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Eventi Internazionali

Barty e Kerber ok. Muguruza e Sharapova sprofondano

L'australiana n.1 del mondo passeggia contro la cinese Saisai Zheng: ha il tennis per confermare sull'erba la leadership conquistata a Parigi. La tedesca, campionessa uscente, domina Tatjana Maria. La spagnola, vincitrice nel 2017, fuori subito contro la n.121 del mondo; la russa si infortuna al polso lottando con la francese Parmentier, più anziana di lei

di Enzo Anderloni | 02 luglio 2019

Dopo l’esordio di Novak Djokovic ieri alle 14.00, il palcoscenico del Centre Court era tutto per Angelique Kerber, n. 5 del mondo ma n.1 uno nella gerarchia dell’ospitalità di Wimbledon in quanto campione uscente. L’urna le aveva riservato, per questa prima passerella londinese, un compito non arduo: la connazionale Tatjana Maria, 31 anni come lei. Una giocatrice che conosce bene e non ha mai temuto.

Angelique ne ha approfittato per un’esibizione tranquilla, ideale per iniziare il percorso di difesa del titolo: 6-3 6-3 in un’ora e 21 minuti. Tra lei e un nuovo Venus Rosewater Dish, il mitico piattone d’argento istoriato della vincitrice, ci sarà probabilmente già nei quarti di finale, l’altra grande protagonista che aveva terminato la sua prima fatica poco prima di lei sull’altro campo nobile del torneo.

Tutto facile infatti per Ashleigh Barty nel match d’esordio sul campo n.1 di Wimbledon, quello con il tetto nuovo di zecca. Non c’era da proteggersi dalla pioggia oggi e nemmeno da insidie particolare da parte dell’avversaria, la cinese Saisai Zheng, 25 anni, n.43 del mondo.

L’australiana, 23 anni, non solo era nettamente più forte ma anche molto meglio attrezzata per il tennis su erba, considerata la varietà del suo bagaglio tecnico e la notevole esperienza da doppista, quindi esperta nel gioco al volo. Terzo turno in singolare lo scorso anno, Barty è stata finalista nel 2013 (con la connazionale Casey Dellacqua) e due volte quartofinalista nel torneo a coppie di Wimbledon. Ha vinto anche gli Us Open con la statunitense Coco Vandeveghe nel 2018 e gli Internazionali BNL d’Italia quest’anno con Viktoria Azarenka tra i 10 titoli che rendono ricco il suo palmares.

Nel Tempio del tennis è chiamata a confermare la fresca leadership, il ruolo di numero uno che si è meritata conquistando il suo primo Slam al Roland Garros. Le qualità per farlo di certo non le mancano, come ha recentemente sottolineato un signore che se ne intende, un certo Rod Laver. 

Muguruza sempre più giù - Continua la rovinosa caduta della statuaria Garbine Muguruza. La spagnola di origine venezuelana, già numero 1 del mondo e vincitrice a Wimbledon solo due stagioni fa, è scesa al n.27 del ranking. Partita comunque come testa di serie del torneo ha trovato modo di farsi estromettere dalla brasiliana Beatriz Haddad Maia, n.121 del mondo, che ha Wimbledon aveva giocato solo due partite nell’edizione 2017. E’ finita 6-4 6-4 in un’ora e mezza. E si continua a non capire come una giocatrice di 25 anni, con quel fisico (un metro e 83), due titoli Slam nel palmares, possa girare così a vuoto

IL TABELLONE FEMMINILE

Vecchia cara Maria, che malinconia… - Grantoli, rantoli, espirazioni esagerate e affannose: Maria Sharapova della vecchia se stessa ha solo i rumori. Perchè la palla non va. E il suo match con la francese Pauline Parmentier, n.88 del mondo, è una battaglia tra ultra trentenni che fanno fatica. 32 anni, ricordiamo, la statuaria russa, addirittura più giovane della transalpina che ne ha già compiuti 33.

Un match che non avrebbe dovuto esistere anche perché visto che Maria è stata n.1 del mondo, ha vinto una volta il torneo ed è arrivata tre volte in semifinale mentre Pauline ha un best ranking di n.40 in oltre un decennio di onorata carriera non è mai andata oltre il secondo turno su quest’erba.

Invece si sono reciprocamente bastonate per oltre due ore, correndo e sbuffando, spettacolari nella loro baruffa, ma senza produrre la profondità e il peso di palla che servono per giocare da prime della classe.

Così se le sono date di santa ragione  per ritrovarsi in parità, con la Parmeintier capce di vincere il secondo set al tie-break dopo aver perso il primo. Poi in avvio di 'terzo' il polso di Masha ha fatto crack. E sullo 0-5 ha deciso di ritirarsi. Un finale carico di malinconia.

Stephens diesel, avanti piano - Ieri la sfida generazionale tra Cori Gauff, 15 anni e Venus Williams, 39. Oggi l’esordio di Sloane Stephens, n.9 del mondo e del tabellone, indicata a un certo punto come erede al trono di Serena Williams. Non ha brillato particolarmente, la vincitrice degli Us Open 2017, parsa a più riprese un po’ impacciata sull’erba londinese.

La trentenne svizzera Timea Bacsinszky non è stata però avversaria probante: troppo diverso il peso di palla tra le due giocatrici, anche se il curriculum dell’elevatica a Wimbledon valeva quella della statunitense. Quarti di finale nel 2015 proprio come la Stephens nel 2013 e due terzi turni nelle ultime due edizioni contro l’uscita secca all’esordio della 26enne nativa della Florida nella quale gli Stati Uniti hanno riposto non poche speranze.

E’ finita 6-4 6-2 in un’ora e 8 minuti senza brividi, se non quelli (piccoli) che la Stephens ha regalato prima involandosi con largo vantaggio in entrambe le partite poi complicandosi un pochino la vita al momento di chiuderle. Ha un buon tabellone: il primo ostacolo di un certo peso arriva tra due turni ed è la britannica Konta, efficacissima quest’anno sul ‘rosso’ (finale a Roma, semifinale a Parigi) ma deludente nelle prime prove sull’erba.