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Campioni nazionali

Bolelli vale il doppio: "Ora Punto a Tokyo 2020"

Il bolognese dopo il torneo di Wimbledon deciderà se continuare in singolare o dedicarsi solo al doppio, disciplina in cui ha conquistato uno storico titolo agli Australian Open nel 2015 in coppia con Fognini

di Angelo Mancuso - da Parigi | 29 maggio 2019

"Inizia tutto per gioco, una racchetta e una pallina da tennis appoggiate in un angolo e un bambino che decide di provare i primi colpi contro un muro…". Sono queste le prime parole che si leggevano qualche anno fa sul sito web di Simone Bolelli. Quel bambino è cresciuto, ha 33 anni e per lui con ogni probabilità questo è stato l'ultimo Roland Garros in singolare: ha superato le qualificazioni e ha ceduto all'esordio nel tabellone principale per 63 64 75 al francese Pouille. "Dopo Wimbledon valuterò se continuare a tutta o dedicarmi solo al doppio, che secondo me è una buona alternativa anche per le mie caratteristiche - racconta - l'obiettivo è giocare molte partite di doppio per finire l’anno con una classifica alta. Mi sta costando parecchio tornare su in singolare, anche fisicamente e continuo purtroppo a galleggiare intorno alla 200esima posizione mondiale. Devo essere realista e prendere una decisione".

Carriera frenata dagli infortuni

Una scelta che prenderà in tutta serenità, anche perché in doppio di soddisfazioni se n'è prese parecchie, a cominciare dallo storico titolo agli Australian Open nel 2015 in coppia con Fabio Fognini, che gli valse la qualificazione alla Atp Finals di Londra. "Se possibile cercherò di giocare con compagni italiani - sottolinea - Fabio quando potrà, Seppi, Berrettini a cui questa disciplina piace molto. Ma dovrò cominciare a guardare anche all'estero. In doppio l'affiatamento è importante, non puoi cambiare sempre compagno". Il suo tennis resta uno spettacolo raro, in grado di concentrare tecnica, tattica e potenza. Un mix che anni orsono aveva spinto molti ad addentrarsi in previsioni importanti. In fondo Bolelli è uno dei più forti tennisti in attività a non aver mai vinto un torneo in singolare nel Tour: oltre ai cinque titoli in doppio, vanta solo una finale persa nel 2008 a Monaco. Magari senza infortuni, arrivati sempre nei momenti peggiori, ce l'avrebbe fatta.

Obiettivo Olimpiadi

Simone è in credito con la buona sorte. A18 anni la pubalgia gli impedì di giocare per quasi un anno e mezzo, poi le due operazioni al polso, nel 2005 e nel 2013. Rientrare e ricominciare non è mai semplice, bisogna stare calmi e cercare di non mettersi troppa pressione. Soprattutto quando tutti si aspettano grandi risultati: di lui si è sempre parlato come di un talento sprecato. Qualche anno fa a Parigi mise ko Del Potro attirando l’attenzione di un certo Federer: "Grande servizio e diritto - disse King Roger - arriverà molto in alto". Era il 2008 e il bolognese di Budrio raggiunse la sua miglior classifica: numero 36. Sono passati 11 anni e ora parla da vecchio saggio: "A livello maschile l'Italia è messa molto bene. A cominciare da Berrettini e Sonego. Ma anche i più giovani Musetti e Sinner, con i quali ho giocato al Foro Italico sono destinati ad una grande carriera". Lui invece insegue un nuovo obiettivo. "Credo di avere ancora due, tre anni ad alto livello in doppio. Il tennis è la mia passione e credo che 33 anni siano un’età in cui si può ancora giocare, non da pensione. Nel 2020 ci sono le Olimpiadi di Tokyo e vorrei esserci". Il tempo non è ancora scaduto.
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