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Thiem vuole comandare, Zverev ancora no: E' lui l'altro finalista

Sarà l'austriaco, n. 5 del mondo, l'avversario di Stefanos Tsitsipas nella sfida per il titolo delle Atp Finals. Il 26enne Dominic, che aveva battuto Federer e Djokovic (e perso con Berrettini...), è più continuo e determinato del tedesco che aveva eliminato Nadal. E' pronto per salire più in alto

di Enzo Anderloni | 16 novembre 2019

Alla fine Dominic domina. Ma che fatica. Alexander Zverev contro Dominic Thiem, vale a dire la sfida tra il giocatore emergente che ha eliminato Rafael Nadal e quello che ha fatto fuori Novak Djokovic: questo era il senso profondo della seconda semifinale delle Atp Finals. Soprattutto sapendo che in palio c’era un posto per sfidare in finale un altro giovane “giant killer”, killer di giganti, quello che ha fatto fuori Roger Federer. Cioè Stefanos Tsitsipas.

Zverev e Thiem, quattro anni di differenza (22 anni contro 26) e due modi molto diversi di colpire la palla, hanno in realtà molte più somiglianze di quello che può sembrare. In questo aiuta molto lo sponsor che hanno in comune

che li manda in campo con le stesse tinte-moda: fascia in testa giallo molto caldo (quasi arancio), maglia grigia (più marezzata quella del tedesco), pantaloncini bianchi. Sembrano della stessa squadra.

Invece sono di due generazioni diverse, perché quattro anni tennisticamente sono tanti, ma accomunati da un’indole di gioco che mescola in modo originale difesa e attacco.

Il biondo Sasha, lungo lungo, quando è in serata scaglia missili di servizio inarrivabili e li fa seguire da colpi di rimbalzo definitivi. Come contro il povero Nadal. Dunque lo penseresti un attaccante, sia pure da fondocampo.
Se però viene tirato dentro nella mischia, quando il servizio non basta più a fare la differenza e si entra in lotta, ecco che gli viene naturale mettersi a “remare”, come si dice nel gergo dei tennis club: si mette dietro e rincorre ogni palla come farebbe il suo barboncino Lovik, il cagnolino da cui non si separa mai.

A sua volta “Domi”, il fidanzato della frizzante doppista francese Kiki Mladenovic, è uno che non molla una palla, grande specialista della terra battuta (terreno sul quale è l’unico al mondo ad aver ripetutamente battuto persino Nadal), capace di super rotazioni sia con il diritto sia con il formidabile rovescio a una mano forgiato dal suo primo maestro-allenatore Gunther Bresnik.
Dunque lo diresti un regolarista, uno che punta soprattutto a non sbagliare.

Poi però a guardar bene, batte forte come Zverev e da fondocampo picchia come un fabbro, perfettamente a suo agio anche sui campi duri, specie da quando il nuovo allenatore, il cileno Nicolas Massu (da giocatore un gran “rematore” da terra rossa), lo spinge ad aggredire, a stare più vicino alla riga di fondo. Perché lui, di indole, si trova bene là in fondo, quasi in braccio al giudice di linea, dove ancora si piazza per rispondere al servizio avversario.

Così tra l’attaccante bravo a difendersi e il difensore che ora ama attaccare è venuta fuori la classica partita di mazzate da fondocampo. Comprese quelle che Zverev ha tirato alla sua racchetta dopo aver perso il primo set 7-5, facendosi strappare il servizio proprio lì, sul più bello, in virtù di un doppio fallo che proprio non ci voleva.

Un match interessante ma non bello. Thiem sta scalando da anni la montagna per arrivare in vetta al tennis mondiale. I mostri sacri Nadal-Federer-Djokovic li ha incontrati tante volte e battuti a più riprese (4 volte Nadal, 5 Federer e 4 Djokovic). A 26 anni si sente pronto e legittimato a andare oltre il suo 5° posto mondiale. Si è anche già affacciato due volte alla finale del Roland Garros, due volte respinto dal padrone di casa Nadal. Zverev in questo è molto più indietro. Il suo miglior risultato Slam sono i quarti di finale, anche per lui parigini.

Il senso della partita esce proprio da questa differente sedimentazione dell’esperienza. Nel robusto ‘batti e ribatti’, nelle rincorse e nelle accelerazioni di diritto e di rovescio, si percepisce che l’austriaco ha le idee più chiare, non tanto sul gioco, quanto sul destino. Non ha più intenzione di aspettare: vuole raccogliere. Capitalizzare i progressi che gli hanno permesso di battere il miglior Djokovic nella partita più emozionante del torneo. Ora è il momento di prendersi tutto lo spazio che i Fab 4 gli hanno precluso per anni.

Zverev può aspettare ancora. Anche perché ha bisogno di chiarirsi le idee, di trovare continuità in un tennis che ha probabilmente più mezzi dell’austriaco ma ancora espone dei punti interrogativi in momenti dove servirebbero decisioni vincenti.
Thiem chiude 7-5 6-3, in un’ora e 34 minuti.

Ad aspettarlo per la contesa finale c’è un altro genere di pretendente: il più giovane di tutti e forse il più dotato. Quello Stefanos Tsitsipas che lo scorso anno non era a queste Finals ma a quelle milanesi dei Next Gen e però ha fatto il salto più alto e lungo di tutti. 

Forse perché non è come Thiem e Zverev uno dallo stile ibrido, attaccante che difende, regolarista che attacca. No, lui è il nuovo Re Leone del tennis, uno a cui piace fare il brillante come a Federer ma poi, nei momenti caldi, ruggisce come Nadal. Attacca e spacca.
Come ogni volta che nel tennis si sfidano gli opposti, sarà spettacolo.

E’ questo che, nella settimana della caduta degli Dei (quelli vecchi), va sottolineato: i nuovi inquilini dell’Olimpo tennistico hanno tutto quello che serve per non far rimpiangere il passato.

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