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Campioni nazionali

Caruso:"Io, da sparring di Roger alla sfida con Nole"

Salvatore Caruso a Parigi sta vivendo una favola: è partito dalle qualificazioni e ora sfida al terzo turno del Roland Garros il numero uno del mondo Djokovic.

di Angelo Mancuso - da Parigi | 31 maggio 2019

PARIGI - Se batte Djokovic entra per la prima volta in carriera nei top 100. Quando glielo hanno fatto notare Salvatore Caruso ha sorriso divertito. Con la stessa naturalezza racconta un episodio che potrebbe sembrare quasi inventato e invece è vero.
Correva il 2013: "Era la settimana di Ferragosto, stavo a Avola e, lo ricordo perfettamente, tenevo in mano un bicchierino di vodka. Mi chiama un importante coach italiano e mi dice che Roger sta cercando uno sparring per la preparazione in Svizzera, chiedendomi se sono disponibile. Io guardo il bicchiere e penso di essere ubriaco".
Macché, tutto vero: "Sono stato con lui tre giorni, un’esperienza meravigliosa, mi ha perfino rubato per scherzo una racchetta dopo l’ultimo allenamento: un fenomeno che non ti fa pesare il suo blasone". Un paio di settimane fa il 26enne siciliano d'Avola giocava un challenger al Roma Garden, ora è catapultato al terzo turno di un torneo dello Slam.
Il lavoro paga. L'umiltà, la voglia di far risultato. "Tensione? Entrerò in campo come sempre, è solo una partita di tennis, non esageriamo", sottolinea. E' siciliano come Cecchinato, suo coetaneo. Magari Nole ci penserà: giusto un anno fa gli tirò un brutto scherzo nei quarti proprio qui al Roland Garros. "Quel match appartiene al passato - ha detto il tennista di Belgrado - è trascorso un anno e le condizioni sono completamente differenti, inutile riparlarne". Segno che la cicatrice ancora fa male. "Caruso non lo conosco - ha aggiunto - analizzerò le sue caratteristiche con il mio staff. Di sicuro è in grande fiducia: è partito dalle qualificazioni e ha già vinto cinque match". Per la serie mai abbassare la guardia, anche se sei il numero uno. La sensazione perciò è che il campione di Belgrado prenderà terribilmente sul serio anche il prossimo match.

COME SCALARE L'EVEREST

Quasi sempre neppure giocare al limite serve contro quello che John McEnroe ha definito qui a Parigi il "muro umano". Soltanto in due occasioni un tennista italiano ha battuto Djokovic e si parla di tanti anni fa.
Nel 2004 ci riuscì Filippo Volandri a Umago: 76 61, ma il serbo era un giovinetto appena 17enne e alle prime armi. Due anni dopo, era il 2006, Fabio Fognini (sono coetanei e si conoscono da ragazzini) lo ha sconfitto nelle qualificazioni a Roma: 76 16 63. Da allora il ligure ci ha giocato altre otto volte subendo altrettante sconfitte e racimolando la miseria di due set.
A batterlo proprio sulla terra rossa parigina ci è andato vicino Andreas Seppi: nel 2012 era avanti di due set sul "Philippe Chatrier" prima di arrendersi al quinto. Dodici le sfide tra l'altoatesino e il serbo: 12-0 per Nole, che in totale ha ceduto appena quattro set all'azzurro. Numeri che fanno capire quanto sia difficile giocare contro Nole. Domani ci proverà Caruso. Corre molto, lotta, e questo ai grandi tennisti può dare fastidio, specie se non conoscono bene chi hanno di fronte. E in fondo non ha nulla da perdere, lui il suo Roland Garros lo ha già vinto.