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Campioni nazionali

Fognini fa la voce grossa

Il ligure è a un passo dalla top ten e al terzo turno del Roland Garros affronterà lo spagnolo Bautista Agut. L'impressione è che abbia trovato sul serio la ricetta per risolvere il difetto della continuità

di Angelo Mancuso - da Parigi | 31 maggio 2019

PARIGI - Lui non vuole fare conti, pensa solo al prossimo match contro Roberto Bautista Agut e fa bene. Il toto top ten però è partito ed è inevitabile che sia così: da troppo tempo lo stiamo tutti aspettando, sognando, agognando. Fabio Fognini è davvero a un passo dall'ingresso nella top ten: sarebbe il terzo italiano dell'era open dopo Adriano Panatta, numero 4 nel 1976, l'anno della conquista degli Internazionali d'Italia e del Roland Garros, e Corrado Barazzutti, salito fino al numero 7 nel 1978. Al momento nella classifica live il 32enne ligure è numero 11 dietro il russo Karen Khachanov, come lui ancora in corsa al Roland Garros.
I conti sono presto fatti: innanzitutto Fabio deve cominciare col vincere la sfida di sabato contro Bautista Agut. Poi sulla sua strada potrebbe trovare il tedesco Alexander Zverev. L'azzurro potrebbe anche fermarsi agli ottavi (speriamo di no ovviamente) ed entrare comunque tra i primi dieci del ranking Atp. A patto che il croato Coric non arrivi nei quarti (ipotesi remota visto che negli ottavi incrocerebbe Djokovic), idem per l'argentino Del Potro (eventuale ottavo contro Khachanov), che Monfils non arrivi in finale e che né Wawrinka né Pouille vincano il torneo, tutte ipotesi queste ultime ai limiti della fantascienza.

SOLIDO E CONCENTRATO

Insomma il sogno può diventare realtà proprio qui a Parigi. Anche perché il Fognini visto all'opera al secondo turno contro l'argentino Federico Delbonis è bello tosto e in fiducia. Quattro set: 64 36 63 63 grazie a una prestazione convincente contro un avversario che vale di sicuro più della classifica attuale (numero 75), mancino con servizio e diritto che possono far male.
La conferma del buon periodo che Fabio sta attraversando: dopo il trionfo a Monte Carlo l'asticella si è alzata (è testa di serie numero nove) e lui c'è. A tennis ha sempre giocato bene, ora ci mette quel qualcosa in più che serve a raggiungere i grandi traguardi. Lo ha dimostrato quando nel terzo set, dopo aver ceduto il secondo, si è trovato sotto di un break. In quel momento la partita poteva sfuggirgli tra recriminazioni, autocommiserazione e nervosismo (quante volte gli è accaduto in passato), invece è salito in cattedra, ha cominciato a rispondere meglio e ha fatto valere la legge del più forte. Quattro game di fila e terzo set in cassaforte.
"La partita è girata nel terzo set - sottolinea - quando è andato avanti di un break doveva vincere il game successivo a tutti i costi ed invece me lo sono andato a prendere io. Sapevo che sarebbe stata dura perché si giocava nelle condizioni migliori per lui. C'è tanta umidità in questi giorni a Parigi e non riuscivo a cambiare il ritmo dello scambio, tirava sempre molto forte e il suo servizio è difficile da leggere con quel lancio di palla molto alto. Poi nel quarto set sono stato molto aggressivo cercando i punti a rete per accelerare. Era tardi, non si vedeva 'una mazza' perché stava facendo scuro, ma per fortuna l'ho chiusa". Benedetta quella palla break salvata sul 4-3 che avrebbe permesso a Delbonis di rientrare. "Sto vivendo il momento migliore della mia carriera - aggiunge - so bene che i risultati dipendono da tanti fattori e non soltanto dal sottoscritto, ma questa volta al Roland Garros può succedere di tutto".

OSTACOLO SPAGNOLO

Intanto sabato c'è un osso duro come Bautista Agut, testa di serie numero 18. I precedenti inducono all'ottimismo: Fognini conduce 7-3 nelle sfide con il 31enne spagnolo, anche se ci ha perso a Miami lo scorso marzo. Si giocava però sul cemento. "Ci sarà da correre tanto - dice - sarà un'altra battaglia, ma a questo punto del torneo è inevitabile". L'impressione è che Fabio abbia trovato sul serio la ricetta per risolvere il difetto della continuità che lo aveva condizionato in passato. Rispetto al 2014, quando era arrivato al numero 13 mondiale, sta vivendo il momento con grande consapevolezza e maturità. "C'è tensione - dice - ma serve per andare in campo e far bene. La posta in palio è molto alta ed è giusto così". Citius! Altius! Fortius! Come nel motto ufficiale dello sport olimpico. Più veloce, più alto e più forte. Quindi perché porsi limiti?