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Campioni nazionali

Barazzutti: "Ora Fabio sa quanto è forte"

Il capitano di Coppa Davis a Parigi parla di Fognini e del suo momento magico. "Dopo la vittoria a Monte Carlo ha preso consapevolezza di essere un giocatore da grandi risultati. E con Zverev può vincere"

di Angelo Mancuso - da Parigi | 03 giugno 2019

PARIGI - In pochi conoscono bene Fabio Fognini quanto Barazzutti, capitano di Coppa Davis. Corrado è anche l'ultimo tennista italiano capace di entrare nella top ten nell'era open: correva l'anno 1978 e salì fino alla settima posizione mondiale. Sono passati 41 anni e potrebbe essere la volta del ligure, vicino come non mai a varcare quell'agognata soglia. Da Monte Carlo in poi Fognini ha cambiato marcia raggiungendo picchi di rendimento straordinari, che hanno messo a tacere anche i suoi detrattori più severi. Con buona pace di tutti i se e i ma che da anni lo accompagnano. "Cosa è cambiato? Fabio dopo la vittoria a Monte Carlo ha preso consapevolezza di essere un giocatore da grandi risultati, da grandi tornei - sottolinea Barazzutti - ed è sempre più convinto della propria forza, delle sue qualità. Non che prima non lo sapesse, ma un Masters 1000 non lo aveva mai vinto in passato. E poi essere venuto fuori da un periodo negativo, difficile, lo ha rinforzato caratterialmente. Gli ha ridato quella che nell'ambiente chiamiamo 'confidence' e che i giocatori perdono quando collezionano troppo sconfitte. Ora Fabio sa di poter vincere un grande torneo perché la qualità del suo tennis non si discute".

DIMENSIONE POSITIVA

Contro Bautista Agut ha saputo alzare il livello quando è stato necessario. Ha imparato a tenere a bada il Mister Hyde che talvolta prende il sopravvento sul Dottor Jekyll e sembra aver trovato sul serio la ricetta per risolvere il difetto della continuità, che in passato lo ha condizionato. "Ora anche nei momenti in cui non tutto gira bene - aggiunge sempre Barazzutti - Fabio è capace di vedere la parte positiva e non quella negativa. Questo è un aspetto fondamentale perché ha la serenità di superare i momenti non buoni che durante una partita, soprattutto se giochi al meglio dei cinque set come qui a Parigi, possono capitare. E' accaduto contro Bautista Agut, quando dopo aver ceduto il terzo set è ripartito più forte e convinto dei suoi mezzi e non ha più rischiato nulla. Dopo Monte Carlo ha finalmente acquisito una dimensione positiva si se stesso".

L'ASTICELLA SI ALZA

Negli ottavi di fronte ci sarà Alexander Zverev, che ad appena 22 anni è ormai stabilmente tra i top five ed è il più accreditato a raccogliere il testimone dai mostri sacri Djokovic, Nadal e Federer. "Il tedesco è ancora molto giovane - dice Corrado - ed è alla ricerca del suo miglior tennis. E' un grandissimo talento e quindi non è detto che non lo trovi a breve. Ma quel che conta sarà come Fabio affronterà la sfida. Quando gioca come sa, non è secondo a nessuno, è tra i più forti del mondo, tanto più sulla terra rossa. E questo non lo dico io, ma i suoi avversari". Tutti sanno che il punto debole di Zverev è il diritto, un tantino carente nella velocità d'esecuzione rispetto agli altri top player. "Certo, il diritto è il colpo che non sempre funziona bene. Detto questo, Fabio deve far emergere il suo tennis. Se riuscirà a mantenere alto il livello potrà fare la differenza".