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Campioni nazionali

"Matteo top 20? Non poniamoci limiti"

Intervista a Umberto Rianna, responsabile del progetto FIT 'over 18', che lo segue nel torneo di Halle. "Matteo è un work in progress, non sappiamo dove può arrivare" dice. "Dopo Parigi, non vedeva l'ora di giocare sull'erba. Ora è più tranquillo e consapevole"

di Alessandro Mastroluca | 22 giugno 2019

"Dopo il Roland Garros, Matteo non vedeva l'ora di giocare sull'erba. E' curioso, vuole esplorare". Nelle parole di Umberto Rianna, responsabile del progetto over 18 della FIT che collabora con Vincenzo Santopadre e lo segue questa settimana a Halle, c'è il senso delle prospettive ampie di Matteo Berrettini, passato velocemente da esploratore a conquistatore. 

In due tornei, ha tenuto 83 turni di battuta su 84. A Stoccarda, ha vinto per la seconda volta su tre un titolo ATP senza mai perdere il servizio. Gli era riuscito anche a Gstaad, nella settimana del primo trionfo ATP. Allora aveva salvato nove palle break contro le sole due concesse in Germania, ma aveva servito più ace, 54 contro 39.

Non mostrava, però, la sicurezza e l'efficienza con la prima che lo rendono il decimo miglior battitore del circuito ATP nelle ultime 52 settimane. "Matteo è più consapevole, più tranquillo. Si vede che sta acquisendo capacità. Sa quello che deve fare" aggiunge Rianna. 

La semifinale di Halle contro David Goffin può diventare il viatico per l'ingresso in top-20. Obiettivo raggiunto in caso di successo contro il belga. In caso di sconfitta, dovrebbe sperare che Goffin non vinca il titolo o che al Queen's Felix Auger-Aliassime, il più giovane semifinalista in vent'anni nella storia del torneo, non arrivi in finale. "E' un work in progress" sottolinea Rianna. "Non lo vedo distratto dalla prospettiva di entrare nei primi 20. Ma non sappiamo dove più arrivare. Restiamo con i piedi per terra e non poniamoci limiti. Di sicuro è lì, e non gli ha regalato niente nessuno".

I suoi progressi, aggiunge, "sono sotto gli occhi di tutti, ma dobbiamo essere consapevoli anche che la strada è lunga" aggiunge Rianna. Il percorso, la strategia che Santopadre ha messo in piedi, spiega, prevede obiettivi e step di miglioramento che riguardano il suo gioco in generale, indipendentemente dalla superficie. "C'è da lavorare su 'seconda di servizio', risposta e gioco di transizione", spiega Rianna. 

D'altra parte, la fiducia nei punti di forza gli ha permesso di raggiungere le 26 vittorie nel 2019 e dominare Karen Khachanov come una settimana fa a Stoccarda. Il terzo successo consecutivo contro un top 10, il quinto di fila contro un top 20, non è un caso. "Giocare contro un avversario che hai battuto da poco non è né più facile né più difficile. Ogni partita è una storia da scrivere, ogni avversario presenta problematiche da superare. Contro Khachanov ha giocato un primo set superlativo, è sempre stato superiore nel gioco. Non è stato così contro Basilashvili o nel primo set contro Seppi. Anche questo fa parte del processo di crescita, e lo sa".

Un processo che si misurerà, inevitabilmente, a Wimbledon. "Slam e Masters 1000 chiaramente sono fondamentali" conclude Rianna. "La delusione del Roland Garros gli è servita. Vincenzo ha capito subito che bisognava valorizzare prima il ragazzo. Ha lavorato con questo obiettivo e i risultati si vedono. Perché Matteo, anche nei momenti difficili, quelli in cui barcolla, ha fondamenta solide. Resta in piedi e ne esce rafforzato". Il giovane esploratore Matteo sta ancora scoprendo dove arrivano i suoi orizzonti di gloria.
 
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