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Djokovic, cuore di campione

Quinto titolo a Bercy per Novak Djokovic. Alla 50ma finale in un Masters 1000, domina Denis Shapovalov e conquista il 34mo titolo in questa categoria di tornei, uno in meno del recordman Nadal

03 novembre 2019

Le mani al petto, il cuore metaforicamente lasciato in campo per i tifosi. La condivisione come una storia del farsi amare, sullo sfondo del campo verde acqua di Bercy. E' ancora suo il nome sul tronco dell'albero di Fanti, il trofeo disegnato dall'omonimo scultore italiano che dal 1991 si assegna al vincitore del torneo, con l'unica eccezione del periodo 2007-2011. Un trofeo manifesto, che sui rami dell'albero reca i nomi di chi ha partecipato al torneo e nella forma ne sintetizza il percorso nel torneo. E' un modo diverso di raffigurare il tabellone.

Novak Djokovic si fa amare a Parigi-Bercy più di quanto gli sia riuscito a Londra. Vince il quinto titolo nell'ultimo Masters 1000 della stagione. Trionfa per la 34ma volta in questa categoria di tornei su 50 finali. Batte 63 64 Denis Shapovalov, troppo teso e rigido in risposta e nelle soluzioni a rete per far partita contro il serbo, destinato comunque a scivolare al numero 2 del ranking la prossima settimana.

Shapovalov chiude con un insufficiente 18% di punti con la seconda: e contro il numero 1 del mondo così si fa poca strada. Rispetto alla semifinale contro Dimitrov Diokovic ingaggia meno battaglie rovescio contro rovescio. Anche perché il lungolinea mancino di Shapovalov è un'arma da non scaldare più di tanto. Se in semifinale il serbo aveva giocato in diagonale due terzi dei rovesci per aprirsi in campo, contro il canadese li alterna praticamente in parti uguali: metà in diagonale e metà in lungolinea. 

Mantiene costantemente il controllo della partita, vince nove punti in più negli scambi che si chiudono sotto i cinque colpi (42 a 33) e sei in più in quelli più lunghi (16 a 10). Mette in campo il 76% delle risposte, mentre Shapovalov ne sbaglia più di una su due (44% in campo). Così al canadese non bastano i 24 vincenti a 10, perché i 22 gratuiti a sette fanno molta più differenza. 

 

E' durata 65 minuti la speranza di Shapovalov di diventare il settantesimo vincitore diverso in un Masters 1000 su 270 eventi. Shapovalov, quarto finalista di fila capace di spingersi a giocarsi il titolo a Parigi Bercy, ha vinto diciotto punti in meno rispetto a Djokovic. Ha subito un break per set, ha compreso e mostrato quel che ancora gli manca per essere competitivo contro i top player. Debole con la seconda di servizio, insufficiente in risposta come dimostrano i soli dieci punti vinti, Shapovalov non ha mai dato la sensazione di poter diventare il primo campione canadese in un Masters 1000 dopo le tre finali perse da Milos Raonic: a Montreal 2013 contro Rafa Nadal, a Bercy 2014 e a Indian Wells 2016 contro Djokovic.

La 14ma sconfitta in 17 partite contro un top 10 rappresenta un passo indietro rispetto a quanto visto in settimana, ma certo restano i progressi rispetto anche solo all'inizio dell'anno. Shapovalov rimane un giocatore che si affida all'ispirazione con una personale visione del bello, ma non è solo un produttore discontinuo di colpi da esibizione. E' più ordinato, più compiuto, anche più efficiente negli spostamenti e nella copertura del campo da quando ha aggiunto Mikhail Youzhny al suo team. 

Djokovic conquista così il 77mo titolo in carriera, che non gli basta a restare numero 1 del mondo. Dopo 275 settimane, non consecutive, lascia lo scettro a Rafa Nadal che però avrà solo 640 punti da amministrare durante le ATP Finals che ne mette in palio fino a 1500 per chi riuscisse a vincere il titolo senza sconfitte nel girone.

"Essere qui è una grande soddisfazione, anche perché non sono stato benissimo questa settimana" spiegava prima della finale Novak Djokovic. Salute e sorrisi sono comunque tornati dopo la cerimonia di premiazione, cui partecipa anche Marat Safin. Djokovic solleva per la quarta volta l'albero di Fanti, alzata per la prima volta da Guy Forget nel 1991. L'ha alzata quattro volte, però, Il primo titolo infatti l'ha festeggiato nel 2009. E allora, nel periodo 2007-2011, era stato sostituito da una barra orizzontale in bronzo, "La linea del tempo" del francese Jean-Pierre Rives.

 

Djokovic impreziosisce una stagione in cui ha vinto due Slam, Australian Open e Wimbledon, due Masters 1000, Madrid e Parigi-Bercy, e l'ATP 500 di Tokyo. 

Shapovalov, che aveva spiegato di aver molto lavorato sulla risposta bloccata di rovescio, appare molto deluso nella cerimonia di premiazione. Fa comunque i complimenti al serbo. "Oggi ha servito benissimo e ha giocato un match davvero solidissimo" ha ammesso il canadese che chiuderà la stagione per la prima volta in carriera tra i primi venti del mondo. E' stato un grande protagonista delle ultime settimane, ha chiuso in crescendo con il primo titolo in carriera a Stoccolma e la prima finale in un Masters 1000 nel giro di due settimane. Avrà comunque tempo di costruirsi come giocatore in grado di competere con i top player per i grandi tornei. Questo è solo l'inizio.

 

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