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Shanghai, trionfa Medvedev l'illusionista

Il russo conquista il secondo Masters 1000 in carriera, e in stagione, nella sesta finale consecutiva. Zverev, che l'aveva sempre sconfitto finora, regge solo fino alla metà del primo set.

di Alessandro Mastroluca | 13 ottobre 2019

Il sole non tramonta mai nell'estate del re sole Medvedev. A Shanghai ha vinto il quarto titolo del 2019, nella sesta finale consecutiva. Ha chiuso con il quarto ace, ha dominato 64 61 Alexander Zverev con la tranquillità dei forti. Medvedev è un illusionista. Gioca colpi che non sono come sembrano. Sotto l'apparenza innocua, la palla sguscia, come vivesse una vita propria: resta dentro e gli avversari non riescono più a giocare. 
Fa sembrare normale quel che facile non è. Zverev, in evidente via di recupero dopo i dubbi della sua estate che invece vorrebbe dimenticare in fretta, non è ancora compiuto. Non del tutto fuori dal tunnel. Subisce due break, complice un pesante 24% di punti con la seconda, e perde la terza finale Masters 1000 sulle sei giocate. Ma può staccare e conservare, per ripartire, la reazione d'orgoglio e di testa dopo i cinque match point mancati nel secondo set del quarto di finale poi vinto contro Roger Federer.

Medvedev raggiunge le 59 vittorie in stagione, le 46 sul duro. Vince il settimo titolo in carriera e non si ferma. Nonostante la qualificazione già assicurata per le ATP Finals, Medvedev sarà in campo anche la prossima settimana a Mosca. Zverev aveva accarezzato l'idea di andare a Stoccolma in extremis, ma dopo la vittoria su Federer nei quarti ha ritenuto che fosse meglio recuperare per arrivare più fresco a Basilea e Bercy. Vista la sua esplosione estiva, e i 600 punti che non può conteggiare tra i migliori 18 risultati della stagione, presumibilmente Medvedev passerà a una programmazione con più qualità che quantità nel 2020.

Medvedev aveva sempre perso contro Zverev prima di questa finale. Ma, diceva ieri dopo la semifinale contro Tsitsipas con cui invece ha sempre vinto, "i precedenti non credo siano così importanti: è una partita diversa, con situazioni diverse".

Non più Next Gen ma ancora dentro una futurista iperbole di meraviglia, Medvedev e Zverev hanno qualcosa in comune: non sentono certo il bisogno di apparire simpatici. Non del tutto opposti, attaccano e difendono da dietro in maniera diversa: più servizio Zverev (66 ace e 81% di punti con la prima nel torneo fino alla semifinale), più elasticità e resistenza Medvedev. Il tedesco però non mette in campo la prima di servizio nei primi quattro punti. Pesa il turno di battuta a handicap contro un avversario che galleggia da un angolo all'altro senza sbagliare mai e si prende il break con lo svolazzo della palla corta.
 
Gioca su una nuvola, Medvedev, l'unico dopo Djokovic (17 tra 2015 e 2016), Federer (17 tra 2005 e 2006) e Nadal (9 nel 2013) capace di sei finali in sei tornei di fila. "Non sapevo fossero arrivati a diciassette di fila" ha detto dopo la semifinale, "è incredibile. Per me, essere arrivato a sei di fila compresi uno Slam e due Masters 1000 resta qualcosa che non avrei mai sognato di poter raggiungere".

Non solo. Ha vinto nove partite contro un top 10, otto di queste negli ultimi sei mesi: lo scarto nel passaggio di tempo, l'accelerazione improvvisa sulla via della gloria è evidente.  Nel suo tennis, nel suo stile, non c'è la sfrontatezza di chi brucia le tappe nella gioia dell'oggi. C'è il lavoro su se stesso di chi ha compreso cosa serva davvero per dare concretezza alle ambizioni.

Medvedev mostra improvvisi accenti di umana ansia da prestazione (10 gratuiti in meno di otto game) dietro una maschera di efficienza da macchina quasi perfetta. Gli scambi si allungano, Zverev prende ritmo al servizio ma l'effetto dura poco. Al passo avanti in termini di autostima, ne seguono due indietro. Due come i doppi falli consecutivi che chiudono il primo set. 

Si vedono comunque i margini per risalire dopo una stagione da oltre 40 vittorie, con uno/due titoli, tre finali ATP e un quarto di finale Slam: una stagione con qualche passaggio a vuoto di troppo, giudicata come molto negativa solo perché Zverev ha fissato uno standard, giustificato ambizioni, elevate da subito. Non si diventa per caso l'unico giocatore in attività insieme ai Fab Four (Nadal, Djokovic, Federer e Murray) con almeno tre titoli Masters 1000.
 

Primatista di vittorie complessive, solo sul duro e solo nei Masters 1000 in stagione, nel 2019 Medvedev ha perso solo 4 partite sulle 57 in cui ha vinto il primo set. Zverev apre il secondo set col secondo break subito di fila. E' praticamente la fine della partita. Ma la fine è un nuovo inizio per Zverev. Un giro di giostra che porta dritto a Londra, alla O2 Arena piazzata proprio sul meridiano di Greenwich. Un nuovo tempo sta per cominciare.

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