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Questo Federer può battere Djokovic?

Si affrontano per la terza volta in finale a Wimbledon. Il serbo ha vinto le ultime quattro sfide, lo svizzero non vince in uno Slam dalla semifinale dei Championships del 2012. Due ragioni per il sì e due per il no

di Alessandro Mastroluca | 14 luglio 2019

Sono i due giocatori che hanno vinto più partite negli Slam nell'era Open. Roger Federer e Novak Djokovic si incontrano in finale Wimbledon per la prima volta dalla semifinale di Bercy 2018, votata la miglior partita del circuito ATP della scorsa stagione, Slam esclusi. Il numero 1 del mondo è avanti 25-22, ha vinto nove delle 15 sfide nei major. Si giocano per la terza volta il titolo ai Championships. Giocano entrambi per la storia. Federer per il nono Wimbledon in singolare, Djokovic per eguagliare Bjorn Borg e Laurie Doherty a quota cinque. “Ho vinto abbastanza nel tennis per pensare di smettere in qualunque momento” ha detto il serbo. “Ma non lo faccio. Perché per me non è un lavoro. Mi diverte ancora e vorrei vincere più Slam possibile”. È la quattordicesima finale a Wimbledon tra le prime due teste di serie nell'era Open: la 1 ne ha vinte otto. Federer punta al nono titolo. Se dovesse riuscirci, diventerebbe il più anziano vincitore Slam dal 1968. Può farcela? Ecco due motivi per il sì e due ragioni per il no.

Perché sì 1: sta servendo meglio di Djokovic

Lo svizzero giocherà per la dodicesima volta in finale ai Championships: un record. Vincendo il titolo, Federer diventerebbe il campione Slam più anziano dell'era Open e il primo uomo a conquistare cinque major dopo i trent'anni. L'età trasforma la brevità in esigenza. I colpi di inizio gioco finiscono per assumere un valore dirimente. Quinto per punti vinti con la prima e secondo per rendimento con la seconda nel circuito ATP nelle ultime 52 settimane, in questa edizione di Wimbledon Federer ha numeri migliori di Djokovic al servizio. Ha realizzato sette ace in più, 56 a 49 (vuol dire 9,3 a partita, tre in più della sua media stagionale) e ottenuto il 36% di punti diretti contro il 33% del numero 1 del mondo. Praticamente identica la resa con la prima, ma in percentuale Federer vince l'11% in più con la seconda.

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Il servizio, ha detto Mats Wilander, “è probabilmente l'arma migliore di Federer: non è così potente ma è molto ben piazzato, ma Novak può trovare un modo di neutralizzarla e di entrare nello scambio”. Quello che Federer proverà a evitare, come è riuscito a fare in semifinale contro Nadal, con le direzioni di servizio e con la risposta al centro. “Gli piace giocare veloce e togliere tempo” ha detto Djokovic. “I giocatori come me o Nadal, che preferiscono avere un po' più di tempo, sono sotto pressione costante”. Il confronto dei dati che l'ATP rende disponibili sulle sfide nei Masters 1000 e alle ATP Finals dal 2011 al 2018, fanno emergere come Federer cerchi ancor più del solito, contro Djokovic, la prima a uscire da entrambi i lati con l'obiettivo di chiudere il punto più rapidamente. Nell'ultima finale contro il serbo, a Cincinnati l'anno scorso, al di là degli 11 ace ha vinto 25 punti su 50 negli scambi che hanno richiesto un colpo oltre il servizio, e solo 3 su 16 in quelli che ne hanno richiesti due. A Wimbledon, però, c'è margine per un'inversione di rotta.

Perché sì 2: mantiene il controllo del gioco

Nella finale persa a Cincinnati un anno fa, rivelava allora l'analisi di Craig O'Shannessy per il sito dell'ATP, Federer al servizio giocava in media scambi da quattro colpi sulla prima e cinque sulla seconda. Rispetto a quella partita, però, potrebbe pagare meno questo tipo di situazioni. Finora, infatti, a Wimbledon ha mantenuto un rendimento appena superiore del serbo negli scambi sotto i quattro colpi (+0,7%) e in quelli lunghi (+2,4%). Allo stesso tempo, ha vinto solo l'1% in meno dei punti tra cinque e otto colpi (58% a 59%), quelli in cui Djokovic fa spesso la differenza. Saranno i primi, però, a determinare l'indirizzo dello scambio. Togliere angolo in risposta è stata una chiave nella sua ultima vittoria contro Djokovic, e nel successo su Nadal. Il servizio e il primo colpo successivo gli possono permettere di tenere in mano il gioco ed evitare che Djokovic possa sistematicamente farlo muovere per aggredirlo nell'angolo sinistro. Un piano a cui Nadal, in semifinale, ha quasi rinunciato in nome di una partita più offensiva.

