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Halep trionfa a Wimbledon, Serena ko

La Halep conquista sui prati londinesi il suo secondo trofeo Slam dopo Parigi 2018: la rumena in finale sfodera una prestazione maiuscola e batte in due set una Williams quasi irriconoscibile. Simona è la prima giocatrice del suo Paese a trionfare ai The Championships

di Tiziana Tricarico | 13 luglio 2019

La nuova regina di Wimbledon ha il sorriso radioso di Simona Halep, prima tennista (uomo o donna) del suo Paese, la Romania, a trionfare sul mitico Centre Court. Ilie Nastase, grande fan della sua connazionale, ci era andato vicino nel 1972 e nel 1976 ma non era riuscito a mettere le mani sul trofeo. Ed invece Simona ce l’ha fatta. In finale la 27enne rumena di Costanza, numero 7 del ranking e del seeding, ha liquidato per 62 62, in appena 55 minuti, Serena Williams, numero 10 Wta e decima testa di serie, costringendo la statunitense a rimandare ancora l’obiettivo di agganciare il record Slam di Margaret Court (24). La Halep, che ha battuto Serena soltanto per la seconda volta in undici sfide, da parte sua è diventata la decima giocatrice nell’Era Open ad aver vinto più di uno Slam (lo scorso anno ha trionfato al Roland Garros) e la dodicesima a vincere ai The Championships alla prima finale disputata. Simona ha messo in bacheca il 19esimo trofeo in carriera: da lunedì la 27enne di Costanza risalirà al numero 4 del ranking Wta ma questo poco importa per una che è stata a lungo sul trono. Quel che conta è il "Rosewater Dish" che stringe felice tra le braccia.

Ore 14: lezione di tennis

Probabilmente nemmeno nei suoi sogni più arditi la Halep aveva sperato in una finale così in discesa. Ed invece davanti a Kate Middleton, duchessa di Cambridge, moglie del Principe William, e Meghan Markle, duchessa del Sussex, moglie del Principe Hanri, grande amica di Serena (la Williams era tra gli invitati al matrimonio), una di fianco all’altra nel Royal box, Simona ha sfoderato una prestazione impeccabile. Inizio shock per Serena che si è ritrovata sotto per 4-0 perdendo per due volte il servizio (primo e terzo gioco) ed è sembrata impotente davanti ad una Halep mobilissima ed incontenibile, capace con le sue geometrie di disegnare il campo. Poi piano piano la Williams è entrata in partita ma oramai il primo set era andato ed infatti la rumena lo ha archiviato per 6-2 in appena 26 minuti. In avvio di seconda frazione c’è stato più equilibrio ma la Serena ha continuato ad essere troppo poco “coraggiosa”, aspettando sempre quell’attimo di troppo prima di colpire, mentre la Halep ha continuato a correre a recuperare ogni palla, anche la più impossibile. Nel quinto gioco un paio di tentennamenti di troppo della Williams hanno regalato il break a Simona che non ha tremato per nulla in vista del traguardo ed è salita 4-2. Nel settimo game, sotto 0-30, Serena ha messo finalmente a segno il primo ace dell’incontro, dopo 49 minuti…. Con una prima sulla riga ha evitato il 5-2, ma solo per poco. Evidentemente nelle stelle era scritto che questo dovesse essere il giorno di Simona che dopo il definitivo 6-2 si è inginocchiata sul Centre Court.

“Il sogno di una vita” -

“Non ho mai giocato così bene come in questo match” - ha detto una Halep dall’espressione ancora un po’ incredula per l’impresa appena realizzata -. “Serena ci hai ispirato tutte: è stato un onore affrontarti”, ha aggiunto rivolgendosi alla sua avversaria. “E’ stata un’emozione grandissima giocare davanti a questo pubblico e al Royal Box. Ed è incredibile avere tra le mani questo trofeo. Non dimenticherò mai questa giornata: è il sogno della mia vita che si è avverato”, ha detto ancora ringraziando la mamma, la sua famiglia e coach Daniel Dobre chie in tribuna non riusciva a smettere di piangere. “So che chi vince questo torneo diventa membro del club a vita (veramente basta arrivare in finale, ndr) quindi sono molto soddisfatta. Quest’anno ho cambiato un po’ il mio tennis per poter vincere sull’erba: finalmente sapevo cosa dovevo fare ed ora non vedo l’ora di tornare il prossimo anno”. Ed ha concluso con una dedica speciale per i suoi tifosi e per il suo Paese: “E’ grazie al vostro sostegno che trovo ogni giorno la forza dentro di me”.

La vittoria di una ragazza normale

Non fosse una campionessa di tennis Simona sarebbe la classica ragazza della porta accanto. Dotata di un fisico “normale” ha dovuto lavorare tanto per compensare in agilità e in anticipo quello che le mancava in potenza. Utilizza geometricamente il campo un po’ come faceva Martina Hingis ma ha una capacità di recuperare anche le palle più complicate maggiore rispetto alla campionessa elvetica. La Halep anno dopo anno è diventata sempre più consapevole dei propri mezzi: non vinceva un titolo da Montreal lo scorso agosto ma questo non le ha impedito di conquistare quello che per lei era il Major più complicato (vantava solo una semifinale nel 2014). C’è da giurarci che prima della finale - la quinta in uno Slam - abbia ricevuto i consigli anche di Darren Cahill, il coach che dopo averla portata sulla vetta del ranking e a vincere il suo primo Slam e che si è preso un anno sabbatico e che ha sempre creduto nelle straordinarie capacità della ragazza di Costanza.

Williams non pervenuta

Per la terza finale Slam di fila Serena non ha mai dato nemmeno l’impressione di poter vincere. E se lo scorso anno a Wimbledon contro la Kerber era passato ancora troppo poco tempo dal suo parto travagliato (appena 10 mesi) e se a New York aveva ceduto ancora prima ai nervi che alla Osaka stavolta, di nuovo a Wimbledon, è stato ancora l’aspetto emotivo a frenarla. Più di quello fisico (a causa dei problemi al ginocchio in tutta la stagione ha giocato appena 19 match). Non le anno dato sicurezza nemmeno i precedenti che la vedevano in vantaggio per 9 a 1 con la rumena. Con i suoi 37 anni Serena era la più “vecchia” finalista Slam dell’Era Open (battuta di un mese Martina Navratilova, finalista nell'edizione del 1994): a Wimbledon ha mancato l’ottavo trionfo ma soprattutto quel 24esimo Major - sta diventando una maledizione quasi come il Grand Slam – che le permetterebbe di agganciare il record di Margaret Court (24). “Simona è stata davvero bravissima. Quanto a me amo quello che faccio e adoro giocare su palcoscenici come questo”. Sorride Serena, anche se non può non essere tremendamente delusa. Per coronare il suo sogno dovrà aspettare ancora: se ne riparlerà a New York.