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Anarchia Wta. E Parigi non ha chiarito certo le idee…

Il trionfo inatteso di Barty al Roland Garros ha tirato fuori un’altra candidata per il trono mondiale sempre più traballante della Osaka. Per l’australiana la stagione sull’erba può rappresentare l’autostrada per la pole position di un circuito rosa alla disperata ricerca di una leader. Resta da vedere se Ashleigh avrà la personalità per riuscirci

di Tiziana Tricarico | 10 giugno 2019

ANARCHIA WTA - Vario è bello. Oppure no. In questa prima metà di 2019 il circuito rosa è stato governato dall’anarchia. Come definire altrimenti il fatto che nei 27 tornei disputati fin qui ad alzare il trofeo siano state ben 22 giocatrici differenti? E che tra le cinque che hanno messo a segno una doppietta (Barty l'ultima ad esserci riuscita) non compaia l’attuale numero uno del ranking Naomi Osaka? Manca una leader assoluta anche perché la giocatrice più forte di sempre, Serena Wiliams, è più concentrata a fare la mamma e a tenere sotto controllo tutti i guai fisici che oramai le impediscono di allenarsi quanto servirebbe. Anche a livello caratteriale non c’è un tennista che possa rivaleggiare con la personalità dell’americana o con quella di un’altra giocatrice che sembra oramai avviata sul viale del tramonto (anche perché causa intervento alla spalla non gioca da inizio febbraio): Maria Sharapova.

Ora il Roland Garros ha proiettato nel firmamento mondiale un nome già abbastanza conosciuto anche se non a questi livelli, quello di Ashleigh Barty. Tra l’altro la 23enne australiana di Ipswich, alla vigilia della stagione sui prati (superficie che sembra fatta apposta per il suo tennis brillante e quel suo favoloso rovescio slice), in classifica mondiale è distante appena 136 punti dalla vetta. Ad ogni modo non è che Parigi abbia chiarito del tutto le idee…

Che Barty sarà?

Non solo colleghe e colleghi, campioni dello sport aussie ed un’icona del tennis come Rod Laver si sono congratulati con lei. Anche una stella di Hollywood, Russell Crowe, anche lui australiano, le ha fatto i complimenti definendola “fantastica”. La prima australiana a trionfare al Roland Garros 46 anni dopo Margaret Court ha conquistato tutti. Sì perché Ashleigh per due settimane ha giocato in una bolla dove tutto ha funzionato quasi alla perfezione: a parte il set ceduto alla Kenin negli ottavi (più che altro per distrazione), ha veramente rischiato soltanto contro Anisimova in semifinale (indietro di un set e 3-0 nel secondo) ma dimostrando nell’occasione di avere più carattere - tanto per usare un eufemismo visto che si parla di signore… - di quanto le fosse mai stato attribuito. In questo 2019 “Ash” ha già firmato un Premier Mandatory (Miami) ed uno Slam, ovverossia le categorie di tornei più importanti. Dopo il trionfo al Roland Garros la sua vita, ed i suoi obiettivi, sono inevitabilmente destinati a cambiare: ha avuto il talento e la forza di arrivare in alto, vedremo se avrà anche il carattere per restarci.

Osaka cercasi

Parigi era stato lo Slam dove si era messa in evidenza per la prima volta nel 2016 arrivando al terzo turno. Tre anni dopo la Osaka non è riuscita a fare di meglio uscendo di scena contro la Siniakova. E dalla vincitrice degli ultimi due Slam, nonché regina del ranking, ci si aspettava decisamente di più. Sarà un caso ma dalla separazione da coach Sascha Bajin, subito dopo Melbourne, Naomi non ha più vinto un titolo e prima di Parigi si è ritirata in ben due dei tre tornei sul “rosso” disputati - Stoccarda (addominali) e Roma (mano destra) - per infortuni improvvisi. 

Halep da rivedere, Stephens di più

Dalla campionessa in carica Simona Halep - che quest’anno peraltro non ha ancora vinto un torneo - era lecito attendersi qualcosa in più dei sei game raccolti contro Anisimova nei quarti. Il risultato è un deciso passo indietro nel ranking prima dell’inizio della stagione sull’erba che non l’ha mai vista tra le grandissime protagoniste. Anche la Stephens, ancora a secco in questo 2019, ha deluso: con i suoi colpi sulla terra Sloane potrebbe fare grandi cose ed invece anche lei si è fermata nei quarti raccogliendo solo 5 game contro la Konta, protagonista assoluta di questa edizione ma che nelle precedenti partecipazioni a Parigi non aveva mai vinto un match di main draw.