 La semifinale è il match in cui ha dovuto giocare più punti medio-lunghi, con 5-8 colpi, e ne ha vinti quasi due su tre (35 su 56). “Cercherò di dare del mio meglio per offrire il mio miglior tennis in modo equilibrato” ha detto Djokovic che più volte nel corso del torneo, da ultimo nel secondo set contro Bautista, ha perso sicurezza e precisione dal lato del dritto, “senza dubbio l'unico colpo del gioco robotico che a volte può incepparsi” ha scritto l'inviato dell'Equipe.

Perché no 1: non batte Djokovic negli Slam da 7 anni

“Djokovic sentirà la pressione” ha detto Wilander, “ma per Federer questa potrebbe essere l'ultima grande occasione”. Al di là del fattore ambientale, che presumibilmente vedrà il pubblico sbilanciato a favore dello svizzero, la storia recente farebbe pendere i favori del pronostico verso il serbo, che ha vinto gli ultimi quattro scontri diretti e otto degli ultimi dieci. Dall'Australian Open 2011, il disequilibrio è evidente: 20-9 in favore di Djokovic. Il serbo non perde contro Federer da quasi quattro anni (ultima sconfitta nel round robin delle ATP Finals 2015) e in uno Slam dalla semifinale di Wimbledon del 2012. Ha giocato un set in meno nelle prime sei partite del torneo, anche se è rimasto in campo mezz'ora in più. Ma l'energia risparmiata potrebbe rivelarsi fondamentale contro lo svizzero, chiamato a battere due top 4 in due partite di fila. E non gli è più riuscito proprio da Wimbledon 2012.

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Perché no 2: “l'effetto boa”

Djokovic punta a diventare il primo giocatore nell'era Open a vincere due Wimbledon di fila dopo i trent'anni. Ha un evidente atout dalla sua, l'efficacia in risposta. Secondo per punti vinti contro prima e seconda nelle ultime 52 settimane nel circuito ATP, ha breakato più di tutti in questa edizione del torneo, più di una volta ogni tre game di risposta (34 su 89). Ha messo in campo il 73% di risposte, il 5% più di Federer. Il 56% di punti vinti contro la seconda misura l'aggressività con i colpi di inizio gioco. Non a caso nella finale di Cincinnati dell'anno scorso, Djokovic ha generato una velocità media superiore in risposta da entrambi i lati e ha così messo le basi per la vittoria. La risposta dipende dalla sveltezza di riflessi, dal livello di brillantezza atletica e mentale. E Djokovic, ha detto Sebastien Grosjean all'Equipe, “non è stato davvero messo alla prova. Se conserva precisione al servizio e costanza in risposta è difficilissimo da battere. In effetti, Djokovic non difende. Blocca e poi contrattacca”.

È quello che O'Shannessy, entrato nel suo team, ha definito “effetto boa constrictor”. Djokovic, che ha perso il servizio solo due volte nelle ultime quattro partite, assorbe la fiducia degli avversari nel proprio piano di gioco e riempie di dubbi le loro menti. “E' uno dei più grandi talenti quando si tratta di recuperare immediatamente dopo aver perso il servizio” ha detto al quotidiano The Australian. “E quando hai fatto tanto per ottenere un break contro un avversario così, vedere il vantaggio svanire subito può abbattere un giocatore. E spesso può portarlo a perdere di nuovo il servizio in poco tempo. Contro Djokovic, devi giocare sempre il punto perfetto”. Il serbo, chiaramente, non è sceso nei dettagli su quelli che ritiene i suoi punti di forza al momento. Però un desiderio l'ha espresso: “Spero che i miei avversari sentano di dover fare contro di me il doppio della fatica per vincere un punto”. Finora è riuscito a passare dall'intenzione all'esecuzione del piano. Rispetto a Federer, può godere del privilegio della pazienza. Può aspettare di più, sa che il tempo in fondo è dalla sua. E non è un fattore da poco.