-
Eventi Internazionali

I trofei-gioiello di Wimbledon sono fatti così

Storia e curiosità delle coppe di Wimbledon, dal “The Gentlemen's Singles Trophy” che fu introdotto dall'All England Club nel 1887, al Venus Rosewater Dish. Misure, materiali, particolari e curiosità sulle coppe più ambite del mondo

di Marco Mazzoni | 13 luglio 2019

Se chiedete a un giovane tennista “Quale coppa sogni di vincere?”, la risposta è discretamente scontata: “Quella di Wimbledon!”. Esattamente lo stesso sogno di un giovanissimo Novak Djokovic, quando a soli sei anni si presentò, abbigliato di tutto punto, sul campo della mitica allenatrice Jelena Gencic sui monti della località turistica di Kopaonik, in Serbia. Quel piccolo talento ne ha fatta di strada... Di coppe dei Championships ne ha alzate quattro e domenica scenderà in campo contro Roger Federer per vincere la quinta.

GUARDA LE FOTO DI TUTTI I TROFEI DI WIMBLEDON

Wimbledon è la storia del gioco, dove tutto ebbe inizio. Che l'erba piaccia o meno, il suo fascino resta ineguagliabile, come il prestigio di iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro del torneo ed alzare il “piattone” del titolo femminile o la coppa del singolare maschile. Forse non tutti sanno che in realtà i campioni di Wimbledon non portano a casa il trofeo in palio. Quello resta sempre al club, esposto nel museo in una teca. Viene portato in campo per premiare il vincitore e la vincitrice, a cui spetta “solo” una copia, pure di dimensione un tantino ridotta... Con le finali 2019 di Wimbledon ormai imminenti, andiamo a scoprire dettagli e storia dei due trofei dei Championships, insieme a qualche curiosità.

La Coppa del singolare maschile

“The Gentlemen's Singles Trophy” che conosciamo oggi fu introdotta dall'All England Club nel 1887 come premio al vincitore del torneo maschile. Rimpiazzò la “Challenge Cup”, che a sua volta aveva preso il posto della “Field Cup”, primissima coppa dei Championships. La Field Cup fu in palio dal 1877 al 1883. Il regolamento sanciva che il trofeo sarebbe stato consegnato definitivamente a chi lo avesse vinto per tre volte.

La classe di William Renshaw imperversò sui prati londinesi dal 1881 al 1886, ben sei vittorie in fila, che gli permisero di portarsi a casa prima la Field Cup, quindi la Challenge Cup. Il club spese la cifra ragguardevole di 100 guineas per acquistare la coppa dell'edizione successiva, e lo spettro di perdere nuovamente quella somma in caso di un futuro tre volte campione fu considerato un rischio eccessivo. Si decise che dall'edizione 1887 il nuovo trofeo non sarebbe mai diventato di proprietà di un pluri-vincitore dei Championships.

Tutti i campioni del passato

La coppa è alta 18 pollici (45,72 cm) per un diametro di 7,5 pollici (19,05 cm). È fatta di “Silver gilt”, ossia argento dorato. Su di essa campeggia la scritta “The All England Lawn Tennis Club Single Handed Championship of the World”, mentre intorno sono incisi la data ed il nome del vincitore. Nel 2008 il nuovo nome di Rafa Nadal “completò” lo spazio a disposizione sulla coppa per i vincitori. Fu deciso quindi di accompagnare la coppa dall'edizione successiva (2009) con un piccolo piedistallo nero con una banda ornamentale argentata, per continuare la tradizione dell'incisione dei vincitori. Ogni anno il campione dei Championships riceve - oltre al sostanzioso assegno... - una replica della coppa, grande tre quarti l'originale (13,5 pollici), con incisi i nomi di tutti i campioni del passato.

Il piccolo Ananas

Il design della coppa è classico, in puro stile di fine ottocento. All'occhio più attento non sarà sfuggito il piccolo ananas che troneggia sul trofeo. Che cosa significa? Come ogni leggenda che si rispetti, non c'è una motivazione certificata. Per il gusto dell'epoca, era importante che gli oggetti di culto o valore avessero l'effetto “wow”, proponessero qualcosa di unico, un riconoscimento del proprio status symbol. Per quanto oggi possa sembrare strano, a quei tempi potersi gustare un buon ananas era qualcosa di molto raro.

Difficile trovare quel frutto, quindi una teoria molto accreditata parla di questa scelta particolare per conferire alla coppa un tocco esotico ed esclusivo. Una seconda teoria invece riporta ad un'antica tradizione della marina militare britannica. Pare che anticamente i capitani delle navi da guerra di Sua Maestà, di ritorno da una battaglia vittoriosa in un mare lontano a difesa dell'Impero Brit, esponessero proprio un ananas sulle colonne dell'ingresso della propria abitazione, piccolo trofeo da un paese lontano e buon auspicio per futuri viaggi e guerre.

Roger “battezza” la Coppa?

“The Gentlemen's Singles Trophy” è il nome ufficiale del trofeo. Non ce ne sono altri. Tuttavia l'otto volte campione Roger Federer pare abbia scherzato nell'estate del 2017 battezzando la sua ultima coppa londinese con il nome Arthur. Il tutto fu ideato e promosso dallo stesso Roger, che attraverso il proprio seguitissimo canale Twitter infiammò i suoi tifosi con un enigmatico hashtag “#GuessRF”, invitando a indovinare il nome da lui scelto per il trofeo. Qualche fan indovinò, pensando forse alla leggenda di Re Artù.

