-
Eventi Internazionali

Berrettini guarda lontano

Non gli è riuscito di vincere due tornei in due settimane. E' comunque diventato il quarto azzurro di sempre a giocare due finali ATP consecutive

di Alessandro Mastroluca | 07 maggio 2019

Chissà che rabbia. Matteo Berrettini domenica è arrivato a tanto così dal vincere una spider da urlo, una BMW Z4 Roadster grigio opaco, messa in palio per il vincitore, che avrebbe fatto venire l'acquolina in bocca anche a James Bond. Si è dovuto accontentare dei 48.870 dollari che spettavano al finalista e della soddisfazione di aver sfiorato un'ulteriore impresa. E' infatti dalla prima grande estate di Fabio Fognini, quella del 2013, che un italiano non vince due titoli in due settimane di fila. E prima di lui, si deve risalire ai tempi di Panatta, quelli delle racchette di legno, anno di grazia 1976.
Berrettini, quarto azzurro a giocare due finali in due tornei consecutivi, ci ha provato in una domenica grigia e uggiosa in Baviera. La seconda finale consecutiva dopo il titolo vinto a Budapest era maturata dopo una semifinale deluxe, un trionfo di servizi vincenti, dritti fulminanti e palle corte contro Roberto Bautista-Agut., n.21 del mondo, giocata alla mattina causa la pioggia del giorno prima. Nel pomeriggio, contro il cileno Christian Garin, che aveva eliminato Alexander Zverev nei quarti e Marco Cecchinato in semifinale, ha lottato, rimontato e ripreso il terzo set dal 3-5.Ma al tie-break decisivo ma gli sono mancate un po' le gambe per l'ultimo sprint di una giornata trasformata in un'inattesa cronoscalata. E addio BMW...

Stoccarda e Amburgo, il bis di Fognini

Restano dunque solo due gli azzurri capaci di fare doppietta back-to-back, ma Matteo, fresco dei suoi 23 anni ha un sacco di tempi per provarci. E gli sarà sempre più facile man mano che sale in classifica e si guadagna il ruolo di testa di serie nei tabelloni. Ora è n.31.
La doppietta che abbiamo ancora negli occhi è quella di Fabio Fognini, che nel 2013 conquistò uno dopo l'altro i suoi primi due titoli ATP a Stoccarda e Amburgo. Prima di lui, due trionfi in due tornei consecutivi li aveva festeggiati solo Adriano Panatta nell'estate del 1976. Firmò la doppietta Roma-Roland Garros, che allora iniziava il lunedì dopo la finale del Foro Italico: sono ancora gli ultimi successi italiani in singolare maschile al Foro Italico e a Parigi. A Stoccarda, cinque anni fa, Fognini è diventato il ventunesimo italiano con almeno un titolo ATP. Ha offerto una scintillante dimostrazione di forza, lì dove era arrivato già in semifinale nel 2009. Due lezioni a Haas e Bautista Agut, tra i quarti e la semifinale, poi la rimonta su Kohlschreiber che l'aveva già battuto due volte.


 

Il bis è ancor più bello. Perché Amburgo è un ATP 500, e un azzurro non vinceva un torneo così prestigioso in singolare maschile dal capolavoro di Omar Camporese a Rotterdam contro Ivan Lendl nel 1991. Con le dieci vittorie di fila in Germania, entra tra i primi 20 del mondo. «Non mi sarei mai aspettato quindici giorni così, ho giocato un grande tennis, è un'emozione grandissima» dichiara. Ha pensato alla finale contro l'argentino Delbonis dalle sei di mattina, ma il nervosismo lo condiziona per tutto il primo set. L'aspettativa diventa però motivazione e ripaga degli sforzi. Vince i suoi primi due titoli in carriera, poi alla terza domenica si riposa. È di nuovo in finale, a Umag, ma la tenuta di Tommy Robredo oscura le sfumature di un'estate da superstar. Fognini sale al numero 16 del mondo e il tempo prende velocità.

Due finali in Sudamerica

Il numero 1 azzurro tornerà a giocare due finali in due settimane anche in Sudamerica nel febbraio 2014. Dopo un weekend da primattore, tre successi in tre partite in Coppa Davis a Mar del Plata contro l'Argentina, centra il terzo titolo in carriera a Vina del Mar. In finale c'è un altro argentino, Leonardo Mayer, numero 91 del mondo, che però non dà mai l'impressione di poter invertire il corso degli eventi e frenare lo spirito dei tempi. Infatti perderà in due set, 6-2 6-4. Tornato in Argentina, a Buenos Aires, in finale Fognini incontra un ostacolo che si rivela non superabile. Ha dato spettacolo in semifinale, ha rimontato da sotto 3-6 3-5 contro Robredo, ma tra l'azzurro e il titolo resta David Ferrer che lo batte per la settima volta in sette incontri.

Solo in altri due casi un azzurro ha centrato almeno due finali in due settimane consecutive. Nel 1973 Panatta ne perde tre nel cosiddetto Circuito di primavera. Cede a Orantes a Valencia, l'1 aprile, nella domenica che vede Pasolini battere Agostini a Misano dopo tre anni, rinnovando la grande rivalità tutta italiana del motociclismo di quegli anni. La settimana successiva perde contro Ilie Nastase a Barcellona, in quattro set. A Nizza, ritrova Orantes dopo una semifinale sfiancante contro il francese Godrella. Lo spagnolo vince 7-6 5-7 4-6 7-6 12-10, ma gli resta il rimpianto per due match non sfruttati nel quinto set.

 

Le due finali di Cancellotti

Nel 1984, anno orwellianamente rivoluzionario, Francesco Cancellotti diventa il primo italiano a vincere il torneo di Palermo dopo vent'anni. Nessuno ci era più riuscito dopo Nicola Pietrangeli nel 1964. Il 6-0 6-3 in finale a Mecir gli vale il secondo titolo stagionale nel Grand Prix dopo la vittoria a Firenze e dà valore alla rimonta in semifinale 4-6 7-6 6-4 sul numero 14 del mondo, Tomas Smid. È una felicità di breve durata, un fuoco che si spegne una settimana dopo con la sconfitta in finale a Bordeaux contro Jose Higueras, semifinalista al Roland Garros un anno prima.

Anni di successi preziosi perché rari, stagioni diverse dalle belle recenti abitudini nel circuito ATP. Un circuito sempre più azzurro.