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Eventi Internazionali

Wimbledon, stretta è la via per le stelle

Iniziate le qualificazioni maschili, un torneo durissimo, con le prime sorprese: fuori tre delle prime cinque teste di serie. Avanza la numero 1, Moutet. Quattro azzurri su tredici al secondo turno. Bolsova prima favorita al femminile. Babos-Lisicki primo turno vintage

di Alessandro Mastroluca | 25 giugno 2019

La prospettiva di entrare in tabellone nel torneo più ambito e prestigioso del mondo. Il sogno i sfilare in bianco sul Centrale dove la palla suona come in nessun altro posto. La forza delle motivazioni sull'erba che non consente errori trasforma le qualificazioni di Wimbledon in un percorso con più insidie che certezze.

 

Già in questa prima giornata sono cadute tre delle prime cinque teste di serie del tabellone maschile: lo svizzero Henri Laaksonen (n.2), il tedesco Yannick Maden (3) e Stefano Travaglia, uno dei sette azzurri già fuori all'esordio. Hanno passato il turno, dei tredici italiani in tabellone nel torneo maschile, Stefano Napolitano, Salvatore Caruso, Gianluca Mager e Andrea Arnaboldi.

 

Sull'erba, soprattutto i primi giorni quando ancora non è consumata all'altezza della riga di fondo, la rapidità degli scambi livella le differenze e facilita le sorprese. Ha evitato di cadere al primo ostacolo la testa di serie numero 1 Corentin Moutet, l'utimo dei giovani talenti della nouvelle vague francese a entrare in top 100. Elegante e raffinato in bianco, preferisce essere conosciuto per la creatività che sprigiona in campo anche se sui social posta i suoi video mentre suona il piano e condivide passaggi delle poesie che scrive. “Ma quelli sono hobby” ha detto al sito del torneo, “io sono un tennista”. Classe 1999, numero 85 del mondo, sull'erba ha giocato pochissimo dopo la semifinale junior a Wimbledon di due anni fa. Arriva dal titolo Challenger vinto a Lione, il secondo della stagione dopo il successo a Chennai di febbraio. È il primo teenager a vincere almeno un Challenger in tre anni di fila dai tempi di Evgeny Korolev (2005-2007). Il terzo turno a Parigi ha reso evidente il cambio di passo iniziato con la scelta del nuovo coach, Emmanuel Planque, ex tra gli altri di Lucas Pouille.

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Delle prime cinque teste di serie è passato solo l'australiano Popyrin che ha superato le qualificazioni anche a Stoccarda e perso solo 8-6 al tie-break del terzo contro Milos Raonic. “Grande servizio, colpi puliti e buoni spostamenti nonostante la stazza fanno di Popyrin un tennista pericolosissimo su erba e tra i nomi su cui puntare per l’approdo al main draw” scriveva Alessandro Nizegorodcew

 

Sono ancora in tabellone anche Noah Rubin, campione a Wimbledon junior nel 2014, e Tommy Paul, che ha vinto il Roland Garros under 18 l'anno dopo: due statunitensi in cerca di maturità alle prese con gli effetti di aspettative cresciute troppo presto e con i progressi più evidenti di Frances Tiafoe e Taylor Fritz. “Prima ci stavo male” ha detto il 23enne Rubin, che ha superato solo un turno in uno Slam, all'Australian Open 2017 prima di perdere in tre set contro Roger Federer. “Pensavo che avrei meritato di avere una certa classifica. Ma nel tennis niente ti è dovuto. È uno degli sport più duri al mondo. Ci sono sei o sette campioni che ce la fanno a vincere gli Slam e noi altri dobbiamo lottare di più ma alla fine ne vale la pena”. Lo spirito giusto per affrontare le qualificazioni, e il senso della difficoltà che si incontra nel superarle sono in queste mature considerazioni.

Con il leone tatuato lungo tutto l'avambraccio sinistro e uno stile decisamente personale, Aliona Bolsova, prima testa di serie delle qualificazioni femminili, non è certo il profilo che più facilmente si può associare all'atmosfera snob di Wimbledon. Anche perché al Roland Garros, dove ha raggiunto gli ottavi all'esordio, si è fieramente raccontata come “una del popolo”. Ha conosciuto le difficoltà di crescere con un padre, atleta arrivato fino alle Olimpiadi, che vorrebbe dimenticare. Ha superato infortuni, dubbi, a Parigi ha giocato dopo aver saputo che uno dei suoi primi maestri era morto di cancro. Lottare, dunque, è un verbo che conosce bene. E dovrà dimostrarlo da subito, contro la quindicenne Cori “Coco” Gauff, la più giovane finalista di sempre allo Us Open junior.

La ventenne russa Anna Blinkova, testa di serie numero 2, ha superato un turno nel main draw l'anno scorso: ha sconfitto Yafan Wang ma invertire il pronostico contro Kiki Bertens si è rivelata una missione impossibile. Rimane la sua unica vittoria ai Championships. Il terzo turno al Roland Garros, primo major in cui abbia vinto più di un match, e il quarto di finale all'ITF di Ilkley potrebbero darle la spinta, la fiducia, per battere l'australiana Zoe Hives al primo turno. Cercano un angolo di cielo la terza testa di serie, Lauren Davis, e la quarta, Misaki Doi, che continuano a galleggiare in cerca di una dimensione.

 

Sta costruendo la sua Destanee Aiava, enfant prodige del tennis australiano che ha già convissuto con una responsabilità difficile da reggere a meno di vent'anni. “Sono l'unica risorsa economica della mia famiglia” diceva l'anno scorso. Il tennis c'è, la leggerezza sembrerebbe aumentata quest'anno. La metterà alla prova Martina Di Giuseppe, una delle quattro italiane in tabellone.

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Martina Trevisan debutta contro Jessika Ponchet, 22enne francese wild card all'ultimo Roland Garros, che quest'anno si è qualificata per il main draw a Hua Hin e Bogotà. Jasmine Paolini sfida la russa Varvara Flink, ex numero 2 junior mai entrata tra le prime 100 del mondo. Giulia Gatto-Monticone, infine, sfida Raluca Georgiana Serban, ventiduenne rumena di Costanza, come Simona Halep, che dallo scorso dicembre è passata a rappresentare Cipro.

 

Le qualificazioni, la via d'accesso meno glamour all'Olimpo del lawn tennis, regalano perle vintage che hanno il profumo dei libri rari, rilegati in pelle, riscoperti per caso. La finalista del 2013 Sabine Lisicki, che ha avuto bisogno di una wild card per essere in tabellone, debutta contro Timea Babos, proiettata verso una seconda carriera di successo da doppista con l'amica Kiki Mladenovic. Hanno appena vinto il terzo Slam insieme, al Roland Garros, ma il fascino di Wimbledon resiste alla prova del tempo.