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Eventi Internazionali

Wimbledon: la vendetta di Nadal, Kyrgios ko

Lo spagnolo supera Kyrgios che l'aveva sconfitto qui cinque anni fa. Dopo le polemiche di Acapulco della scorsa primavera, è un duello personale, prima che tecnico. Rafa ottiene la vittoria numero 50 a Wimbledon

di Alessandro Mastroluca | 04 luglio 2019

Alza il dito verso le tribune, Rafa Nadal. Chiama gli applausi, vuole l'abbraccio del pubblico. Nick Kyrgios, che dopo due set ha abbandonato gli orpelli dello showman, ha giocato un match lineare nella seconda parte. Ha rischiato anche troppo, però, giocato con troppa fretta. Nadal ha chiuso 63 36 76 76. In tre ore e quattro minuti ha perso 13 punti con la prima e 12 con la seconda. In una partita da 237 punti, ha commesso 16 gratuiti e completato 44 vincenti. Giocare contro un avversario così, per chi come Kyrgios si accende di fiammate discontinue, è missione francamente impossibile.

Nadal ha aspettato cinque anni per affrontare di nuovo a Wimbledon Nick Kyrgios, che nel 2014 diventò il giocatore con la più bassa classifica a battere un numero 1 del mondo in uno Slam dal 1992. Da allora, è rimasto un simbolo di singole, estemporanee apparizioni. Come Paganini, lui non replica. Vive di ispirazioni, di improvvisazioni, di chiaroscuri accentuati, moltitudini che diventano contraddizioni. Nadal, feroce e lineare nell'applicazione, nella dedizione, nella vocazione all'auto-miglioramento, diventa il nono giocatore con più successi a Wimbledon e raggiunge il terzo turno per la decima volta. 

Entrano sul centrale e non si guardano. A rete saltellano come due pesi massimi prima di salire sul ring per il combattimento che vale il titolo. Non è Rumble in the Jungle né Thrilla in Manilla, i due storici incontri di Muhammad Ali contro George Foreman nella giungla a Kinshasa e Joe Frazier nelle Filippine. 

Nadal lo imposta da subito su efficienza feroce, servizio e dritto. Determinato nelle esecuzioni, lo spagnolo lo sfida anche sulla diagonale destra. Gioca con l'aria di chi non vedeva l'ora di vendicarsi dopo la sconfitta di Acapulco. Quella sfida, per i medical time-out dell'australiano più che per il risultato, per un percepito senso di mancanza di rispetto verso il gioco, ha lasciato segni evidenti. “Quando vince fa i complimenti a tutti e tutto va benissimo, ma appena perde cambia” aveva detto Kyrgios allora. "Non ci andrei al pub a bere una birra" ha ripetuto prima di questa sfida. L'australiano l'ha trascorsa proprio così la sera prima della partita, al pub Dog and Fox a Wimbledon.

Ogni pretesto è buono per stuzzicarsi. Anche il tempo che Nadal ci mette a prepararsi in risposta: è troppo lento, dice Kyrgios. Sei troppo veloce, gli fa notare l'arbitro. Bastano otto game per il primo servizio da sotto: ace sul 40-0, 3-5. Nadal per un attimo sorride, in fondo se l'aspetta: prima o poi sarebbe successo. Resta concentrato  però. I fischi, prevedibili, arrivano.  Ma se l'ha giocato Chang a 17 anni al Roland Garros contro Ivan Lendl, allora intoccabile numero 1 del mondo, e non è esplicitamente vietato dal regolamento, non si può escludere dallo scenario: l'ha ammesso anche Thiem che tanti ne ha incassati da Bublik al Roland Garros.

Kyrgios piu' lineare

Kyrgios però vince 17 punti nel primo set contro i 26 di Nadal che ottiene il 92% di punti con la prima e l'80% con la seconda nel primo set. 

Quando l'australiano rinuncia allo show e si concentra sul gioco, tiene lo scambio più lungo dall'inizio della partita e lo stappa col dritto lungolinea che gli vale il break del 2-0 nel secondo. Nadal mantiene un evidente vantaggio competitivo sulla diagonale del rovescio. Kyrgios usa tutto il campo per salvare due palle del controbreak. Nadal, che ha meno tempo di girare intorno al rovescio, varia angoli e direzioni. Modula colpi profondi e slice bassi, Kyrgios col solito dritto dalla preparazione cortissima guadagna profondità, presa del campo e controllo del gioco.

