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Campioni nazionali

Sonego e Berrettini, i gemelli dell'ace

Brillanti, esplosivi, vincenti: Lorenzo con la semifinale sull’erba di Antalya dà seguito alla vittoria di Stoccarda e ‘semi’ ad Halle di Matteo. Hanno solo 13 mesi di differenza e al momento nessun limite: solo ampi margini di miglioramento. E se la cavano benissimo anche insieme, in doppio

di Enzo Anderloni | 28 giugno 2019

Li metti su un prato con una palla (pallina in questo caso) e non li fermi più. Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego, i due giovani emergenti più caldi del tennis italiano, si lanciano e rilanciano la pallina (in questo caso non in rete ma oltre) sempre una volta di più, più lontano, verso traguardi più ambiziosamente vincenti.
Berrettini, classe 1996, nato il 12 aprile, ha vinto a Stoccarda ed è arrivato in semifinale ad Halle alla sua prima vera stagione sull’erba: questa settimana è così piombato nella top 20. Sarà addirittura testa di serie n.17 a Wimbledon.

Sonego che è più grande, classe 1995, nato l’11 maggio, raccoglie la sfida. Non vuole rimanere indietro in classifica e proprio sull’erba, sulla quale finora aveva giocato quattro partite in croce, piazza l’acuto finora più acuto della carriera, raggiungendo le semifinali del torneo Atp 250 di Antalya, in Turchia. Lo fa battendo il francese Mannarino, n.37 del mondo, reduce proprio da una vittoria sull’erba, quella olandese di s’Hertogenbosch, dove aveva superato tra gli altri gente del calibro di Coric, n.14 e Goffin n.23. Stando ai calcoli parziali di oggi, lunedì Sonego potrebbe essere al n.65 della classifica, suo primato personale.

Due gemelli del gol, Matteo e Lorenzo. O meglio: gemelli dell'ace. Un paragone che potrebbe piacere molto a Sonego, torinista e giocatore nelle giovanili granata, che per quanto giovanissimo avrà sentito parlare di Paolino Pulici e Ciccio Graziani, coppia vincente del nostro calcio a livello assoluto negli Anni Settanta.

Non sarebbe affatto male se questi due ragazzi dalla faccia pulita e dal tennis esplosivo, che si stanno facendo strada nel circuito Atp, continuassero a passarsi la palla nei tornei che contano, con il gusto di vedere chi dei due arriva più avanti.

Sono entrambi dei corazzieri: Berrettini è alto un metro e 98, Sonego 1 e 91. Entrambi hanno la battuta facile (e ben oltre i 200 km/h). Matteo è aggressivo all’estremo: botta di servizio (o botta di servizio e successiva botta di diritto) e spesso il punto è già finito.

Lorenzo nasce insospettatamente ‘pallettaro’ inesauribile e poi si trasforma nel bomber di oggi. Non a caso, nonostante la statura, è velocissimo e molto forte anche in difesa. Il bel percorso di Antalya ne mette in luce la versatilità, costruita pazientemente con il coach di sempre, il maestro Gipo Arbino che lo segue da quando era uno scricciolo.

 

Anche in questo Berrettini e Sonego sono gemelli: hanno entrambi un allenatore che li ha cresciuti da quando avevano 11-12 anni: Vincenzo Santopadre (Matteo) e Gian Piero Arbino (Lorenzo). E nel passaggio di crescita attuale condividono un ulteriore tecnico di grande esperienza, Umberto Rianna che,

tra i suoi incarichi all'interno della Federetennis, ha quello di aggiungere conoscenza alla conoscenza e supporto, durante i tornei, ad entrambi.

Non sappiamo dove potranno arrivare perché stanno salendo velocemente e non hanno ancora mostrato limiti: solo margini di miglioramento. La cosa più curiosa è che anche quando hanno giocato insieme, in doppio, hanno fatto subito gol: al Roland Garros si sono schierati come team e al primo turno hanno fatto fuori Jamie Murray e Bruno Soares, coppia già n.1 del mondo, capace di vincere nel 2016 Australian Open e  Us Open.

Intanto si lanciano e rilanciano l’un l’altro. Lorenzo si gioca oggi l’accesso alla finale di Antalya, per provare ad avvicinarsi sempre di più in classifica a Matteo, contro lo spagnolo Carreno Busta, n. 58 del mondo. Matteo lo aspetta a piè fermo a Wimbledon, sull’erba più nobile, dove potrebbero divertirsi tutti e due a fare ancora gol. E noi non aspettiamo che l’occasione di esultare di nuovo.