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Eventi Internazionali

La tensione di Berrettini... a Wimbledon plastic-free

Il milanese Marco Rossani è uno degli stringer ufficiali dei Championships: sulla sua macchinasono passateanche le racchette di Matteo. Attenzione alla sostenibilità (abolite le buste di plastiche in sala incordatura) e alle previsione del tempo, perché “Le condizioni climatiche incidono molto sulle scelte nella taratura”

di Enzo Anderloni | 10 luglio 2019

Anche quest’anno l’italiano più a lungo in gara a Wimbledon sarà lui: Marco Rossani. E proprio oggi, nel giorno più caldo per noi, quello della sfida sul Centre Court tra Matteo Berrettini e Roger Federer, ottavi di finale dei Championships, sulla sua macchina incordatrice elettronica, la n. 7 della sala "stringer", sono passate le racchette dell'azzurro.

La perfetta messa a punto degli attrezzi per questa partita ricca di attese e suggestioni passa dalle sue mani e dalla sua esperienza. Per le cinque Head Extreme Pro, piatto da 100 pollici quadrati, pattern d'incordatura 16x19, affidate a Rossani, Matteo aveva chiesto di montare la solita corda, un sintetico monofilamento della Signum Pro, il modello Firestorm, alla tensione di 23 chilogrammi per le verticali e 22 kg per le orizzontale. Il tutto pronto per le ore 12.30. E Marco ha eseguito, con la perizia di sempre, l'incordatura a 4 nodi (cioè eseguita utilizzando due spezzoni di corda) seguendo le specifiche riportate sulla ricevuta, che viene avvolta sopra il manico di ogni telaio e fissata con un elastico. Nell'osservare il dettaglio si nota anche l'abitudine di Berrettini di rivestire il cuoio con un overgrip  particolare, il Tournagrip, come quello che usava Pete Sampras: garantisce un'ottimo assorbimento del sudore e una presa più salda, sicura anche ai grandi battitori. 

Il primo nostro rappresentante nel team ufficiale degli incordatori è arrivato a Londra alla vigila del torneo di qualificazione, il 23 giugno. E da allora sta tritando una racchetta dopo l’altra, concentrato sulla parte artigianale del suo lavoro quasi con sollievo. È fatica fisica quotidiana e concentrazione sulla qualità del singolo pezzo: una semplice incordatura o una qualche piccola customizzazione. Niente a che vedere con lo stress degli Internazionali BNL d’Italia dove Marco è il punto di riferimento del team, di tutta l’organizzazione nella ‘buca’ degli incordatori, sotto il Campo centrale.

Eppure dopo qualche giorno a Londra, nonostante l’abitudine, le dita sono distrutte. Colpa della durezza di certi monofilamenti in poliestere che sembra fil di ferro. Ma ormai l’esperienza è tanta e consente di gestire anche questo stress fisico.

Una delle tante valenze che deve avere oggi un incordatore professionista cui non basta più solo saper sfornare piatti corde perfetti in 20 minuti. Deve saper pianificare, consigliare. E possibilmente essere anche un esperto in meteorologia.

“Le condizioni climatiche sono un elemento fondamentale per le scelte che i giocatori fanno per la taratura delle loro racchette. Se il clima è stabile come in questi primi giorni del torneo di Wimbledon, il nostro lavoro è semplice e fila via liscio. Gli atleti si affidano alle tensioni abituali, vanno sul sicuro. Anche con il caldo e con i campi piuttosto duri non ci sono variazioni importanti. Qualcuno ha voluto mezzo chilo di tensione in più, ma non è una variazione significativa. Ben altra cosa è quando arriva il brutto tempo”.

Che cosa succede quando piove?
“Si accumulano più problematiche. Quella climatica: temperatura e umidità. E quella dell’organizzazione. Finché pioviggina, o c’è una temperatura particolare ma si si riesce a giocare, l’incordatore non deve far altro che attenersi alla richiesta del giocatore. Nel momento in cui invece ci sono dei ‘delay’ sull’assegnazione del campo, o si deve aspettare un programma degli incontri rivisto e non si sa se uno deve giocare oppure no tu giocatore non riesci a fare programmi precisi. E questo si riflette, in termini di incertezza, sul tuo modo di interfacciarti con l’incordatore. Che resta lì anche lui, appeso… Non può che aspettare a sua volta e cercare farsi trovare pronto”.

Come ci si regola in questi casi?
‘L’ultima edizione degli Internazionali BNL d’Italia, con un’intera giornata cancellata per la pioggia e numerosi altre sospensioni del gioco, è stata massacrante ma ci ha insegnato molto. È stata anche quella durante la quale abbiamo avuto le maggiori soddisfazioni. Può sembrare un paradosso ma nei sette anni che ho vissuto nella “buca” degli incordatori ufficiali del torneo, questo è stato quello in cui abbiamo ricevuto maggiori attestati di gratitudine dai giocatori. Sono venuti praticamente tutti a salutarci di persona prima di partire. E avevano il sorriso di chi va a trovare un amico che ti ha dato una mano in un momento delicato e importante della tua attività”.

