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Campioni nazionali

Berrettini è grande ma resta senza benzina. Italia da applausi lo stesso

Lo splendido Berrettini del finale di stagione, n.8 del mondo arriva a un passo dalla vittoria contro Taylor Fritz, talento Usa n. 32 del mondo. Poi improvvisamente si spegne. Ha dato tutto, proprio tutto. Da applausi anche nella sconfitta. Come tutta la squadra, eliminata in modo rocambolesco. Il doppio finisce alle 4 del mattino

di Enzo Anderloni | 21 novembre 2019

L’orologio segna 00.48. Per Matteo Berrettini è il momento di andare a dare la mano a Taylor Fritz, zoppicando, stringendo i denti per arrivare fino a rete a complimentarsi con l’avversario che l’ha battuto 5-7 7-6 6-2 in due ore e 18 minuti difficili da dimenticare. Le tribune del campo n.2 della Caja Magica sono semi-vuote, eppure tra Italia e Stati Uniti c’è ancora da giocare il doppio.

Non si può non abbracciarlo metaforicamente dopo avergli visto giocare una splendida partita, contro un avversario molto solido, n.32 del mondo, un anno più giovane di lui e grande speranza del tennis Usa. Un avversario comunque dominato per due terzi del match, cioè fino al tie-break del secondo set, dopo aver conquistato il primo.

Era un Matteo Berrettini concentrato, motivato, scintillante. Della stessa pasta del Fabio Fognini vincitore nel primo singolare contro Reilly Opelka. LA CRONACA DEI MATCH

Azzurri forti e determinati a vincere il match, per giocarsi tutte le possibilità di essere una delle due seconde classificate dei gironi ripescate per i quarti di finale. 

Ha comandato il gioco, sciorinato tutto il repertorio di battute fulminanti e diritti devastanti che l’ha fatto arrivare fino al n.8 del mondo, qualificato per le Atp Finals di Londra. Dove ha anche vinto la prima partita in singolare della storia del nostro tennis.

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Poi sfuggito di mano quel tie-break, per un soffio, per un diritto scappato via, è finita la benzina. Matteo aveva spinto “a tutta” sull’acceleratore, era lanciato alla massima velocità per travolgere l’avversario, mettendo in campo tutto quello che gli era rimasto dopo una stagione straordinaria ma infinita, all’ultimo respiro.

Quando è rientrato in campo per il set decisivo, c’era rimasto carburante solo per due game. Sull’1-1 il suo motore ha cominciato a perdere colpi, la velocità dei colpi a scemare, i movimenti del corpo a diventare macchinosi. Persino dolorosi. Matteo si è spento, cercando di rimanere attaccato alla partita con i denti.

Per Taylor Fritz è diventato tutto improvvisamente facile ma seguire i game finali è stato come vedere una vettura di Formula 1 che sta facendo una corsa di testa e improvvisamente ha un guaio al motore: si avvia lentamente ai box, con il fumo che esce dagli scarichi in modo anomalo con le altre vetture che la sorpassano una dopo l’altra.

Francamente non se la meritava Matteo, questa via Crucis. Però è andata così e sarà un altro pesante ma utile zaino di esperienza da caricarsi sulle spalle per affrontare la preparazione invernale e farsi trovare ancora più soldi alla partenza del 2020.

Questo Matteo Berrettini, sì proprio questo che stasera ha perso, sarà sicuro grande protagonista delle prossime stagioni. E lo ha mostrato anche contro Fritz, finche è stato in grado di reggersi in piedi: il suo tennis è di un’altra categoria. E ulteriori margini di miglioramento si vedono chiaramente.

Su questi Matteo di sicuro lavorerà con Vincenzo Santopadre, Umberto Rianna e tutto il team che finora ha fatto un lavoro eccellente. Si ripartirà dal n.8 del mondo. Niente male. Anzi, un sogno. Grazie Matteo.

Non si meritavano poi gli azzurri di vedere vanificato l'impegno in doppio, dove un Fognini pimpante ben supportato da Simone Bolelli, è partito in testa contro gli statunitensi Querrey e Sock, per poi venire a sapere, nel corso del match che anche in caso di vittoria l'Italia era tagliata fuori dalla possibilità di essere ripescata tra le due migliori seconde classificate dei gironi perché gli Australiano avevano "sciolto" nel doppio.

Già 2-0 sui belgi dopo i singolari di Kyrgios e De Minaur, i canguri Peers e Thompson si sono ritirati dopo un game nel doppio che li opponeva a Gille e Vliegen. Questo ha significato l'automatica assegnazione della vittoria ai belgi con un doppio 6-0 che valeva loro un quoziente "set e game" migliore del nostro e li collocava alle spalle della Russia, seconda classificata nel girone della Spagna, con il primato di partite vinte. Qualunque fosse il risultato finale della sfida Italia-Usa.

Che poi il doppio l'abbiamo vinto gli americani, in tre set conclusisi alle 4.05 del mattino, diventa un dettaglio. 

Così la nostra prima Davis nuova formula va in archivio, con qualche rimpianto. E qualcosa nel regolamento (e negli orari di gioco) da riconsiderare in vista dell'edizione 2020.

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