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Campioni nazionali

Sogno o son Sonego?

L'azzurro trionfa dopo aver salva un match point a Kecmanovic nella sua prima finale ATP. Dopo il successo di Berrettini a Stoccarda, l'Italia s'è desta anche sull'erba di Antalya. I due possono alimentare una sana, entusiasmante, rivalità. E da domani, Wimbledon...

di Alessandro Mastroluca | 30 giugno 2019

 

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Ha giocato la prima finale e l'ha ribaltata salvando un match point. La dura e la vince, Lorenzo Sonego, che si ostina a pensare con la sua testa e a sentire col suo cuore. Si ostina a resistere, pur nelle difficoltà della settimana di Antalya, e così entra per la prima volta tra i primi 50 del mondo. Né il caldo né la pioggia che ha interrotto la semifinale contro Pablo Carreno-Busta, hanno piegato il torero torinese che in finale ha matato Miomir Kecmanovic, il Next Gen che tratteggia presente e futuro di qualità e densità per il tennis serbo.

 

Un anno fa, Lorenzo Sonego di questi tempi perdeva con Ernests Gulbis nell'ultimo turno di qualificazioni a Wimbledon. Ripescato come lucky loser avrebbe poi perso contro Taylor Fritz. Un anno, però, fotografa cambiamenti, progressi di fisico e di testa. Nell'estenuante settimana di Antalya, sotto un sole che non ha concesso tregua o perdono, serviva il meglio di quello spirito guerriero che si porta dietro dai tornei under. “Correva benissimo, coordinatissimo, una testa vincente al 100%. Però era piccolo, magro, faticava a sostenere la racchetta” ha raccontato Gipo Arbino a Enzo Anderloni.

Aveva un testa vincente al 100%, ma era piccolo, magro, faticava a sostenere la racchetta

Sonego, aggiungeva, “nasce come ‘rematore’ assoluto. Infatti farlo passare da quel tipo di mentalità a quella odierna non è stato facile. Ancora oggi ha i ‘postumi’ di quel modo di giocare. Ogni tanto si tira indietro e aspetta l’errore dell’altro quando invece potrebbe aggredire, far male”. Tendenza che ha confermato anche nel primo set e mezzo in finale. Comprensibile se sei arrivato al torneo dopo aver perso sei partite di fila nel circuito maggiore e per la prima volta ti ritrovi ancora in campo l'ultima domenica. Ma insieme serve 25 ace e perde undici punti con la prima in tutto il match.

 

Lo scarto più tangibile, l'ultimo ostacolo per scrivere parole di successo nella storia del tennis di vertice, sta proprio qui. Nella capacità di reggere quando sale l'importanza della partita, quando l'obiettivo massimo è più vicino. Finché non sei abituato a distribuire le energie per un numero di partite così lungo nella settimana, arrivare atleticamente pronti al match più stressante del torneo non è banale né tanto meno scontato.

Le domande, quando giochi la prima finale, sono più delle risposte. Ogni passo avanti è un passo in meno verso l'obiettivo, ma ogni passo indietro allontana più del solito. Il tennis, che è iniziato con il bauletto del maggiore Wingfield (dentro c'erano una rete, due racchette, le palline e il libro delle regole), è ancora uno sport di viaggi e di bagagli. Quelli che ti porti dietro e che non puoi lasciare. I pensieri, le ansie da prestazione, la motivazione. Dentro il bagaglio di ogni tennista-viaggiatore c'è, come nelle valigie di chi parte per guardare il mondo con occhi nuovi, la curiosità per quel che si troverà e l'inevitabile attaccamento a quel che si ha già. E che si infila dentro la valigia.

 

Viaggiare leggero, come giocare senza pensieri, è una condizione dello spirito. È ciò che distingue il turista dal flâneur, il gentiluomo ozioso che Charles Baudelaire ha reso paradigma, impegnato in un vagare ozioso e nell'osservazione placida del paesaggio. La leggerezza è virtù inseguita, raccontata, da pochi sperimentata davvero quando si entra nel trionfo di angoli retti di un campo da tennis. Linee dritte che inducono pensieri curvi, che aprono angoli nella memoria.

Passaggi di tempo, rincorse, affanni accompagnano l'apertura di nuovi orizzonti. L'incertezza diventa ricerca di un equilibrio sopra la follia. Così Sonego, attaccante di buon talento nei Pulcini del Torino, stessa annata di Aramu e Barreca, di nuovo si muta in difensore. Un cambio di paradigma su un altro tipo di prato verde dove le speranze possono nascere e spegnersi con identica rapidità.

 

Ma il cuore Toro, sua grande e non nascosta passione, è un cuore d'avventura. E i cuori d'avventura, come canta Ivano Fossati, son gente di riviera. Perché solo chi ha il coraggio di perdere di vista la riva può scoprire nuovi oceani.

 

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Due dritti-manifesto punteggiano il cambio di velocità di Sonego: il primo sul 5-4 nel tiebreak del secondo set, in cui salverà un match-point, il secondo all'ultimo punto della partita. Kecmanovic, completo sui due lati e con un servizio non certo disprezzabile, annaspa sul finale del secondo set. La frustrazione, combinata alla stanchezza, accelera il finale. Sonego, invece, nel terzo set vola. Non va dove lo porta il sentiero, ne apre un altro e lascia una traccia nuova.

 

Firma il 67° successo azzurro in singolare maschile nell'era Open. Vince da numero 75 del mondo, meno di due mesi dopo aver compiuto 24 anni. Dodici italiani hanno conquistato il primo titolo più giovani, dodici hanno aspettato di più.

 

Il suo tempo ha preso velocità all'inizio del 2018, con il primo successo nel circuito maggiore all'Australian Open su Robin Haase. Il secondo turno agli Internazionali BNL d'Italia e il primo quarto di finale ATP a Budapest, dopo aver salvato due match point a Hurkacz e battuto Gasquet, l'hanno proiettato al numero 86 del ranking a fine ottobre del 2018. >Quest'anno ha giocato due quarti ATP a Marrakech e a Montecarlo, il suo primo in carriera in un Masters 1000. Nel Principato ha battuto Andreas Seppi, il suo primo successo contro un italiano, Karen Khachanov, la sua prima vittoria contro un top 20. Ha obiettivi chiari, una certa ritrosia verso lo spreco di parole e un gusto per lo spettacolo da trasmettere in campo.

L'Italia, che sull'erba aveva celebrato un solo titolo nell'era Open prima di quest'anno, festeggia il secondo in due settimane. Sonego segue Matteo Berrettini, amici fuori dal campo, gemelli dell'ace con caratteri diversi e la stessa forza tranquilla che si accende di velocità e volontà di precisione. Due destini che alimentano la fantasia da troppo parcheggiata nel mondo del tennis tricolore. L'Italia s'è desta, anche sull'erba.