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Campioni nazionali

Fabbiano, momenti di gloria nella terra di mezzo

Ha raggiunto a Eastbourne il terzo quarto di finale ATP. A Wimbledon l'anno scorso ha battuto Stan Wawrinka e raggiunto il terzo turno. Schiacciato tra l'esplosione di Fognini e Seppi prima e di Berrettini poi, è in tabellone ai Championships. E insegue il suo angolo di cielo

di Alessandro Mastroluca | 28 giugno 2019

Competere con i grandi non è solo una questione di centimetri. Thomas Fabbiano, un metro e settanta di tenacia e ambizione, numero 102 del mondo con un best ranking di 70, ha scritto a Eastbourne un altro capitolo della geografia dalla terra di mezzo del tennis. Il terzo quarto di finale ATP, su tre superfici diverse, è tutto fuorché un risultato scontato per chi insegue il suo angolo di cielo con il talento che basta alle sue mani.

 

È partito dalle qualificazioni a Eastbourne. Ha vinto la quindicesima partita al tiebreak decisivo contro Kenny De Schepper, dopo aver perso il primo set, ha superato Juan Ignacio Londero per entrare nel main draw e passato due turni non banali contro il britannico James Ward, ancora in rimonta, e il serbo Laslo Djere, numero 27 del mondo e seconda testa di serie, battuto 76 76. Fabbiano, che era sotto 5-2 40-15 nel secondo set, indirizza In un torneo in cui l'entry list si chiude con Nicolas Jarry, numero 71, e le teste di serie sono comprese tra il numero 24 (Guido Pella, n.1) e il 41 (Radu Albot, n.8), il quarto di finale è un premio. Perché si vive e si muore per ogni singolo centimetro da conquistare. E le righe bianche che definiscono la particolare geometria del tennis possono portare ovunque.

In un'altra stagione, un giocatore così, numero 7 d'Italia, destinato a rientrare in top 100 la prossima settimana e scavalcare Stefano Travaglia, avrebbe fatto parte stabilmente della nazionale di Coppa Davis. In questi anni di rigenerazione del tennis azzurro, si è trovato in un tempo sospeso, a metà tra l'esplosione di Andreas Seppi e Fabio Fognini e l'affacciarsi del meglio della nuova generazione, quel Matteo Berrettini decimo azzurro in top 20 nell'era Open. L'Italia che aspetta un prossimo grande campione e già guarda a Jannik Sinner sull'erba ha un jolly in più.

 

Già l'anno scorso aveva dimostrato di poter sovvertire i pronostici sui prati dove nascono speranze e si livellano le differenze. Il 76 36 76 a Stan Wawrinka, che gli è valso il terzo turno a Wimbledon, miglior risultato Slam eguagliato in carriera, ha il senso dell'attraversamento di una frontiera, di un passaggio di confine. Vedere un'opportunità dove molti percepiscono un limite è un marchio di grandezza. Un marchio da confermare, certo, come ogni giorno e ogni settimana in uno sport che come nessun altro mette di fronte alla sconfitta, al bilancio con se stessi. Fabbiano, che dalla fine dell'anno scorso si allena a Bordighera seguito da Federico Placidilli con l'aiuto di Max Sartori, sta costruendo nuove abitudini per nuovi traguardi.

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Direttamente in tabellone ai Championships, sull'erba che numeri alla mano è la superfici su cui rende di più, l'unica su cui ha vinto più di metà delle partite giocate nel circuito ATP (cinque su nove), avrà la responsabilità delle scelte e l'opportunità di accelerare la strada per un sogno, l'ingresso tra i primi cinquanta del mondo. Questione di volontà, di tempo, per chi come Fabbiano vive lo sport nella sua dimensione più alta. Come una spinta a tirar fuori il proprio meglio in ogni situazione. E così può competere con i grandi e abbattere i giganti. Per informazioni, chiedere a Reilly Opelka.