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Eventi Internazionali

Montecarlo, Fognini sogna una Pasqua di gloria

L'azzurro domina Nadal e diventa il primo italiano in finale in un Masters 1000

di Alessandro Mastroluca | 21 aprile 2019

Un sabato speciale, un sabato italiano. Il sabato del miglior Fabio Fognini di sempre. Il Country Club di Montecarlo, stretto fra la roccia e il mare, porta un vento nuovo. Un vento che lo spinge alla prima finale in un Masters 1000 e alla terza vittoria sul rosso contro il miglior interprete di sempre del tennis sulla terra battuta.
 

Montecarlo si tinge d'azzurro

Fognini gioca in blu, e sembra il blu della gioventù ritrovata. Nadal in un azzurro più sbiadito, e la differenza dal 4-3 del primo set si vede, si sente, si tocca. Fognini canta nel vento che si porta via i dubbi e le contromisure di un Nadal incerto. La facilità nell'accelerare con il rovescio lungolinea del numero 1 d'Italia, che potrebbe migliorare il best ranking e avvicinare la top 10 vincendo il titolo, si erge a fattore che spezza gli equilibri.
 
Nadal, semifinalista a Montecarlo in 14 degli ultimi 15 anni, che qui aveva vinto le ultime 18 partite e gli ultimi 25 set, scivola lontano dal campo e dalla palla. Il contrasto di emozioni, mentre le ombre iniziano a scendere e l'impresa si fa orizzonte via via più concreta, si rispecchia nella distanza fra Carlos Moya e Flavia Pennetta, un po' maliziosamente associati in primi piani consecutivi dalla regia televisiva.
 

Gioca su una nuvola

Il serve and volley, il primo del match, con cui chiude il primo set accelera lo sviluppo della partita con la forza di una rivelazione, con l'insostenibile leggerezza di una superiorità convinta e completa. Fognini vince 27 punti contro 19 negli scambi brevi, fa la differenza anche in quelli medi, tra cinque e nove colpi, in cui Nadal costruisce buona parte del suo usuale vantaggio competitivo.
 
Gioca su una nuvola, Fognini, il suo è un rock latino da uomo di mare, è speranza più ancora che pazienza. Certifica il punto più alto di un viaggio fatto più di partenze, sfiora un 6-0 troppo bello per essere vero. Cambia, di poco, la forma. Non si sposta la sostanza di una partita, di una settimana che riapre gli orizzonti di gloria.
 

Non svegliatelo, non ancora

La seconda vittoria in carriera, in 16 partite, contro un top-2 scrive il più classico e insieme rivoluzionario dei momenti di svolta. Il desiderio di uscire a riveder le stelle, chiaro dopo il secondo set e il match raddrizzato con Rublev, ha alimentato un sogno di riscatto. Non svegliatelo. Non ancora. Perché dopo aver battuto Zverev e Coric, Fognini si è aggiunto al quartetto d'archi con Djokovic, Gaudio e Thiem, gli unici ad aver sconfitto tre volte o più Nadal sulla terra rossa. Ha battuto due top 10 nella stessa settimana, come gli era riuscito solo a Montecarlo sei anni fa: c'erano Tomas Berdych e Richard Gasquet allora sulla via della prima semifinale in un Masters 1000.

Vuol davvero lasciare ai suoi occhi solo i sogni che non fanno svegliare? C'è ancora un'emozione da regalare e conservare, un'impresa da completare. C'è un serbo in finale, ma non è Djokovic. Al gran ballo dei debuttanti sfida Dusan Lajovic, e dovrà considerare anche il triangolo (non di amorosi sensi). Lo allena infatti il suo ex coach, Jose Perlas. Si sono lasciati a fine 2016, col rammarico dello spagnolo per non essere riuscito a dare continuità ai momenti migliori di Fabio. E la convinzione che Fognini potesse puntare alla top 10.

L'occasione, alla prima finale in un 1000, nel giorno di gloria che può cambiare la percezione di una storia e sbloccare la via verso grande destinazione da qui a fine stagione, è di quelle che non tornano. Sarà un pomeriggio troppo azzurro e lungo, una Pasqua circonfusa di una passione tutta sportiva, come un'anomalia, come un destino, come un dovere.
 

Re nel Principato

Un'anomalia che Fognini ha avuto il merito di costruire e riallacciare i fili di un racconto rimasti sospesi dal 1977. Dai tempi di Corrado Barazzutti, ultimo italiano finalista a Montecarlo, battuto allora da Bjorn Borg. C'era anche lui, ad applaudire e sperare mentre il vento portava il respiro del mare e il profumo di inattese possibilità.
 
C'era anche Nicola Pietrangeli, che dal 1957 è di casa al Country Club. Ha vinto tre volte nel Principato: nel 1961 sul francese Pierre Darmon, rovescio elegante e notevole gioco di volo, nel 1967 su Martin Mulligan, che poi sarebbe diventato italiano, e nel 1968 su Alex Metreveli, georgiano finalista a Wimbledon nell'anno del boicottaggio (1973).
 
C'è un po' tutta Italia che aspetta e spera in qualcosa di meglio, qualcosa di più di una grande vigilia del dì di festa. Non svegliate Fabio Fognini, non ancora.