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Campioni nazionali

I 6 italiani che hanno già messo ko Federer

L'ultimo è stato Seppi nel 2015 agli Australian Open sulla Rod Laver Arena. Prima ci erano riusciti anche Tieleman, Pozzi, Sanguinetti, Gaudenzi e Volandri

di Angelo Mancuso | 08 luglio 2019

Dopo la domenica di mezzo, il "Middle Sunday" in cui tradizionalmente i cancelli dell'All England Club restano chiusi, sarà un lunedì da sballo a Wimbledon. Va in scena il "Panic Monday" e la questione ci interessa da vicino perché c'è una sfida da non perdere: Matteo Berrettini sfida Roger Federer nel giardino di casa del Divino, laddove ha già trionfato 8 volte. Il mito, probabilmente il più forte di tutti i tempi, esempio di onnipotenza tennistica capace di conquistare 20, dico 20, Slam e che ha toccato la tripla cifra nel numero dei tornei vinti in carriera (102). L'eterno ragazzo, il più amato dagli appassionati di tutto il globo con in tasca l'elisir di lunga vita e che fa già parte del gotha dello sport al fianco di campioni immortali: da Pelè a Schumacher, passando per Maradona, Bolt, Michael Jordan, Muhammad Ali, Merckx, Phelps, Valentino Rossi e Senna. Il 23enne romano ci era andato vicino due volte: un mese fa al Roland Garros, qualche settimana fa ad Halle.
Le sconfitte di Federer contro rappresentanti dell'Italtennis si possono contare sulle dita di una mano. Anzi no, su una mano più un dito. Sì, perché sono sei gli italiani che hanno in passato messo ko il Divino. Ripercorriamo allora uno a uno questi successi, ottenuti, va detto, per lo più contro un Federer giovinetto ai primi passi nel circuito. Come in un album fotografico gelosamente stipato in un armadio di casa da sfogliare pian piano. E con l'orgoglio di chi rivive un'impresa da ricordare.

L'INIZIO DELLA STORIA

Il racconto comincia nel lontano 1999, quando Roger è poco più di una giovane promessa con tanti brufoli, molti capricci, la presunzione e la testardaggine da bambino prodigio. Non è ancora maggiorenne, ma al challenger di Heilbronn, in Germania, arriva in semifinale, la prima della carriera a quei livelli. Di fronte c'è il 28enne Laurence Tieleman, belga nato a Bruxelles e naturalizzato italiano dal tennis frizzante e sbarazzino, all'epoca a ridosso dei top 100, che lo batte per 75 61.
Passa qualche mese e lo svizzero, appena diciottenne, viene convocato per la prima volta in Coppa Davis e destino vuole che l'avversario sia proprio l'Italia. Si gioca a Neuchatel, Federer non trema neppure all'esordio e nella prima giornata batte Davide Sanguinetti in quattro set. Sul punteggio di 3-1 per gli elvetici, si arrende però per 64 76 (4) al mancino barese Gianluca Pozzi, talento da vendere e un tennis d'altri tempi.

FORO ITALICO IN DELIRIO

Si arriva a inizio 2002, quando Federer è un ventenne in grande ascesa ormai vicinissimo ai primi dieci del ranking mondiale. Siamo a Milano e King Roger ritrova in finale quel Sanguinetti sconfitto in Davis tre anni prima. Questa volta la spunta lo spezzino per 76 46 61. Qualche mese più tardi il tennista di Basilea sbarca a Roma da numero 11 Atp, ma sulla terra rossa del Foro Italico il faentino Andrea Gaudenzi gli rifila al primo turno un doppio 64 senza appello. Arrivederci Città Eterna: peraltro quello della Capitale è tuttora l'unico grande torneo in cui lo svizzero non ha mai scritto il proprio nome nell'albo d'oro nonostante abbia raggiunto tre volte la finale.
Passano cinque anni e Federer nel frattempo è diventato l'incontrastato numero uno, il Fenomeno che ha già intorno a sé un alone di regalità, quasi mistico. Ed ecco che nel nostro album viene fuori la foto di un caldo pomeriggio romano del 2007, quando un ragazzo livornese, che di nome fa Filippo Volandri, centra la vittoria più prestigiosa della carriera. Gioca un match pazzesco e negli ottavi mette ko Federer per 62 64 con il pubblico del centrale (il vecchio, non quello attuale) in delirio.

DA MELBOURNE A LONDRA

E sono cinque. Il sesto e ultimo (speriamo per il momento) di questo album dei ricordi è Andreas Seppi. Anche lui batte King Roger e lo fa in uno Slam e in uno degli stadi più belli e prestigiosi, la Rod Laver Arena di Melbourne. Laddove nessuno italiano c'era mai riuscito. Proprio l'altoatesino, che aveva uno score di 10 sconfitte a zero contro lo svizzero, ma nel momento più inatteso si è regalato e ci ha regalato la partita della vita. Gennaio 2015, Australian Open: 64 76 57 76 al terzo turno. Il match point è da urlo: un passante da sballo che lascia King Roger impietrito. La vittoria che non ti aspetteresti mai e proprio per questo è ancora più bella da fissare e da guardare. Vero Matteo?