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Campioni nazionali

30 maggio 1959:  Nicola Primo, re di Francia

Sessant'anni fa, battendo il sudafricano Vermaak, Pietrangeli regalava all'Italia il primo titolo in singolare in uno Slam. Avrebbe poi trionfato anche in doppio con Orlando Sirola superando i fenomeni australiani Emerson e Fraser

di Alessandro Mastroluca | 30 maggio 2019

“Se mi fossi allenato di più, avrei vinto di più ma mi sarei divertito di meno”. Nell'ammissione ormai celebre passa la sveltezza dell'autoritratto, il selfie di Nicola Pietrangeli, primo italiano a vincere uno Slam in singolare. È il 30 maggio 1959, un sabato assolato, carico d'attesa e di tifosi al Roland Garros. Vince da favorito la finale contro il sudafricano Ian Vermaak, testa di serie numero 4: ventisei anni, braccia lunghe e carriera breve.

Pietrangeli ha più volte ripetuto di non ricordare il percorso che l'ha portato alla finale. Ma non può dimenticare come è arrivato al Roland Garros quella domenica. Guida una Buick decappottabile bianca, almeno lo racconta così, come una scena da film. Accanto, sul sedile del passeggero, Candida, spogliarellista del Crazy Horse, l'eden del piacere a Parigi dal 1951: è lei la protagonista della principale attrazione, il bagno di mezzanotte.
Gliel'ha presentata il proprietario Alain Bernardin che ha trasformato un oscuro scantinato di Avenue George V nel teatro del peccato da guardare. Bernardin è un grande appassionato di tennis, dirà Pietrangeli a Lea Pericoli in un'intervista-ricordo del 2009. Pietrangeli trascorre le settimane del torneo da Candida, in una villa dal nome che è tutto un programma: l'Ile d'amour, l'isola dell'amore. Con un ingresso così, Pietrangeli ha già vinto prima ancora di scendere in campo.

L'inizio del percorso

Ha iniziato sotto tono, però, il Roland Garros del 1959. Lascia un set all'esordio al messicano Mario Llamas, carbura contro lo spagnolo Juan Manuel Couder poi inizia ad accendersi sul serio dagli ottavi. Comincia la maturazione interna del “puledro” Pietrangeli di cui a fine torneo scriverà Luigi Gianoli sulla Gazzetta dello Sport. Il buon ragazzo è diventato un uomo, scrive, che "ha da proporre se stesso al pubblico, cioè una personalità precisa e definita da salvaguardare come la cosa sua più preziosa". In tre set non dà tregua a Torben Ulrich, danese dai colpi di classe discontinui appassionato quasi più di musica che di tennis. Suona il clarinetto in una jazz band di New Orleans e ascolta per ore i dischi di Miles Davis o di John Coltrane. Suo figlio Lars erediterà la seconda delle sue passioni: è il batterista dei Metallica. 

Che vittoria su Fraser

Il quarto di finale contro Billy Knight, numero 2 di Gran Bretagna, è anche più facile del previsto. L'unico quarto Slam di Knight dura 22 game. Pietrangeli domina 6-1 6-2 6-1. C'è di nuovo un italiano in semifinale al Roland Garros dopo Beppe Merlo, battuto nel 1955 e nel 1956, e De Stefani, finalista nel 1930, sconfitto da Henri Cochet, uno dei quattro moschettieri di Francia.

La semifinale contro Neale Fraser, testa di serie numero 2 e numero 1 d'Australia, ha la griffe del capolavoro. Fraser ha perso la finale degli Internazionali d'Italia contro Luis Ayala, cileno tostissimo che Pietrangeli batterà in cinque set in finale al Roland Garros del 1960 con i piedi sanguinanti per le infinite palle corte e gli innumerevoli pallonetti. L'australiano ha un tennis potente, aggressivo, ma in tre set Pietrangeli fa trionfare la classe e l'eleganza, la destrezza, il coraggio e la volontà.

