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Campioni nazionali

Salvo, il nero d'Avola ha più gusto dello champagne

Caruso si gode l'impresa contro Simon e il 3° turno a Parigi: "Sono entrato in campo convinto di quello che dovevo fare e l'ho fatto alla perfezione. La mia miglior partita? Magari non come livello di tennis, ma sicuramente per come l'ho gestita, da giocatore maturato".

di Angelo Mancuso - da Parigi | 05 giugno 2019

DOPO CECCHINATO UN ALTRO SICILIANO A PARIGI - Il nero d'Avola meglio dello champagne francese. Battute a parte, quella di Salvatore Caruso è una di quelle favole che lo sport sa regalare. Parigi mon amour: da un paio di anni a questa parte la Ville Lumière è diventata terra di conquista per i figli della Sicilia. L'anno scorso toccò a Marco Cecchinato, che conquistò addirittura una storica semifinale, ora il protagonista è Caruso, 26 anni come Marco. E' nato ad Avola, cittadina di trentamila anime nel siracusano famosa per il pregiatissimo vino, e da numero 147 del mondo si ritrova proiettato al terzo turno del Roland Garros dopo essere partito dalle qualificazioni. Roba da brividi. Uno show quello di "Salvo" sul Court 14: per raggiungerlo ci vuole un bel po', ma ne valeva la pena. Probabilmente Caruso è arrivato un po' tardi ai grandi palcoscenici, ma contro il ben più scafato Simon, non ha mai tremato: 61 62 64. Un punteggio che non ammette repliche con una partenza lanciata: 5-0 in pochi minuti. Magari non tiravano fortissimo, ma ogni scambio era una maratona di pazienza e il siciliano ha sbagliato pochissimo.

CARUSO: "ENTRATO IN CAMPO CON LE IDEE CHIARE" - "Sono entrato in campo convinto di quello che dovevo fare - racconta Salvatore - e devo dire che l'ho fatto alla perfezione. Dare 61 62 nei primi due set a Simon non è facile... Sono molto contento della mia prestazione". La migliore della carriera? "Magari come livello del tennis no, ma sicuramente la migliore per come l'ho gestita, da giocatore maturato, pronto. Con il mio allenatore Paolo Cannova abbiamo lavorato tanto e ci meritiamo questo successo. Nei momenti più difficili, quando i risultati non arrivano, siamo sempre stati costruttivi nel capire cosa mi mancava". 

"BISOGNA SAPER GESTIRE I MOMENTI DEL MATCH" - Una vita da mediano canterebbe a squarciagola Ligabue, in giro per il circuito dei challenger: due settimane fa si era fermato nei quarti al Roma Garden, ora vince all'ombra della Tour Eiffel. E' stato lucido anche quando nel terzo set l'avversario ha avuto una reazione d'orgoglio e si è portato sul 3-0 nel tentativo disperato di allungare una sfida che sembrava ormai segnata. Caruso non ha avuto esitazioni neppure quando è andato a servire per chiudere sul 5-4 e ha fallito tre match point di fila, uno dei quali grida ancora vendetta con una volée affossata in rete quando il punto sembrava fatto. Ha poi cancellato una pericolosa palla break, quindi l'apoteosi al quarto match point, su un cross di diritto largo di Simon. Gioco, partita e incontro. "Bisogna saper gestire i momenti in cui sei avanti - sottolinea - così come quelli in cui sei sotto nel punteggio. Nel terzo set era importante restare attaccato, giocarsela punto a punto. Se hai solo un break di svantaggio puoi recuperare e io l'ho fatto".

"DJOKOVIC? CI PENSERO' DA DOMANI" - Sabato lo attende una mission impossible: uno stadio importante, "Philippo Chatrier" o "Suzanne Lenglen", e dall'altra parte della rete il numero uno del mondo Novak Djokovic. "Ora mi voglio godere questo bel risultato, a lui penserò da domani. Tensione? Entrerò in campo come sempre, è solo una partita di tennis, non esageriamo. Chi preferisco tra Djokovic, Federer e Nadal? Mi piace il bel tennis e con Federer mi sono allenato per tre giorni nel 2013 a Zurigo prima dei Masters 1000 americani. Un grandissimo".