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Eventi Internazionali

Gauff, orizzonti di gloria

Temi e personaggi della prima giornata di Wimbledon. La 15enne batte Venus Williams. Da quando ha otto anni, suo padre le dice che può cambiare il mondo. "Voglio essere la migliore" dice. Esce Alexander Zverev, che ha problemi fuori dal campo. Tsitsipas non cerca alibi con la giovane età

di Alessandro Mastroluca | 02 luglio 2019

Ci sono giorni in cui ti guardi allo specchio e capisci che il tempo ha cambiato direzione, ha guadagnato una velocità inattesa, uno scarto imprevisto. È successo a Wimbledon nel giorno del debutto di Bjorn Borg, nella domenica del primo trionfo di Boris Becker o di Maria Sharapova. È successo quando Cori Gauff, 15 anni e un compito di scienze per la scuola completato la sera prima del turno decisivo di qualificazioni, ha completato la vittoria su Venus Williams, che a Wimbledon ha giocato la sua partita numero 106, più di ogni altra giocatrice in attività.

 

“In campo non pensavo a Venus, cercavo solo di giocare il mio tennis” ha detto, come riporta il sito della WTA. “Non importa chi ho di fronte, voglio vincere. È a questo che penso ogni volta”.

Venus, la più anziana in tabellone, aveva giocato già quattro delle sue nove finali complessive ai Championships prima che Gauff, la più giovane qualificata a Wimbledon nell'era Open, nascesse. Finalista allo Us Open junior a tredici anni, la più giovane di sempre nel torneo, Gauff ha ammesso che ha iniziato a giocare grazie all'esempio di Venus e Serena Williams, alla loro lezione di orgoglio, al loro esempio che ha tracciato una diversa strada possibile per le ragazze nere in America.

 

Per questo alla fine della partita ha abbandonato la seriosa incoscienza che solo la forza della motivazione e l'illusione di giovanile invulnerabilità possono dare. “E' la prima volta che piango dopo una vittoria” ha ammesso nell'intervista a caldo dopo la partita. “Non so spiegare come mi sento. Dopo ogni punti mi ripetevo di stare calma, mi dicevo che le righe sono sempre le stesse, che il campo non ha una dimensione diversa”.

 

Papà Corey, che esultava a ogni punti, e mamma Candi hanno seguito la road map tracciata da Richard Williams. Non nello stile impositivo, certo. Ma nella sostanza di un percorso che ha portato Cori dai campi pubblici di Pompey Park a Delray Beach fino a Wimbledon. “La famiglia Williams mi ha fatto capire che era possibile” ha detto al New York Times Corey, che fa anche da coach della figlia, alla vigilia dei Championships. Patrick Mouratoglou, che la aiuta quando si allena alla sua accademia, ne è rimasto impressionato. “A suo modo, al suo livello, Cori sta già facendo la storia. È la più giovane a fare questo, a fare quello, le aspettative sono già enormi”.

 

Prima di compiere 15 anni, Gauff aveva già contratti pluriennali di sponsorizzazione e un accordo con la Team 8, l'agenzia di management di Roger Federer. In campo ha detto che le piace tirare forte. È uno dei suoi lati che la avvicinano a una quindicenne tipica, come la passione per il musicista Jaden Smith. Conserva però la curiosità per la storia afro-americana. Durante il Black History Month, il mese che ricorda passaggi della lotta per i diritti civili e l'uguaglianza fra le razze, ha condiviso una story su Instagram sulla ricorrenza del 19 giugno, giorno dell'emancipazione degli schiavi.

 

Suo padre non fa che ripeterle che con la racchetta può cambiare il mondo, da quando ha otto anni. “Voglio essere la più grande” conferma. “Certo, non puoi mai sapere che succederà, non ci credo al 100%. Però se fossi entrata in campo pensando: 'Vediamo quanti game riesco a fare contro Venus', di sicuro non avrei vinto”.

 

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I dolori del giovane Zverev

Se Gauff ha davanti cieli immensi, Sascha Zverev e Stefanos Tsitsipas sentono di fronte stelle basse oppure niente. Il tedesco racconta sul volto in conferenza stampa una tristezza più profonda e più lontana, che non si spiega solo con la prima eliminazione al primo turno a Wimbledon. "Fisicamente riesco a reggere anche 10 set, non è quello il problema “dice. I problemi sono altri, spiega. Nascono fuori dal campo. “Gli ultimi due giorni sono stati durissimi per me, sul piano personale”. Non offre dettagli sulla teoria di pensieri scuri, densi, annuvolati. Spiega solo che “la fiducia adesso è sotto zero”.

 

Di problemi negli ultimi due giorni ne ha avuti anche Stefanos Tsitsipas. Le affinità elettive con la teatralità e la profondità, anche solo mostrata, non gli mancano.

Tsitsipas: L'età non è un alibi

“Se avessi vinto non me lo sarei meritato. Ho giocato male. Fabbiano è stato molto più solido, ha giocato meglio di me” ha detto Tsitsipas. Come Agassi conserva come un non sradicabile desiderio di approvazione che passa anche attraverso le parole, un uso quasi psicanalitico di certe conferenze stampa. È due anime, Tsitsipas: una la racconta in campo, una fuori. “Prima del torneo avevo paura. Negli ultimi due giorni mi sono allenato e ho avuto problemi alla risposta, al servizio, non ero coordinato. Ho calpestato la mia racchetta, e non lo faccio praticamente mai”. Ha ammesso che la delusione per la sconfitta di Parigi in fondo non gli è ancora passata. Le aspettative, quando si alzano, creano una barriera di responsabilità, un bagaglio non semplice da portare se insieme devi anche essere il creatore del gioco. Ma l'età, dice, è solo un alibi per giustificare, una maschera per nascondere, un senso di inferiorità. “Alla mia età, Federer e Nadal erano già professionali e continui” ammette Tsitsipas che forse prenderà una pausa anche se, spiega, sente di non meritarla del tutto.

Karlovic e Aliassime, la vittoria non ha età

L'età può diventare anche solo un numero. A 18 anni, Felix Auger-Aliassime, primo nato negli anni 2000 nel main draw di singolare maschile a Wimbledon, vince il suo primo match in uno Slam. Non aveva mai giocato nel circuito maggiore sull'erba, ma quest'estate ha scoperto che davvero sui prati possono nascere speranze, anche se ai Championships non si vede un semifinalista under-20 dal 1987. A 40 anni e 136 giorni Ivo Karlovic, il più anziano in tabellone dai tempi di Ken Rosewall nel 1975, ventunesimo over 40 nel main draw del singolare maschile a Wimbledon, batte Arnaboldi e centra il secondo turno. Il tempo prende e il tempo dà. E le stelle d'occidente, come canta Bruce Springsteen, brillano di nuovo.