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Campioni nazionali

Travaglia ha già fatto il suo 'Grande Slam'

Con l’accesso al tabellone principale del Roland Garros, Stefano Travaglia ha completato il suo personale Grande Slam, riuscendo a superare le qualificazioni nei quattro tornei più importanti al mondo. Ce l’ha fatta le ultime 4 volte di fila: una scalata che ne conferma le potenzialità da Top 100.

di Marco Caldara | 28 maggio 2019

A ognuno il suo Grande Slam. Quello autentico è uno solo, e nel tennis maschile non si vede da quando cinquant’anni fa il mitico Rod Laver completò in bianco e nero l’en-plein più prezioso del mondo dello sport, ma ci sono anche dei modi per personalizzare il poker tanto ambito, rendendolo più accessibile. Nel 2018 il canadese Polansky ha firmato il Grande Slam da lucky loser, riuscendo a farsi ripescare in tutti i quattro Major del calendario solare, mentre Stefano Travaglia il suo Grande Slam l’ha festeggiato giovedì a Parigi, superando le qualificazioni nell’ultimo Major che gli mancava.

La specialità della casa

Un percorso a ostacoli, quello delle qualificazioni, che è diventato la specialità della casa da quando nel 2017 a Wimbledon il ventisettenne di Ascoli Piceno le ha superate per la prima volta. Fino ad allora era stato respinto al primo turno tre volte su tre, poi ha annusato una volta il profumo del main draw e ci ha preso gusto, qualificandosi anche in cinque delle sette occasioni successive. Le ultime quattro consecutive, come non è riuscito a nessuno dei 128 che agli Slam si presentano con una settimana d’anticipo, a sgomitare per sedici posti e quell’assegno che può fare la differenza fra vivacchiare e vivere.

Mancava parigi

Prima di mettere piede a Parigi l’elenco di “Steto” contava Wimbledon, Us Open, di nuovo Londra, ancora New York e pure l’Australian Open, ma non il Roland Garros, su quella terra rossa che gli ha dato i suoi tre titoli Challenger (l’ultimo a fine aprile a Francavilla al Mare), ma che nei grandi tornei pareva più scivolosa. Fino a cinque giorni fa. Fra 2017 e 2018 al Bois de Boulogne l’azzurro aveva vinto una sola partita, e quest’anno ha rischiato di salutare di nuovo all’esordio, trascinato al tie-break del terzo dall’austriaco Rodionov. Ma ha vinto lui e non si è più fermato, battendo anche il croato Nino Serdarusic e quindi strappando la qualificazione dalla racchetta di Steve Darcis, uno che di Slam ne ha giocati una trentina e di esperienza ne ha da vendere. L’ha usata, ma non è bastata per contrastare un tennis aggressivo che da un paio d’anni promette di portare il marchigiano in mezzo ai colleghi più nobili, quelli dal ranking a due cifre, avvicinati tanto nell’aprile del 2018 (arrivando al numero 108) ma mai agguantati.

NEL 'TEAM DEI MIRACOLI'

È fra i Top 100 che Travaglia merita di stare, e il rendimento negli Slam – dove non solo si è qualificato spesso, ma ha anche vinto un paio di partite – non è altro che la conferma delle sue potenzialità. Dopotutto, dei big si dice sempre che giocano bene quando conta, un po’ come lui, che quando i punti in palio sono tanti e i montepremi lievitano riesce sempre a tirare fuori qualcosa in più. L’ingrediente mancante, come per i tanti colleghi che giurano di valere di più di quel numero che ne accompagna il nome, è la continuità. Nel tennis non basta giocare a certi livelli una, due, dieci volte. Nemmeno negli Slam. Bisogna saperlo fare da gennaio a novembre, punto e stop. Per provarci, la scorsa estate Travaglia ha deciso di abbandonare l’accademia di Fabio Gorietti & Co a Foligno, che l’aveva aiutato a fare la prima parte del lavoro, e si è aggregato al team dei miracoli di Marco Cecchinato, con Simone Vagnozzi e Uros Vico al timone del progetto Top 100 forgiato Slam dopo Slam.

A CACCIA DELL'EXPLOIT

Ora manca l’assalto definitivo, da completare magari con un exploit che pare nelle corde della sua Wilson nera e blu. Sarebbe il modo più bello per presentarsi al tennis dei grandi, e calciare definitivamente via quella sfortuna che tante volte ha tentato di rovinargli la carriera. La più (tristemente) nota è datata estate 2011, quando a 19 anni era già a un passo dai primi 300, ma cadendo dalle scale di casa andò a sbattere contro una finestra di vetro, che gli provocò una terribile lacerazione da polso a gomito del braccio destro, con lesioni a tendini e nervi. C’era il rischio che non recuperasse mai più, invece se la cavò con un anno di stop e oggi può scherzarci su. Dal Roland Garros. Dove lo attende un match con quell’Adrian Mannarino che nel 2019 sta facendo collezione di primi turni. E in tredici anni, sulla terra di Parigi, ha vinto solamente due partite.