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Federer, che pizze! Da 10 e lode

Decimo trionfo contro dieci avversari diversi a Basilea, nel torneo di casa. E' il secondo torneo che vince almeno dieci volte dopo Halle. Conquista il trofeo numero 103 in 153 finali. De Minaur perde la prima della stagione, dopo 3 successi, ma entrerà comunque in top 20.

di Alessandro Mastroluca | 27 ottobre 2019

Una lezione di tennis. Roger Federer si spinge in un luogo che Alex De Minaur non conosce e domina 62 62 la finale di Basilea. Lo svizzero conquista così il decimo successo nel torneo di casa, dove non perde dalla sfida per il titolo del 2013 contro Juan Martin Del Potro. Diventano così 103 in 157 finali i titoli di Federer, che solo ad Halle era riuscito a mettere per almeno dieci volte il suo nome nell'albo d'oro.

De Minaur, secondo australiano a giocarsi il titolo a Basilea dopo Mark Philipppoussis nel 1997, perde così la terza delle sei finali giocate in carriera, la prima in un torneo di livello superiore agli ATP 250.
Solo per i primi quattro, cinque game è riuscito a rimanere in partita e sognare la prima vittoria in carriera contro un top 5. Poi, quando Federer ha alzato il livello di gioco e si è messo a dipingere tennis, è rimasto in un ruolo da comprimario. Con la consolazione, non da poco, di fare il suo ingresso per la prima volta in top 20 dalla prossima settimana.

 

De Minaur spinge Federer ai vantaggi nel primo game ma tre gratuiti di fila complicano e non poco il suo match. Facilitano infatti il break del 3-1 di Federer. Il primo set è comunque più bilanciato nel suo sviluppo di quanto il punteggio possa far pensare. L'australiano per un set tiene di ritmo dal lato del rovescio e ha comunque il merito di non cercare strategie troppo diverse dai suoi piani abituali.

Nei primi game De Minaur risponde profondo, ma non perde campo. Roger gli varia ritmo, ricorre alle rotazioni in slice e in back, lo costringe ad allungare i tempi di manovra, a contrastare palle basse e morbide su cui non può appoggiarsi. E quando la palla si abbassa, l'efficacia di De Minaur scende. Il manifesto di questo principio arriva sul punto che chiude il primo set dopo 34 minuti.

Il secondo set, contro un Federer che supera i 20 vincenti, ha poca storia. Lo svizzero comanda il gioco, occupa il campo e toglie spazio di manovra all'australiano. Il suo tennis funziona quando assorbe l'energia della palla dell'avversario e può restituirla. Federer non gliene fa giocare due uguali e annulla l'effetto della sua leggerezza esplosiva in campo. 

Sul 5-2, con De Minaur pronto a servire per allungare la partita, sulle tribune dell'arena St.Jakob parte la 'ola'.
"Qui il pubblico si fa sentire non solo quando sono sotto nel punteggio e magari ho più bisogno di una spinta" ha detto Federer alla vigilia della finale. "I tifosi si divertono quando gioco bene, mi motivano a fare sempre meglio punto dopo punto. E' questo il vero vantaggio di giocare in casa".

Federer, come ha raccontato al sito dell'ATP, qui ha giocato le qualificazioni nel 1997 e ha debuttato l'anno successivo grazie a una wild card contro Andre Agassi. "Allora chi avrebbe mai pensato che avrei potuto avere una carriera così?". La prima sconfitta in finale, in cinque set contro Thomas Enqvist nel 2000, è ormai un ricordo lontano.

Di ricordi, però, gli restano quelli del suo periodo da ballboy: il video di Michael Stich che saluta il dodicenne Federer dopo aver vinto il titolo nel 1993 ancora si trovano sul web. Anche per questo, ogni anno Federer condivide una pizza con i ballboys alla fine del torneo.

 

Il "furetto" De Minaur, che lo considera un idolo insieme al suo mentore Lleyton Hewitt, non riesce a incidere come vorrebbe in risposta. Figlio di padre uruguayano e di madre spagnola, cresciuto ad Alicante dove ha studiato, si è fatto tatuare il numero 109 sul petto: è infatti il giocatore numero 109 ad aver rappresentato l'Australia in Coppa Davis. Ci sarà, per la prima edizione delle Davis Cup Finals, le finali a gironi e in sede unica, alla Caja Magica a Madrid. E chissà che non riesca a incontrare i suoi idoli del Real. 

Imbattuto tra semifinali e finali quest'anno prima della lezione di Federer, ha lavorato negli ultimi anni con uno psicologo dello sport. Dall'inizio del 2019, ha raccontato al sito dell'ATP, si sentono ogni giorno. "La testa è fondamentale" ha detto l'australiano, che ha sentito la pressione per le aspettative crescenti nel corso dell'anno. "Alleno la testa come faccio col mio fisico o con i miei colpi - ha aggiunto -. Il tennis è uno sport duro, ti mette di fronte a tante attese diverse, a tante forme di pressione. Avere accanto qualcuno che sappia rendermi più forte, che sappia liberarmi la mente è il cambiamento più importante per me".
De Minaur, che ha preso la patente in Spagna lo scorso inverno prima dell'inizio della stagione, ha imparato a guidare anche la sua carriera attraverso percorsi non sempre lineari. Si è fermato per un infortunio all'anca che l'ha penalizzato tra febbraio e maggio, ma ha chiuso la stagione in crescita e tornerà a Milano per le Next Gen ATP Finals. L'anno scorso ha perso in finale contro Stefanos Tsitsipas, che da quel momento ha preso il volo. De Minaur spera di poter fare lo stesso.

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clerici
clerici 27 ottobre 2019

Godiamoci ancora Re Roger finché dura..... dopo di lui non ci sarà nessuno per anni