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Campioni nazionali

Berrettini visto dalla famiglia: generoso, testardo e preciso

Matteo, alla vigilia delle Atp Finals, raccontato da chi lo conosce meglio: i genitori, il fratello, gli amici. Tutti coloro che lo hanno visto crescere, in campo e fuori, adesso tifano per lui, perché questo momento magico possa proseguire a lungo

di Alessandro Nizegorodcew | 10 novembre 2019

‘Prima l’uomo, poi il giocatore’. Vincenzo Santopadre ha sempre creduto fermamente in questo motto, anteponendo l’evoluzione personale e caratteriale a quella tennistica. La seconda è diretta conseguenza della prima. Il suo allievo Matteo Berrettini è cresciuto così, sia in campo che a casa, grazie a una famiglia equilibrata e affettuosa, partecipe quando necessario e capace di farsi da parte nei momenti opportuni.

Matteo Berrettini: un nome e un cognome sulla bocca di tutti. Non soltanto nel mondo del tennis. Lo si capisce da tanti piccoli dettagli, come il cliente che entra nel negozio di sigarette elettroniche di mamma Claudia e, interrompendo la nostra intervista, chiede lumi sul girone delle Atp Finals e sulla prossima sfida a Novak Djokovic. “Scusami, torno subito da te - spiega al telefono -, in questo momento magico ormai non si parla d’altro, tutti chiedono di Matteo…”.

Mister no

L’attesa dura pochi istanti, quando Claudia torna al telefono per descrivere il suo primogenito. “Curioso, sensibile, generoso e un po’ testardo - racconta -. Anzi ‘capoccione’, per dirlo alla romana. È sempre stato molto attento ai dettagli. Un esempio? Se cambiavo smalto se ne accorgeva subito; notava ogni particolare di ciò che lo interessava, tanto che lo avevo soprannominato ‘spugna’. Aveva una grande vivacità mentale, mentre suo fratello Jacopo era fisicamente instancabile e non smetteva mai giocare, correndo da una parte all’altra della casa”.

Al Circolo Magistrati della Corte dei Conti, prima tappa della sua carriera tennistica, Matteo era soprannominato ‘mister no’. “In un certo senso è come se avesse raggiunto alcune caratteristiche dell’adolescenza in anticipo - prosegue mamma Claudia -. Al circolo, già a 8 anni, rispondeva sempre ‘no’ a tutti. Poi, con calma, parlandoci, si faceva spiegare ogni aspetto dell’argomento in questione e capiva. Anche quando riceveva un ‘no’ come risposta non lo accettava immediatamente, ma voleva una spiegazione convincente e articolata”.

La passione per le costruzioni

Matteo ha sempre preso buoni voti a scuola. “Anche se non è che studiasse tantissimo - spiega il padre Luca - ma la capacità di apprendimento che oggi si nota nel tennis lo ha aiutato in passato anche sui libri. Apprendeva velocemente, cercando di approfondire davvero solamente gli argomenti che lo interessavano”. In televisione invece non smetteva mai di guardare i cartoni e “il suo preferito era ‘Lilli e il vagabondo’ - aggiunge papà Berrettini - mentre in seguito si è buttato sui film della Marvel”. D’altronde, come sottolinea Claudia: “Matteo non ha mai smesso di sognare e continua a farlo tutt’oggi”.

La cura dei dettagli, la curiosità, la voglia di riuscire con grande minuziosità, ha portato da bambino Berrettini al suo vero grande hobby, che potendo prenderebbe anche oggi gran parte del suo tempo. Quale? “Qualsiasi tipo di costruzione – racconta ancora Claudia –, dai classici Lego sino a ogni genere di puzzle. Stava lì delle ore, spesso da solo, sino a che non riusciva a finire l’astronave o a piazzare l’ultimo pezzo. Ancora mi rinfaccia di quella volta in cui, durante l’ultimo trasloco, avrei buttato, secondo lui, i suoi Lego da bambino. Quelli grandi, che un bimbo piccolo non può ingoiare…”.

Il legame con Jacopo

L’idolo, oggi, risponde al nome di Lebron James. Una passione, l’Nba, che parte da lontano e precisamente da Elio Bigo e Piero Berrettini, i nonni di Matteo. “Giocavano entrambi ad alto livello – racconta papà Luca – e in famiglia è sempre stato uno sport molto praticato. Sia Matteo sia Jacopo hanno una bella mano e un ottimo tiro. Io sono un sostenitore da sempre dei Los Angeles Lakers, mentre mio figlio conosce tutti i giocatori di tutte le compagini, ma sostanzialmente tifa realmente solo per Lebron”. Il rapporto con il fratello Jacopo, di due anni e mezzo più piccolo, è stato ed è determinante nella crescita di Matteo. Così diversi eppure così uniti. Jacopo ha avuto il grande merito di riportare il fratello maggiore al tennis.

Dal judo al tennis

“Entrambi hanno iniziato con me alla Corte dei Conti – racconta emozionato Luca – ma Matteo dopo poco ha smesso per seguire un suo compagno di scuola nel judo. Dopo un paio di anni è tornato al tennis grazie a Jacopo, che spingeva già da tempo per rivederlo sui campi. E appena ha ripreso, a 8 anni, è sembrato subito maggiormente predisposto. Credo che l’esperienza da giovane judoka gli abbia davvero giovato”.

Il rapporto tra Matteo e Jacopo è di grande complicità e continuo supporto: “Anche perché – spiega Claudia – non è semplice viaggiare settimana dopo settimana. Arrivano momenti di difficoltà e aiutarsi l’un l’altro, sin dai primi anni in giro per i tornei minori, è stato fondamentale. Un po’ come in un continuo match di doppio, nelle situazioni in cui uno è in difficoltà, l’altro arriva in soccorso. Sono davvero felice e orgogliosa del loro rapporto”.

Pigro e generoso

E Jacopo, come definisce suo fratello? “Matteo è una persona dal grande valore umano, generoso ed equilibrato. I sui pregi sono davvero tanti. Difetti? Sicuramente la pigrizia. È anche un po’ permaloso e sapientino, ma i pregi superano di gran lunga i difetti”.

Luca, Claudia e Jacopo sono pronti a partire verso Londra per sostenere Matteo. Ad aspettarli tante nuove emozioni. Un percorso partito da lontano e che, oggi, tassello dopo tassello, porta sorprendentemente alle Atp Finals. Un successo che, in un modo o nell’altro, è di tutta la famiglia Berrettini. Ognuno di loro ha contribuito alla crescita di Matteo, meritandosi un posto in prima fila.

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