Purtroppo Roger non regalò alcun premio ai più arguti... Già in occasione della vittoria all'Australian Open 2017 Federer si divertì portando a spasso per le alpi svizzere la coppa di Melbourne, ribattezzandola Norman. In quell'occasione prese spunto dalla targa apposta sul trofeo stesso, “Norman Brookes Challenge Cup”.

Il piatto della Campionessa

“The Ladies' Singles Trophy”, chiamato anche “The Rosewater Dish” o “Venus Rosewater Dish” è uno splendido vassoio d'argento che spetta alla vincitrice dei Championships dal 1886, quando fu introdotto il challenge round.

Forgiato in argento sterling, in parte dorato, misura 18,75 pollici (47,625 cm) di diametro. Finemente decorato, il tema delle incisioni è la mitologia classica. La figura centrale e dominante è quella della Temperanza, seduta su un baule con una lampada nella mano destra e una brocca alla sua sinistra, insieme altri oggetti vari come una falce, una forchetta e un caduceo (o bastone alato) intorno a lei. Procedendo verso l'esterno, troviamo quattro settori intorno alla Temperanza, che contengono ciascuno una divinità classica con vari elementi.

La cornice successiva prima del bordo mostrano Minerva che presiede le sette arti liberali: astrologia, geometria, aritmetica, musica, retorica, dialettica e grammatica. Il bordo del vassoio ha uno stampaggio a forma di ovolo. Un trofeo classico, elegante, divenuto icona del nostro sport.

La vincitrice porta a casa una replica del vassoio leggermente più piccola dell'originale, largo 14 pollici. All'epoca era considerato un capolavoro della tecnologia: infatti fu forgiato con la nuova tecnica di “elettroformatura”, a sostituire l'industria del peltro.

Perché un piatto?

Come mai alla vincitrice spetta un vassoio, seppur molto bello, invece di una coppa come per il torneo maschile? La spiegazione deriva dall'epoca in cui vennero istituiti i Championships. A fine ottocento, il ruolo sociale della donna era prettamente quello della casalinga, anche se di alto rango. La donna si occupava dei figli, della casa e della famiglia. Proprio in casa la donna deteneva il “suo potere”, quindi un piatto straordinario era considerato un premio “adeguato” a rispecchiare il suo posto nella società di allora. Una reliquia di sessismo se vogliamo... ma ormai il suo valore è soprattutto simbolico, visto che da diversi anni il prize money è identico per uomini e donne, come il valore sportivo.

Roman Zoltowski, 35 anni di incisioni

Una delle storie più curiose riguardo i trofei di Wimbledon riguarda l'incisione dei nomi dei vincitori. La tradizione vuole che la delicata operazione sia svolta poco dopo il match point decisivo, per sancire in modo ufficiale il nuovo campione dei Championships.

Per ben 35 anni il mastro incisore di Wimbledon è stato l'artigiano polacco Roman Zoltowski. Considerato uno dei migliori al mondo in questa particolare arte, fu ingaggiato dall'AELTC nel 1979.
Il fascino del mio mestiere? La perfezione di qualcosa che non è perfetto, poiché realizzato a mano con strumenti particolari

Il suo lavoro non si ferma alle due coppe principali, ma riguarda l'intera competizione: doppi, tornei junior, veterani e tennis in carrozzina, per un totale di 48 differenti trofei ogni edizione. “Qual é il fascino del mio mestiere? Quello della professione stessa, ossia la perfezione di qualcosa che non è perfetto, poiché è realizzato interamente a mano, e con strumenti particolari”.

Proprio la strumentazione, di cui l'incisore è gelosissimo, ha reso il viaggio ai Championships una sorta di pellegrinaggio. Non è consentito volare con i suoi attrezzi, quindi Roman ogni anno caricava la sua borsa da lavoro sulla propria auto MG cabrio e via in strada per 18 ore, dalla Polonia direzione Londra SW19. Del resto l'intera vita dell'artigiano è stata un continuo viaggio. Figlio di un deportato in Siberia durante la seconda guerra mondiale, emigrò con la madre prima in Israele quindi a Liverpool, dove imparò il suo mestiere.
Fece ritorno in patria, con la famiglia, nel 1995, dopo il crollo del regime sovietico, iniziando così il suo viaggio annuale a Londra in occasione di Wimbledon. Quando ha chiuso la sua carriera nel 2015, Zoltowski ha seguito personalmente l'ingresso del nuovo incisore, l'inglese Emmet Smith, artigiano che lavora sui principali trofei del calcio e rugby britannico. Quanto tempo si impiega ad incidere sulla coppa anno e nome del nuovo campione? 18 minuti.

Vestito come la Coppa di Wimbledon

Il nome Chris Fava probabilmente non dirà niente ai tifosi del tennis. È un designer e stilista americano, grande tifoso di tennis, che ogni anno imperversa per l'All England Club (e pure sul centrale!) vestito in modo alquanto bizzarro. Si va dalle classiche fragole con panna al mitico falco Rufus.

Nel 2018 scelse di ideare ed indossare uno scintillante abito dorato che riproduceva la coppa dei Championships. Non ci credete?

Cercate il suo profilo Instagram (chrisfavabean): lo troverete con il suo eccentrico abbigliamento negli angoli nel club, sul Centrale e pure in mezzo ai tifosi nella classica fila per i biglietti giornalieri.
3ae65cb9-54fb-4c54-9d59-b3073ba4e017
Play