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Campioni nazionali

Sara: "Ho ancora voglia di lottare"

La giocatrice romagnola, ex numero 5 del mondo, si racconta a cuore aperto. Tra le difficoltà degli ultimi tempi e la voglia di emergere. Senza vivere di ricordi ma cercando di creare nuovi momenti da imprimere nella memoria

di Alessandro Nizegorodcew | 16 giugno 2019

“In alcuni momenti soffro davvero tanto, ma ho voglia di lottare e lavorare per superare questo blocco mentale”. Scivolata al numero 366 Wta, in crisi con il servizio e alla ricerca di un punto di svolta, Sara Errani si racconta a cuore aperto. Dalla voglia di tornare in alto alla battaglia interiore contro i doppi falli, passando per gli intensi allenamenti e il lavoro con il mental coach. “Recentemente mi hanno chiesto di ricordare le gioie del passato, ma il mio obiettivo è costruire nuovi importanti ricordi. Ho mandato giù di tutto in questi ultimi due anni, ho sopportato qualsiasi cosa, ma adesso voglio ritrovare la giusta serenità e il piacere di giocare a tennis”.

In attesa della svolta

Dai campi in terra rossa del Circolo Antico Tiro a Volo di Roma, dove potrebbe essere arrivata una piccola svolta, la romagnola cerca di spiegare gli accadimenti che l’hanno portata a questo blocco mentale così difficile da sconfiggere. “Sono rientrata in campo a febbraio in Fed Cup – spiega la Errani – e in quella sfida contro la Bencic penso di aver servito piuttosto bene. I problemi sono sorti pochi giorni dopo a Dubai quando, avanti 6-4 3-0 contro la Jorovic, ho smarrito completamente la battuta. Il punto più basso è arrivato nel Wta di Bogotà, durante il quale sono stata costretta anche a servire dal basso pur di mettere in campo la palla. Il paradosso è che sono anche arrivata nei quarti di finale”. La battuta da sotto non è certamente un modo per irridere l’avversaria bensì una maniera, in quei giorni, per provare a vincere le partite. “Non riuscivo a fare altro – prosegue Sara – e ho pensato che fosse l’unico modo per essere competitiva. Non è proibito e non lo ritengo un comportamento antisportivo. Ho cercato di mettere in campo tutto il necessario per portare a casa qualche match. Se ci fosse stato bisogno di fare 10 flessioni prima di ogni punto lo avrei fatto. Ho una grande voglia di tornare”.

Conta la testa

I problemi al servizio, che hanno comportato anche 20-25 doppi falli a partita, sono complessi da risolvere. È tutta una questione mentale, come confermato dalla Errani. “È esclusivamente un problema di testa. Se è vero che da fondocampo a volte non sono così incisiva, è palese d’altra parte che sapendo di regalare tanti punti al servizio mi sento obbligata a non sbagliare mai con dritto e rovescio. Tutto scaturisce dal servizio, perché a questo livello se regali 20 punti non vinci con nessuna. Quando vado a rispondere, poi, è come se dovessi sempre realizzare il break per rimanere nel match”. Il percorso per la risalita è tortuoso, faticoso, ricco di difficoltà, ma Sara non ha alcuna voglia di mollare.

Bisogno di fiducia

“Ho bisogno di giocare partite e di vincerne qualcuna. So di avere il tennis per riuscire in questo intento. Quando faccio i cesti di servizio in allenamento non sbaglio mai, poi in partita mi blocco. Anche se negli ultimi giorni a Roma le cose stanno andando sicuramente meglio. Sarà che all’Antico Tiro a Volo ho vinto il match più lungo della mia vita, durata 4 ore, contro Emmanuelle Gagliardi, ma la chiave deve essere rappresentata proprio dalla lotta e dal lavoro. Sono consapevole che la risalita non sarà tutta rose e fiori e che dovrò soffrire ancora tanto, ma altri giocatori in passato hanno attraversato momenti come il mio e il fatto che li abbiano superati mi dà grande fiducia”.
Se ci fosse bisogno di fare 10 flessioni prima di ogni punto, per potermelo giocare, le farei. La voglia di tornare in alto è davvero tanta

Non guardo i numeri

Ma quali possono essere le cause di un tale blocco mentale e come superarlo concretamente? “Anche per me è difficile capire cosa sia accaduto. Vi sono meccanismi interni complicati che molto probabilmente scaturiscono da questi due anni in cui ho sofferto immensamente”. Dalla squalifica alla sentenza del Tas, sino ai commenti di addetti ai lavori e appassionati che inevitabilmente hanno influenzato la romagnola. “Sono consapevole che questo sia sempre stato un mio punto debole, ma le parole, spesso molto pesanti, nei miei confronti e in particolare sul servizio, mi hanno colpito e affondato. Sono anni che vengo massacrata e non sono mai riuscita a isolarmi e a fregarmene. La gente commenta ‘ma dai, il servizio è facile, come fa a commettere tutti questi doppi falli?’ Invece è possibile, purtroppo, ed è durissima. Sto lavorando in campo sul mio tennis e fuori dal campo con un mental coach per migliorare giorno dopo giorno, senza mai mollare di un centimetro. Cosa ho imparato da tutto ciò? Un elemento positivo c’è: capire chi realmente tiene a me e chi invece lo ha fatto, in passato, solamente per convenienza”. La scalata non sarà semplice. Non lo sarebbe stata nemmeno senza problemi al servizio o di altra natura. Chi invita la Errani al ritiro, però, non ha capito nulla di questa ragazza. Caparbia, grintosa, testarda nella maniera giusta, Sara forse non tornerà mai tra le top 10 ma, nella vita, chi insegue un sogno e fa di tutto per raggiungerlo merita sempre rispetto. “Non guardo i numeri – chiosa la campionessa azzurra – e non ho obiettivi di classifica. L’ho spiegato al mio team: voglio solamente ritrovare fiducia e tornare a divertirmi con questo duro e bellissimo sport”.