Aspettando Kvitova

Dopo aver sfiorato un paio di volte lo scettro mondiale nei primi mesi del 2019, Petra è stata costretta a rinunciare all’ultimo momento a Parigi per un problema all’avanbraccio sinistro. Ma se si sarà ristabilita pienamente la 29enne mancina di Bilovec sarà tra le giocatrici da tenere d’occhio sull’erba, lei che su questa superficie ha vinto in carriera 4 titoli, compresi due Wimbledon (2011 e 2014).

Nouvelle vogue avanti

A parte lo straordinario torneo di “miss drop shot”, al secolo Marketa Vondrousova, 19enne mancina di Sokolov capace di arrivare in finale senza perdere un set, e di Amanda Anisimova, la baby statunitense di origini russe (17 anni appena), che per un momento ha accarezzato il sogno di una clamorosa finale, a Parigi si sono messe in evidenza altre tre giovani interessanti. Sofia Kenin (altra americana di origini russe: lei è nata a Mosca), 20 anni, che a parte l’atteggiamento non esattamente “simpatico” (stai affrontando e battendo Serena ma abbi rispetto….) sembra avere la grinta giusta, la polacca Iga Swiatek, 18 anni compiuti durante il Roland Garros, ed Aliona Bolsova, spagnola di origini moldave, che di anni ne ha 21 e che dopo un periodo di allontanamento dal tennis per problemi personali si è ributtata nel tour ed è arrivata negli ottavi partendo addirittura dalle qualificazioni: figlia di due olimpionici oltre al tennis ama lo studio (è iscritta all’Università di Barcellona) e…i tatuaggi.

Pliskova e Svitolina bocciate

Entrambe soffrono di “sindrome da Slam” anche se Karolina almeno una finale l’ha giocata (quella degli Us Open del 2016). La Pliskova, una delle quattro giocatrici capaci di vincere due tornei quest’anno, sembrava lanciatissima dopo il successo di Roma ed invece è andata a sbattere al secondo turno contro la croata Martic: il suo tennis fatto di colpi piatti che sfiorano quasi la rete e che devono essere eseguiti con fluidità e timing perfetto è troppo legato alla capacità di concentrazione che resta il tallone d’Achille della ceca, impedendole di esprimere un potenziale enorme, su tutte le superfici. La Svitolina da parte sua dopo l’infortunio al ginocchio rimediato nella trasferta sul cemento nordamericano, non sta vivendo un gran periodo - magari anche un po’ distratta dalla “liason” con Gael Monfils - ed al terzo turno Muguruza lo ha messo impietosamente in luce.

27 tornei con 22 vincitrici diverse

Ecco di seguito tutte le vincitrici di titoli Wta di questo 2019. Solo 5 giocatrici sono riuscite a vincere due titoli. E tra queste non c’è l’attuale numero uno del mondo.

Brisbane (WTA Premier) - Pliskova
Shenzhen (WTA International) - Sabalenka
Auckland (WTA International) - Goerges
Hobart (WTA International) - Kenin
Sydnay (WTA Premier) - Kvitova
Australian Open (Grand Slam) - Osaka
San Pietroburgo (WTA Premier) - Bertens
Hua Hin (WTA International) - Yastremska
Doha (WTA Premier) - Mertens
Dubai (WTA Premier 5) - Bencic
Budapest (WTA International) - Van Uytvanck
Acapulco (WTA International) - Y.Wang
Indian Wells (WTA Premier Mandatory) - Andreescu
Miami (WTA Premier Mandatory) - Barty
Charleston (WTA Premier) - Keys
Monterrey (WTA International) - Muguruza
Bogotà (WTA International) - Anisimova
Lugano (WTA International) - Hercog
Istanbul (WTA International) - Martic
Stoccarda (WTA Premier) - Kvitova
Rabat (WTA International) - Sakkari
Praga (Wta International) - Teichmann
Madrid (WTA Premier Mandatory) - Bertens
Roma (WTA Premier 5) - Pliskova
Strasburgo (WTA International) - Yastremska
Norimberga (WTA International) - Putintseva
Roland Garros (Grand Slam) - Barty