Nadal rimpiange l'errore di direzione e valutazione sulla seconda palla del possibile controbreak, gioca un passante lungolinea con il diagonale tutto aperto, si adatta. "Sarebbe stato un ottimo calciatore" ha detto Jose Mourinho (che ha conosciuto lo zio Miguel Angel ai tempi del Barcellona), a Wimbledon anche per supportare Joao Sousa, primo portoghese a raggiungere due volte il terzo turno a Wimbledon in singolare maschile. 

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Opposti perfetti

Kyrgios, con le due sorelle Bouchard a sostenerlo, si applaude polemico per aver regalato il controbreak a zero con quattro errori. Alterna proteste sopra le righe con l'arbitro Dumusois, che secondo lui non penalizzerebbe le perdite di tempo dello spagnolo, e qualche soluzione che non è in nessun manuale del gioco. Riprende il break e rimette la partita in equilibrio.

"Kyrgios e Nadal sono opposti perfetti e il circuito ha bisogno di entrambi" ha detto all'Equipe Jean-François Caujolle, direttore del torneo di Marsiglia. "C'è l'iper-professionista e lo spirito libero, il rispettoso e il ribelle istintivo. Uno si allena col massimo della dedizione, rispetta le persone e la tradizione. L'altro non vuole rispettare niente e nessuno". Finisce anche per risultare pretestuoso negli accenti polemici contro l'arbitro. Nadal accenna a provocarlo. Lascia il campo alla fine del primo set, aspetta tutto il tempo possibile per rientrare alla fine del secondo. Però non non scivola sul canovaccio dell'avversario, non crea il caos per trarre energia. Anzi stampa due ace per iniziare il terzo set. E' questo il suo ruolo in commedia, manifestare il valore della regolarità.

Molto di personale

E' una faccenda maledettamente personale. Si studiano, si guardano, cercano corde sensibili da pizzicare. Kyrgios azzarda, rischia, gli tira addosso. Ma è lo stesso Kyrgios che convince l'avversario a chiamare il Falco perché una sua palla giudicata fuori era invece buona.

Quando il momento conta, Nadal non deroga dallo schema base. Nei primi tre set, quattro volte su cinque gioca di dritto il primo colpo dopo il servizio. Niente è casuale, nemmeno lo sfogo del maiorchino che esulta rabbioso dopo aver vinto il terzo set e chiama gli applausi. E' il Nadal gladiatore che conquista la folla, peraltro già disposta molto meglio verso di lui che verso il sovvertitore di ogni principio di bon ton in campo.  

Nadal amministra i turni di battuta, accelera e rallenta, toglie riferimenti. Non legge sempre bene le palle corte di Kyrgios, che interpreta un quarto set molto lineare segnato da soli due errori contro 13 vincenti.

Vendetta, tremenda vendetta

E la vendetta si compie, fredda e dritta. Con gli ultimi due tiebreak a marcare la distanza tra chi non smette di lavorare per dare concretezza a un sogno e chi ha definito una diversa scala di priorità e si accontenta di presentimenti, fugaci momenti di gloria. Nadal fa la differenza per tutta la partita col colpo meno appariscente ma più determinante, oggi, del suo repertorio, il servizio. Scava la differenza tra l'esecuzione e l'intenzione. Festeggia la vittoria numero 50 a Wimbledon. Una vittoria aspettata, cullata, immaginata. Maturata al termine di una partita manifesto del nuovo Nadal, più essenziale, votato alla chiusura rapida del punto, al non concedere tempo di reazione e spazio di manovra.

"Kyrgios è un avversario tosto, quando ha voglia di giocare è uno dei giocatori più duri da affrontare. E contro di me ha voglia quasi sempre" commenta a caldo dopo la partita. "Ho visto e sentito tutto, mi sono accorto di tutto durante il match ma non voglio commentare. Certo, vedere alcune cose mi infastidisce. E' incredibile quanto bene possa arrivare a giocare e quanto rapidamente riesca a dimenticarselo. Potenzialmente, sarebbe un campione Slam". Quando va a stringergli la mano, Kyrgios vede tutto quello che non è. Tutto quel che avrebbe dovuto essere per cancellare il "potenzialmente" dai suoi risultati. Per passare dall'intenzione all'esecuzione.