 

 

Come avete affrontato l’emergenza maltempo?
“I giocatori in quel frangente sentivano il bisogno di essere seguiti, direi quasi accuditi sul versante dell’attrezzatura, che per loro è fondamentale. Che poi è ciò che un bravo stringer deve saper fare. Ci hanno ‘messaggiato' a qualunque ora, hanno preso l’abitudine di avere un riferimento diretto all’interno del team, una persona, sempre la stessa, che lavorasse sulle loro racchette. Ci siamo scambiati il numero di cellulare, alla fine si è creata quasi un’intimità tra i tennisti e noi ‘meccanici' delle loro racchette. Il canale di comunicazione è stato soprattutto whatsapp, perché era fondamentale avere indicazioni scritte, evitare i fraintendimenti. Non ci sarebbe stato tempo per rimediare”.


Quali erano le richieste più frequenti?
“La cosa più curiosa è che venivano da noi la sera chiedendo: “Domani, che tempo farà? Noi scherzando indicavamo il cartello sulla porta e rispondevamo: “Scusa, ma qui c’è scritto “Stringing service”, non “Forecast”… Non siamo Giuliacci, non sappiamo. Allora prendevano il cellulare e volavano che guardassimo insieme le previsioni. Quasi a condividere la responsabilità di scelte delicate, in termini di tensione e di tempi di incordatura. Sbagliare rischiava di essere un po’ come sbagliare le gomme in Formula Uno o Moto GP. Appena usciva lo ‘schedule’, l’orario di gioco, partiva la sarabanda dei messaggini. “Dovrei giocare il secondo match. Incomincia a incordarmi due racchette alle 9.00. Poi, se non piove, vai avanti con le altre…”. Insomma un delirio”.

Quanto tempo prima del match va incordata una racchetta?
“Non esiste una regola, esiste un’abitudine del giocatore. Legata al fatto che, con le corde sintetiche monofilamento usate dalla stragrande maggioranza dei giocatori, c’è una perdita di tensione che comincia appena togli la racchetta dalla macchina e prosegue gradatamente anche se l’attrezzo non viene utilizzato. Dunque se in campo lo vuoi tarato come piace a te, devi fare anche tutti questi calcoli. È chiaro, tra l’altro, che a temperature più elevate il calo di tensione è maggiore rispetto a quando fa più freddo”.
Come si riesce a fare la scelta giusta?
“La grande novità di quest’anno è stato un approccio del tipo: io la vorrei con questa tensione e questa tempistica ma tu che cosa ne dici? Per noi incordatori è stata una consapevolezza e una responsabilità nuova che ci ha fatto davvero piacere. Voleva dire che ci eravamo finalmente conquistati la credibilità cui ambivamo. Il nostro parere contava, si fidavano di noi come fossimo i loro incordatori personali. Questo è il massimo cui uno stringer professionista può ambire. Quando entra in campo la pioggia il campo diventa più pesante, lento. Questo vale specie per la terra battuta ma anche l’erba cambia moltissimo quando il terreno si bagna. Anche la palla diventa più pesante e più lenta. Sulla terra spesso si diminuisce un po’ la tensione, per avere più spinta. Sull’erba è diverso perché il rimbalzo diventa più basso, la palla schizza di più. Sentirsi dire, una volta fatto insieme il punto delle esigenze, ‘ok, ci siamo capiti, fai tu’, è il massimo. Un tennista professionista che ti dice: fai tu, è il massimo riconoscimento che puoi ricevere in una sala incordature. Di solito i giocatori ti dicono: fai. Quando diventa: fai tu, hai vinto la tua partita”.
Quando piove il campo diventa più pesante, lento. Vale specie per la terra rossa ma anche l’erba cambia moltissimo quando si bagna
Com’è l’atmosfera quest’anno a Wimbledon?
“Come sempre iper-professionale. La scelta degli organizzatori di puntare alla massima sostenibilità ambientale del torneo, con tutte le soluzioni ‘plastic free’ possibili, ha avuto dei risvolti importati anche in sala incordature. Wimbledon è il primo torneo dal quale sono state eliminate le buste trasparenti in polietilene, le polybag. Questo ci faceva temere maggiori perdite di tensione. Per ovviare al problema l’ambiante è stato climatizzato e fino a quando le racchette non vengono ritirate dai giocatori la conservazione, sia del sintetico sia del budello naturale è perfetta. Hanno proprio voluto eliminare la plastica dal torneo. Anche noi siamo tenuti a fare una raccolta differenziata molto scrupolosa. Anche solo le bustine del budello, che sono riciclabili, vengono raccolte a parte. È una scelta condivisibile che ha incontrato il favore generale: nessun giocatore si è lamentato. Anzi no, uno lo ha fatto: era affezionato alla sua razione di racchette impacchettate. Uno su 256”.