 

In finale tutti si aspettano il duello con Ayala. Il cileno però gioca una partita stanca contro la grande rivelazione del torneo, Vermaak, il sudafricano col fisico da fenicottero già finalista ad Amburgo qualche settimana prima. Testa di serie numero 4, a Parigi ha fatto capire di non essere disposto a far da comprimario con la vittoria sul numero 1 di Francia, Haillet. Nei quarti ha rimontato uno svantaggio di due set contro Jacques Brichant, il belga più vincente in Coppa Davis, al miglior risultato in uno Slam. In semifinale, attacca a rete ogni palla e regge anche gli scambi più intensi. Mostra un vigore spavaldo che lo rende un avversario inatteso ma degno di Pietrangeli nella sfida per il titolo non ufficiale di miglior giocatore del mondo su terra battuta.

La finale comincia un quarto d'ora dopo le tre di un pomeriggio caldo. Il centrale è già pieno, l'attesa sale, Pietrangeli però è tirato, nervoso. Vermaak, invece, da sfavorito parte più sciolto. Ha meno pensieri, meno responsabilità. Il sudafricano ha il fervore della giovinezza quando prende la rete. Accelera come chi sente di non avere tanto tempo, si prende i primi applausi e il primo set. Il pubblico di Parigi, comunque, ha accolto Pietrangeli con grande simpatia, un po' per il tennis raffinato e quel po' di sangue francese che gli scorre nelle vene.
Pietrangeli ricambia l'abbraccio. Gioca con concentrazione insolita, notano i giornali dell'epoca. Registra i passanti e il rovescio, disegna traiettorie più lunghe che infastidiscono il sudafricano. La partita cambia. Un Pietrangeli di lusso, con la grinta lucida del campione, vince il secondo e il terzo, il più bello della partita, prima della pausa. "Devo andare subito avanti 2-0, sono sicuro che posso farcela e posso vincere" si dice. Fa ancora meglio. Va 5-0. Le sue gambe girano con la leggerezza delle grandi occasioni, le braccia lunghe di Vermaak mulinano nel vuoto, tagliano l'aria, accumulano rassegnazione come una zavorra sempre più insostenibile.

 

Doppio trionfo

Pietrangeli vince 3-6 6-3 6-4 6-1 e si precipita ad omaggiare l'avversario dall'altra parte della rete. E' il primo italiano a vincere il Roland Garros. E non è ancora finita. C'è la finale di doppio da giocare con Orlando Sirola, l'altra metà della più grande coppia del tennis italiano. “Era un fratello maggiore” ha detto Pietrangeli qualche anno fa ricordando l'amico scomparso nel 1995. “Per dieci anni di fila abbiamo mangiato, dormito, viaggiato insieme. Abbiamo diviso quel poco che c'era da dividere. Era diverso da me, totalmente. Ma in campo ridevamo sempre” racconta. Ancora una delle ultime volte che si incontrano, tre settimane prima della sua morte, il saluto di Sirola è un rimprovero scherzoso: “Tu diventare grande mai, eh?”.

 

Sono diventati grandi insieme a Parigi in quel 1959. Sirola, fiumano di quasi due metri, troneggia dall'alto della sua statura. Pietrangeli, sicuro e preciso, ne asseconda la serenità. Insieme battono in finale Neale Fraser e Roy Emerson, che avrebbe vinto il titolo in doppio per i cinque anni successivi al Roland Garros. Pietrangeli e Sirola porteranno nel 1960 l'Italia alla prima finale di Coppa Davis della storia. Resteranno l'ultima coppia tutta italiana con un titolo Slam in doppio maschile fino al 2015, all'impresa di Fabio Fognini e Simone Bolelli in Australia contro una coppia francese, Pierre-Hugues Herbert e Nicolas Mahut. Un fil rouge che resiste alla prova del tempo.