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Eventi Internazionali

Il primo valzer di Thiem

L’austriaco n.5 del mondo conquista per la prima volta il titolo nella ‘sua’ Vienna, lottando per tre partite contro l’argentino Schwartzman, avanti di un set e 4-3 nel secondo. Ora che vince anche sul ‘duro’ è lui uno dei candidati alla leadership mondiale quando finirà l’era dei Fab 3

di Enzo Anderloni | 27 ottobre 2019

L’Austria è una delle tre o quattro nazioni tennistiche che possono aspirare ad avere presto un n.1 del mondo. Quando i favolosi ultratrentenni Feder, Nadal e Djokovic si saranno convinti di aver raggiunto “quota 100” il loro guerriero del fondocampo, Dominic Thiem è infatti in prima linea per la successione, n.5 del mondo e già capace di averli battuti tutti più di una volta, Nadal addirittura quattro volte sulla terra battuta.

Così oggi si sono radunati in massa alla Wiener Stadthalle per sostenerlo nel tentativo di conquistare per la prima volta il torneo di casa, quello che dovrebbe essere il suo nonostante la superficie sia l’hardcourt su cui il 26enne di Wiener Neustadt si disimpegna bene ma non come sul mattone rosso tritato.

C’era aria di festa e grande entusiasmo sin dai primi quindici, ma proprio a partire da quelli si è capito che battere Diego Schwartzman non sarebbe stato propriamente un giro di valzer.

L’argentino, n. 15 del mondo, 27 anni e solo un metro e 70 di statura, il più piccolo dei top 100, gioca praticamente a specchio con l’austriaco. Rovescio bimane invece che “monomane” come quello di Thiem ma stessa attitudine a picchiare forte da fondocampo cercando di mandare a spasso l’avversario dell’altra parte. La differenza sta però nel fatto che Schwartzman, in grande spolvero in questo finale di stagione, è ancora più rapido e colpisce con una gestualità più raccolta, quindi, sul duro, patisce poco le sbracciate potenti dell’austriaco. Ha mostrato subito di potercisi appoggiare d’anticipo e manda l’avversario in ritardo.

Così gli ha strappato subito il servizio e, in 53 minuti, portato via il primo set.

Non era questo che i viennesi si aspettavano. Nemmeno uno esperto come il grande Thomas Muster, barba bianca in prima fila sugli spalti, che su un tennis “alla Thiem” costruì una vittoria al Roland nel 1996 e la leadership mondiale l’anno dopo.
Martedì scorso avevano affollato con passione quello che l’organizzazione del torneo aveva battezzato ufficialmente “Thiem stag”, una giornata tutta dedicata a lui e culminata con la possibilità di sostenerlo nella partita d’esordio contro il francese Tsonga. Era filato tutto liscio: una festa.
Non altrettanto è successo nel giorno più importante. Già contro il nostro Matteo Berrettini, in semifinale, Thiem se l’era vista brutta, sotto di un set e 4-5 nel secondo. Ma in quel caso c’era la scusante di dover affrontare un’avversario in forte ascesa, dal tennis molto esplosivo, servizio e diritto devastanti, e quindi attrezzato per gli hard court.

Schwartzman era solo un alter ego più svelto ma con meno pedigree. C’è però da dire che l’argentino è parso in condizione stratosferica. In settimana aveva sofferto solo, al secondo turno, le bombe dello statunitense Sam Querrey. Nei quarti e in semifinale aveva fatto un sol boccone di Karen Khachanov e Gael Monfils, non proprio due mammolette.

Dunque Thiem ha dovuto provare a lottare punto a punto, a cavare il massimo dal servizio, a trovare un ritmo che valorizzasse la propria potenza e le rotazioni e togliesse un po’ di certezze allo ‘Speedy Gonzales’ di Buenos Aires.

A furia di caricare il top spin, alzare e rendere più profonde le traiettorie gli è riuscito il break sul 4-4. E tenendo il successivo servizio con abnegazione assoluta si è guadagnato la chance di giocarsi la terza partita. Dopo un’ora e 35 minuti, il sogno dei Wiener aveva ripreso vita.

Il primo game del set decisivo durava 12 minuti ed era subito il break per l’austriaco.  Da quel momento Thiem conduceva una gara ‘di testa’, sempre avanti ma senza potersi rilassare un secondo perché Schwartzman teneva, non mollava altri turni di battuta, provava a resistere in scia dell’austriaco. Fino al crollo finale, sotto la pressione di tutto il popolo della Wiener Stadthalle. Avanti 30-0 nel nono gioco, cedeva quattro punti di fila, il servizio, il torneo. Una gran partita di 2 ore e 25 minuti. E per Dominic Thiem era tempo del primo valzer. Peccato che la fidanzata francese Kiki Mladenovic sia impegnata Wta Finals di Shenzen: insieme all’ungherese Timea Babos forma la coppia n.3 del mondo.

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