnia che possa lavorare duro per portare questa manifestazione a un livello successivo, come Kosmos" ha spiegato. "Perciò, la mia personale opinione, non posso parlare per gli altri, è che non c'è un'altra via: dobbiamo avere solo una grandissima competizione. ATP, ITF, Kosmos, Davis, Mondiale, il no,e non importa. Anche se per me Coppa Davis è quello giusto perché fa parte della storia del nostro sport. Se riusciremo a mettere tutto insieme, sarà fantastico".

Anche Djokovic è favorevole alla fusione. L'organizzazione, ha detto, "è grande, metterla insieme richiede tempo. Si sono presi una grande responsabilità cambiando l'evento più storico nel nostro sport. Anche la collocazione in calendario è un tema. Per me si può ancora arrivare alla fusione della Davis e dell'ATP Cup anche se ITF e ATP sono due organizzazioni diverse. Ho partecipato a questo tipo di discussioni nel Player Council per tre anni. Per me, nel lungo periodo, non credo che i due eventi possono coesistere a sei settimane di distanza".
 
Il formato attuale, sottolinea, sacrifica la possibilità di giocare in casa praticamente per tutte le nazioni, tranne il Paese che organizza l'evento. "Questo tipo di cambiamento nel format doveva creare un qualche sacrificio e questo per me è il più grande: mi manca giocare in Davis per la Serbia in casa" ha detto. "Però è anche vero che nel vecchio format la Davis non stava generando abbastanza interesse nel mondo del tennis. Non guardiamo solo le cose negative, ma anche gli aspetti positivi che ci sono. Forse la soluzione ideale è una via di mezzo: creare una fase finale a otto squadre in sede unica e partite di qualificazione una o due settimane prima in cui le nazionali possono giocare in casa".

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